SAM CHAITON & TERRY SWINTON.
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LAZARUS E HURRICANE.
LA LOTTA PER LA LIBERT DI UN CAMPIONE INNOCENTE E DEL RAGAZZO CHE GLI DIVENNE AMICO.
Parte 2.
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Titolo originale: Lazarus and the Hurricane.
Traduzione: Claudia Assirelli, Michela Benussi, Marina Mattioli, Chiara Montani, Amanda Nadalini, Maria Barbara Piccioli, Claudia Sirellini.
2000. RIZZOLI, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 15.
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Rubin non aveva immaginato l'effetto stimolante che lo
schema avrebbe esercitato su Myron Beldock. Per Rubin il suo
caso era immobile, non stava accadendo nulla e gli sembrava
che non sarebbe mai accaduto nulla. Rubin non sapeva che
c'era un caso irrisolto che impediva alla sua causa di arrivare al
sistema giudiziario federale.
All'udienza del 1981, con il giudice Leopizzi, gli avvocati di
Rubin avevano cercato di produrre delle nuove prove a dir
poco esplosive e che provenivano da un ex membro dell'accusa,
un certo Richard Caruso. Caruso era stato un investigatore
della squadra assegnata al caso Carter-Artis, formata dopo il capovolgimento
del primo verdetto nel 1976 che aveva lo scopo
di verificare se le prove potevano giustificare un secondo processo.
Dopo tre mesi, Caruso aveva chiesto di essere sollevato
dall'incarico e assegnato a un altro compito oppure avrebbe
vuotato il sacco. Aveva scoperto che le nuove indagini erano
una farsa. Caruso venne trasferito.
Nonostante l'ordine di non prendere appunti, impartito da
De Simone a tutti gli investigatori della squadra, Caruso non rispett
l'ordine e conserv le note. Per la prima volta, dall'inizio
del caso, si presentava alla difesa l'allettante prospettiva di
entrare in possesso di informazioni pulite, non censurate, provenienti
dal lavoro investigativo dell'accusa. Beldock aveva
cercato di ottenere gli appunti di Caruso per presentarli
all'udienza del 1981 ma il giudice Leopizzi non lo aveva permesso.
L'ultima cosa che il giudice voleva fare era sollevare un
putiferio e fornire alla difesa un ulteriore motivo per ricorrere
in appello. Per quanto lo riguardava, la difesa si stava aggrappando
a delle vane speranze. Leopizzi si rifiut di ordinare a
Caruso di consegnare gli appunti alla difesa e limit seriamente
le domande di Beldock a Caruso sulla questione. Beldock, disperatamente
voleva proteggere gli appunti di Caruso e quindi
chiese alla corte di sigillarli, per impedirne la sparizione o la
manomissione prima che la difesa potesse esaminarli.
Chiudo l'intera pratica, signor Beldock furono le parole del
giudice, la sigillo ben bene, signori, sar come un vaso d'oro.
Beldock allora present un'istanza alla Corte Suprema del
New Jersey per riaprire la pratica e renderla disponibile
all'esame, ma nella sua decisione dell'agosto 1982 la corte non
aveva affrontato la questione. Quindi Beldock aveva presentato
un'altra istanza alla Corte Suprema per rinnovare la propria
richiesta. Di sicuro nei documenti di quella pratica c'erano
delle informazioni interessanti. Erano passati dei mesi, e
stava ancora aspettando una risposta.
I giorni trascorrevano a rilento e Rubin rimuginava sui reiterati
rifiuti dei tribunali. Per lui diventava sempre pi difficile
rimanere a galla e non annegare in un mare di disperazione. I
canadesi facevano del loro meglio per sorreggerlo, per interessarlo
ad altre cose. Quando non lo andavano a visitare, gli parlavano
al telefono, tutti i giorni.
Nel corso degli anni l'interesse di Rubin per la boxe era svanito.
La boxe apparteneva a una vita passata che non sembrava
avere nessuna attinenza con la sua vita presente. Tuttavia quando
l'argomento si presentava durante una conversazione, allora
Rubin dava libero sfogo alla sua profonda conoscenza di questo
sport. Accadde anche quando durante il campionato mondiale
dei pesi leggeri si verific un evento tragico. Nello scontro fra
Ray Boom Boom Mancini e il boxer coreano Duk Koo-Kim,
il coreano fu messo knock-out ed entr in coma. La sicurezza
nella boxe divent immediatamente uno dei principali
argomenti dei notiziari. Si diceva che la boxe era uno sport talmente
pericoloso che avrebbe dovuto essere abolito.
Rubin guard per televisione i replay del colpo di knock-out;
nella sua mente i ricordi di un'esperienza simile erano vividi
e intensi; aveva causato a un suo compagno di allenamento
un'identica ferita alla testa ma per fortuna si era ripreso. Disse
ai canadesi che in tutti quegli anni aveva notato che le ferite
mortali non sono causate solo dalla forza del pugno in s, ma
da quello che succede quando il pugile cade sul tappeto. In
molti casi, la parte posteriore del collo del pugile colpisce le
corde pi basse, le quali, tenuto conto della velocit della caduta,
danno come una violenta frustata sul gruppo di nervi alla
base del cranio. Un colpo di quell'intensit in un punto cos
sensibile pu causare un trauma cerebrale e produrre un embolo
che provoca la morte del pugile.
Per i canadesi, quello che Rubin aveva detto, sembrava una
spiegazione plausibile, visto che anche loro avevano guardato
i replay del knock-out di Duk Koo-Kim, il quale prima di morire,
rimase in coma per qualche tempo. Il coreano, infatti, era
stato colpito alla base della testa, dall'ultima corda in basso. La
mia teoria pu essere provata o confutata esaminando le riprese
di altri incontri in cui si sono verificate delle ferite gravi, come
quelle che causarono la morte di LaVem Roach, Sugar Ramos
e Davey Moore. Se le mie osservazioni fossero convalidate, allora
la soluzione sarebbe semplice. Tutto quello che si deve fare
 di allentare il tenditore e spostare la fila pi bassa delle corde
- le altre non vanno toccate - in modo che rimanga circa quindici,
venti centimetri verso la protezione esterna. In questo
modo si eliminerebbe il rischio che un pugile cadendo colpisca
con la testa o il collo quel tratto di corda, ma continuerebbe a servire allo scopo originario, cio impedire a un pugile messo
al tappeto di cadere dal ring.
Sembra un'ottima idea dissero i canadesi. Ma non si tratta
forse di un palliativo per un problema ben pi grave - la natura
stessa della boxe?
Lo sapete che non mi interessa difendere la boxe.  uno
sport violento, questo  fuori discussione. Ma i ragazzi non
smetteranno di usarla come un modo per migliorare la propria
esistenza, per uscire dal ghetto, per fare dei soldi, per ottenere
rispetto. Come potrei dire a qualcuno che non lo possono fare,
che questa possibilit gli dovrebbe essere tolta, quando le altre
vie di accesso all'universit, dove dovrebbero andare, gli sono
gi state precluse, a eccezione di Lesra? No, non mi preoccupo
della boxe ma dei pugili professionisti. Adoro i professionisti.
Sono persone buone, calorose, generose, sensibili. Queste persone
dovrebbero essere protette in tutti i modi possibili.
Quindi che cosa farai ?
Io,che cosa posso fare ?
Rubin stava guardando il notiziario del mattino e improvvisamente
cap che cosa poteva fare. Angelo Dundee era ospite
del notiziario sportivo e parlava della sicurezza nella boxe.
Rubin lo aveva sempre rispettato; era stato allenatore e manager di
dieci campioni mondiali, compreso Muhammad Al e aveva a
cuore la sorte dei suoi pugili. Angelo Dundee suggeriva: un
conteggio fino a otto obbligatorio, delle protezioni per i denti
di giusta misura e dei guantoni con i pollici di sicurezza. Queste
idee erano buone, pens Rubin, ma ce n'era una a cui Angelo
non aveva pensato.
Pungolato dai canadesi, Rubin abbandon il suo atteggiamento
negativo e cominci a scrivere: Caro Angelo. Alla fine
della lettera scrisse:
Poniamo che, anche ipoteticamente, questo suggerimento
conduca a una soluzione attuabile, allora  normale chiedersi:
durante la lunga storia della boxe, perch questa idea
non  mai stata proposta? Perch  troppo semplice? Ebbene,
tutti talvolta siamo stati prigionieri di vario tipo; noi tutti, a
volte, siamo stati prigionieri delle nostre supposizioni. Poich
riteniamo che una cosa  cos, lo deve essere. Abbiamo
sempre creduto che le corde costituissero un elemento di
sicurezza e servissero da protezione per il pugile; ma si potrebbe
nascondere una tragica ironia per il fatto che ci che
 primariamente considerato uno strumento di protezione
pu essere in realt causa di ferite gravi.
 il mio migliore amico, disse in seguito Angelo Dundee
al reporter del Washington Post, John Ed Bradley, mentre mostrava
la lettera di Rubin e lo schizzo per ri-progettare il ring.
Lo hanno condannato all'ergastolo come presunto omicida di
alcune persone. Il mio miglior amico, Hurricane. E lui ha
un'idea.
Il giornalista lesse la lettera di Rubin del 17 novembre 1982
che Dundee teneva orgogliosamente nel suo ufficio di Miami.
I suoi occhi si illuminarono al paragrafo all'inizio della terza e
ultima pagina:
...Questa piccola modifica della corda in basso in nessun
modo... comprometter le norme e i regolamenti esistenti
che disciplinano la boxe professionista e amatoriale.
Infatti questa modifica pu solo accrescere l'integrit dello
sport migliorando la sicurezza dei pugili che  della massima
importanza... sarebbe visibilmente impercettibile e il
suo costo irrisorio.
Nei paragrafi iniziali del suo articolo, pubblicato nella prima
pagina della sezione sportiva del Washington Post, Bradley affermava
che era rimasto colpito dall'eloquenza con cui Rubin
aveva presentato la sua idea quanto Dundee lo era della portata
dell'idea.
Rubin invi delle copie della sua proposta per migliorare la
sicurezza dei ring anche ad altri, fra cui anche al famoso avvocato
e aficionado sportivo Edward Bennet Williams, che Rubin
conosceva da anni(1). Williams pensava che l'idea di Rubin fosse
estremamente valida e chiese il permesso di presentarla al
World Boxing Council. La sua idea - soprannominata dai canadesi
corda di Hurricane - fu esaminata e ritenuta degna di
essere studiata.
Queste notizie positive invece di farlo sentire pi ottimista,
lo sprofondarono ancora di pi nella disperazione. Aveva raggiunto
il mondo esterno, aveva sbirciato al di l delle mura del
penitenziario e questo gli rese la prigionia pi opprimente. I
suoi contatti con Lesra e i canadesi gli ricordavano costantemente
la sua reclusione. E se non fosse stato rilasciato? Il suo
ricorso era stato rifiutato prima dal giudice Leopizzi, poi dalla
Corte Suprema di Stato proprio quando tutto lasciava presupporre
la sua imminente liberazione. E se non ce l'avesse pi
fatta? Con delle speranze cos elevate, com'era possibile non
rimanere deluso? Non era uno sprovveduto - aveva imparato
a difendersi, a proteggersi. Era pi facile non avere sentimenti,
non preoccuparsi, non interagire e soprattutto non avere
bisogno.
Adesso era veramente fregato. Adesso era tormentato dalla
speranza.
Dicembre 1982: si stava avvicinando un altro Natale. Il Natale
aveva sempre segnato delle svolte importanti nella vita di
Rubin. Mancavano tre giorni a Natale nel 1976 quando era stato
condannato di nuovo e sbattuto nuovamente in prigione. Due
Natali fa Lesra gli aveva fatto visita per la prima volta. Lo scorso
Natale era stato rinchiuso nel Vroom.
Questo Natale, Rubin afferr le redini del proprio destino:
smise di telefonare a Toronto. Ne aveva avuto abbastanza.
 Note.
1. All'inizio degli anni Sessanta Williams aveva offerto a Rubin un contratto
come giocatore di football per i Washington Redshins. Anche se si
sentiva lusingato, Rubin rifiut. Pensava che bisognava essere matti per giocare
a football; era troppo pericoloso, troppo facile farsi male. Rispose che
avrebbe preferito provare a salire sul ring, uno contro uno.


Capitolo 16.

Lesra e i canadesi erano sconvolti dalla resa di Rubin. I
canadesi si erano affezionati a Rubin avevano condiviso la sua
vita, le sue sensazioni, e questa separazione improvvisa li aveva
feriti profondamente. All'inizio ne parlavano a fatica. Il telefono
rimaneva sinistramente muto. Le risa e il chiacchierio che
avevano sempre animato la casa, cessarono e furono sostituiti
da un silenzio grave e profondo.
Non era facile capire il motivo per cui Rubin si era isolato. Si
era verificato in un momento in cui c'erano buone speranze. Erano
quasi arrivati alla corte federale con in mano il duro parere legale
contrario e le carte pronte. Avevano aspettato con ansia di essere
di nuovo insieme per Natale. Da mesi, durante il tempo libero,
Lesra e Michael avevano lavorato per smontare e ricostruire
una Mercedes del 1970. Volevano guidarla fino al New Jersey.
Ora non provavano nessuna soddisfazione dall'aver finito il lavoro.
Il gruppo si rendeva conto che se Rubin non collaborava, da
soli non sarebbero riusciti a tenere in piedi la loro
amicizia.
Rubin, o meglio il suo condizionamento, aveva il controllo. Aveva
costruito attorno a lui un muro impenetrabile; si era rinchiuso
nella sua prigione di massima sicurezza da cui nessuno poteva salvarlo.
Non avevano altra scelta che comportarsi come avevano
sempre fatto quanto ogni azione era inutile: non fare nulla.
I canadesi ora avevano un'impresa edile, e spinsero Lesra e
Marty a prendere il diploma di studi superiori per poi accedere
all'universit.
L'accesso all'universit di Ontario era subordinato al
conseguimento di un diploma di scuole medie superiori. Per ottenere
il diploma si dovevano acquisire sei certificati di idoneit basati
sulla frequenza di un corso preparatorio, simile all'ultimo anno
delle scuole superiori inglesi. Considerando i corsi a distanza, i
corsi serali ed estivi in biologia, inglese, storia e sociologia, Lesra
e Marty speravano di ottenere i sei certificati e anche il diploma
entro l'estate del 1983. Avevano voti eccellenti, e speravano di
essere ammessi all'Universit di Toronto. Marty voleva studiare
archeologia e Lesra antropologia. Fin dalla sua prima visita a Toronto
il campus dell'Universit aveva avuto un significato speciale
per Lesra: i suoi tutori avevano studiato in quella citt ed era
anche il luogo da cui aveva assistito a una sfilata caraibica.
Per essere ammessi all'Universit di Toronto non era sufficiente
avere un diploma e dei voti alti; i certificati di frequenza
e idoneit dovevano riguardare un certo gruppo di materie;
Lesra e Marky potevano contare su buoni voti ma non avevano
uno dei certificati richiesti in matematica o in una lingua straniera.
Lesra aveva una solida conoscenza di base della matematica,
ma non era sufficiente per poter affrontare il corso di studi
dell'anno preparatorio. Allo stesso modo, sebbene avesse studiato
spagnolo per un anno, aveva bisogno di un secondo anno
prima di poter affrontare il livello avanzato.
Gus, un membro del gruppo, verso la fine degli anni Sessanta
era stato aiuto segretario al New College dell'Universit di Toronto,
ed espose la questione a Colin Dobell, un funzionario
della Facolt d'Arte e Scienze, reparto ammissioni. Colin era
come affascinato dal background e dal corso di studi tutt'altro
che comune di Lesra e Marty. Pensava che l'Innis College, un
tipo di scuola decisamente all'avanguardia all'interno dell'universit,
avrebbe fatto al caso loro e consigli di fissare un appuntamento
con la segreteria per spiegare i motivi per cui non avevano
tutti i requisiti e perch, considerate le circostanze, nel
loro caso si sarebbe potuto fare un'eccezione.
Il responsabile amministrativo dell'universit rimase colpito
dai due ragazzi, dalla qualit dei loro temi di prova, dal loro curriculum
nonch dai loro colloqui. Entrambi possedevano un'eccellente
propriet di linguaggio, ed erano pronti per affrontare gli
studi universitari. Lesra argoment che, poich lo slang dei neri
era, a tutti gli effetti, una lingua straniera - infatti aveva studiato
l'inglese ufficiale come se fosse una seconda lingua - la sua conoscenza
e padronanza dello slang avrebbe dovuto contare come la
conoscenza di una lingua straniera ai fini dell'ammissione all'universit.
A sua volta Marty spieg che essendo dislessico non
avrebbe potuto ottenere buoni voti in matematica, ma questo
non gli impediva di avere buoni risultati in molte altre materie.
Era sicuro di poter seguire gli studi con successo, soprattutto se i
professori gli avessero dato la possibilit di fare gli esami oralmente
o concesso pi tempo per le prove scritte.
L'universit li accett entrambi, a condizione che i loro voti
finali fossero buoni come quelli intermedi. I due ragazzi erano
euforici. Il loro sogno si stava avverando.
Lesra, diciannove anni, e Marty venti, stavano sempre insieme:
andavano in discoteca, al cinema, alle feste, facevano piccoli lavoretti.
Stavano volentieri anche in casa e i loro amici pi intimi -
Sean (che era bianco), Earle e Junior (entrambi neri) - erano attorno
a casa cos spesso che ormai si sentivano parte della famiglia.
Lesra e Marty non avevano mai frequentato una scuola regolare e
ciononostante avevano molti amici ed erano benvoluti da tutti.
Erano intelligenti, di bell'aspetto, di carattere allegro ma serio.
Inoltre il fatto di essere un nero americano di New York dava a
Lesra un alone particolare, era il massimo del coraggio; la vicinanza
con Lesra aveva una buona influenza su Marty: per essere amico
intimo di un nero, Marty doveva essere degno di fiducia.
Lesra e Marty frequentavano lo stesso corso serale di Letteratura
inglese della classe propedeutica Anche se la classe era molto
numerosa era impossibile non notarli. Di sicuro Paulene si accorse
dei due ragazzi quasi subito. Si domandava chi fossero quei due
ragazzi, uno nero e uno bianco, che sembravano inseparabili. Per
caso aveva sentito Marty dire a qualcuno che Lesra era suo fratello
di New York. Da loro proveniva una sensazione di fiducia ed erano
gli studenti con maggiori capacit espressive di tutta la classe.
Erano in perfetta sintonia, uno spesso terminava l'esposizione di
un concetto iniziato dall'altro. Erano grandi divoratori di libri.
Paulene non aveva mai visto nessuno come loro e le piaceva
ascoltarli. Lei era nera, nata in Giamaica, cresciuta a Londra e
di recente era emigrata in Canada, da sola. Quando inizi il
corso di Inglese, era arrivata a Toronto da alcuni mesi e stava
cercando di migliorare la propria istruzione.
In Gran Bretagna aveva fatto l'infermiera; a Toronto lavorava
come bambinaia, l'unico lavoro che le era concesso fare secondo
le leggi canadesi sull'immigrazione. Era delusa dal Canada,
il suo lavoro era mal retribuito e stava seriamente pensando
di tornare a casa.
Una sera, l'intera classe and a vedere una commedia che
stavano studiando. Dopo lo spettacolo Lesra e Marty si offrirono
di accompagnarla fino alla fermata dell'autobus. Discussero
della commedia, poi chiesero a Paulene da dove veniva, cosa
pensava del Canada e altre cose generiche. Paulene riusc a parlare
con loro liberamente, senza difficolt.
Paulene trov nei suoi due nuovi amici la forza e il sostegno
per rimanere in Canada. Lesra e Paulene cominciarono a frequentarsi;
Paulene fu il primo vero amore di Lesra e subito divent
parte del gruppo. Indubbiamente, frequentare la scuola
in Canada le stava portando dei premi inaspettati.
Cosa succede straniero?
Era la prima volta che i canadesi sentivano la voce di Rubin
dal dicembre precedente - erano passati quasi otto mesi.
The Rose ha bisogno d'aiuto disse con la sua condanna.
Rubin al telefono, sembrava cauto, imbarazzato. Non voleva
parlare di s. Era una telefonata di lavoro.
I canadesi erano felici che Rubin avesse aperto la porta. Decisero
di rispettare i suoi tempi. Parlarono della causa di Sam South.
Rubin e la Famiglia avevano lavorato insieme all'istanza di
ricorso di Sam contro la condanna per omicidio e la pena a 35
anni di reclusione. Sam non era stato soddisfatto del lavoro del
proprio avvocato (sia al processo sia durante il ricorso), e quindi
lo aveva esonerato dal caso e aveva deciso di ricominciare pr se,
con l'aiuto di Rubin e della sua conoscenza della legge. Sam
aveva fornito a Rubin e ai canadesi le copie di tutti i documenti
del suo caso, comprese le trascrizioni degli atti del processo.
Avevano trovato i documenti relativamente facili da riordinare;
erano nell'ordine delle centinaia in confronto a quelli di Rubin
che si avvicinavano alle decine di migliaia.
Era lampante, il suo processo, che aveva occupato lo spazio
di alcuni giorni, era stato ingiusto e Sam non era stato adeguatamente
difeso.
Se il suo avvocato avesse fatto anche la pi piccola ricerca, senza
dubbio Sam non sarebbe stato dichiarato colpevole. L'avvocato
di Sam avrebbe potuto facilmente confermare il suo alibi
usando i biglietti computerizzati della lotteria (che riportano l'ora
e il luogo dell'acquisto) che Sam stava comprando nel momento
dell'omicidio. Il testimone chiave dell'accusa aveva giurato che
quando lei incontr Sam in un bar quattro giorni dopo l'omicidio,
Sam le aveva detto che era contento di aver commesso
l'omicidio; il fatto  che all'epoca, Sam era distante chilometri e
chilometri, in un'altra citt con il suo agente di sorveglianza.
Rubin e i canadesi avevano catalogato tutti i settori e i punti
che per loro potevano dimostrare una inefficace assistenza legale.
Questa era l'argomentazione a cui tutti i vari punti dovevano
essere ricondotti. Rubin sapeva che era virtualmente
impossibile vincere un ricorso su questo motivo, ma Sam aveva
perso tutte le altre possibilit di obiezione durante il primo ricorso
fallito. Rubin avrebbe scritto una relazione formale - una
storia procedurale del caso, una dichiarazione di fatti e infine le
argomentazioni legali, citando precedenti e principi costituzionali
(violazione dei diritti di Sam sanciti dal Sesto e dal Quattordicesimo
emendamento), i criteri giudiziari da applicare e
come il caso di Sam soddisfaceva quei criteri. Sarebbe stata
un'istanza per un nuovo processo, o tutt'al pi, per una udienza
probatoria in modo da mettere agli atti la prova che l'avvocato
di Sam non era riuscito a produrre durante il processo.
Quando Rubin telefon ai canadesi, aveva gi terminato la
bozza della relazione ma voleva essere sicuro che fosse corretta
nella forma e nella sostanza. E se non fosse stata abbastanza efficace,
non voleva esserne l'unico responsabile. Rubin chiese ai
canadesi di controllarla, per verificare se per caso avesse tralasciato
dei fatti e se la forma era corretta. Doveva essere perfetta prima
di essere presentata alla corte. Sam si meritava il meglio.
I canadesi accettarono.
Durante le settimane seguenti, lavorarono insieme alla relazione
per Sam, soprattutto per posta, i documenti andavano
avanti e indietro dal confine americano-canadese. Alla fine del
lavoro, avevano prodotto una relazione di 65 pagine (senza i
reperti), pronta per essere presentata alla corte. Le motivazioni
legali esposte da Rubin e l'uso dei precedenti erano magistrali
e i fondamenti fattuali irrefutabili. The Rose era commosso
dalla cura e dall'energia che vi avevano dedicato. Ringrazi
profusamente Rubin e i canadesi.
Nell'autunno del 1983 Rubin cominci ad affrontare il suo caso.
Era come se avesse trascorso un anno nel limbo. Per quasi un anno
non era accaduto niente. Alla corte federale non era stata presentata
alcuna richiesta. I suoi avvocati avevano ottenuto l'accesso alla
pratica Caruso ma Rubin non aveva avuto modo di leggerla.
Era arrivato il momento di scendere a patti con i propri sentimenti
verso i canadesi. Li amava, ma la loro protezione nei suoi
confronti lo rendeva furibondo. Anzi, peggio gli dimostravano che
anche lui si preoccupava per loro e questo lo faceva sentire vulnerabile.
Non avrebbe voluto preoccuparsi. Per lui sarebbe stato pi
facile provare rancore per aver interferito con la sua vita, per avergli
fatto delle domande, per averlo costretto a rispondere, per averlo
forzato a sbirciare al di l delle mura del penitenziario. Ma non
sempre ci che  facile  la cosa migliore, e Rubin lo sapeva.
Quell'anno lontano da loro aveva significato tutto questo, e
alla fine Rubin lo disse anche ai canadesi. Adesso era in grado
di accettare il fatto che si fidava di loro e aveva bisogno di loro.
Poteva confidare nella loro comprensione e aveva bisogno di
loro per essere libero.
I canadesi gli domandarono, Se oggi le porte della prigione
venissero aperte, usciresti? Avresti il coraggio di andartene?
Era una domanda strana, poi Rubin comprese. Si ricord
delle parole di Franz Kafka, ne Il Processo: spesso  pi sicuro
rimanere in prigione che essere liberi.
Rubin si rese conto di essere stato un prigioniero per la maggior
parte della sua vita. Era un prigioniero professionista, un
vero maestro. Sapeva come chiudere, come prendere tempo.
Ma adesso sapeva che non poteva pi stare sulla difensiva. Per
essere libero, doveva provare qualche cosa di diverso.
S, pi di ogni altra cosa ora voleva essere libero. Non erano
solo parole. Non era un atteggiamento. Ne era sicuro. S, pi
di ogni altra cosa. S, era intenzionato a fare tutto quello che
era necessario per uscire. Era disposto a impegnarsi fino in fondo.
Era pronto ad attraversare quella porta.
Rispose: S.
 
PARTE TERZA.
IL VENTO PREVALENTE.

Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti raddrizzi,
se t'incavi ti riempi,
se ti logori ti rinnovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per questo il santo preserva l'Uno
E diviene modello al mondo.
Non da s vede perci  illuminato,
non da s s'approva perci splende,
non da s si gloria perci ha merito,
non da s s'esalta perci a lungo dura
Proprio perch non contende
Nessuno al mondo pu muovergli contesa
Quel che dicevano gli antichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano forse parole vuote?
In verit integri tornavano.
Lao Tzu, poema 22
The Way of Life.
 
Capitolo 17.

Quando gli americani pensano al Canada - se mai pensano
al Canada - di solito lo fanno in termini di perturbazioni climatiche
che di tanto in tanto superano il confine e congelano
i loro sederi. Nell'autunno del 1983 un vento che proveniva
da nord-ovest, si diresse verso sud, sopra i Grandi Laghi,
rallent la sua corsa a Trenton, New Jersey, in cerca di una
tempesta che era ferma da tempo, poi, avendo acquistato impeto,
era pronto a muoversi di nuovo. Per i membri dell'accusa,
il vento prevalente sarebbe stata fonte di seri problemi e
tormenti.
Rubin aveva iniziato il diciottesimo anno della sua iniqua reclusione
e d'accordo con i canadesi, decise di sfruttare al massimo
tutte le risorse a loro disposizione.
I ragazzi erano sistemati: Lesra e Marty avevano terminato
con successo il corso propedeutico e conseguito il diploma.
Lesra vinse una borsa di studio per la sua eccellente carriera
scolastica. Fece incorniciare il diploma e il certificato della
borsa di studio e li invi alla sua famiglia, a Brooklyn. Lesra
e Marty si erano felicemente sistemati all'Universit di Toronto.
I canadesi si sarebbero divisi in due gruppi. Un gruppo, che
comprendeva gli studenti universitari, sarebbe rimasto a Toronto.
Avevano previsto di vendere la casa, trasferirsi in un posto
pi piccolo e mantenere il secondo gruppo, che invece si
sarebbe spostato negli Stati Uniti, per fare uscire di prigione
Rubin.
Vivere nel New Jersey sarebbe stato decisamente meno costoso
e pi sicuro rispetto ai continui viaggi da e per il Canada.
Inoltre Rubin avrebbe potuto contare su un sostegno pi partecipe;
inoltre potevano impegnarsi a tempo pieno sul suo caso
e sui modi per accelerare le cose.
Rubin era sconcertato dalla soluzione prospettata dai canadesi.
Ma erano gi pronti per il cambiamento. Nella loro ormai
vecchia Mercedes, attraversarono il confine con gli Stati
Uniti e guidarono fino al New Jersey. I primi furono Kathy,
Michael e Lisa.
Sotto molti punti di vista, il New Jersey  uno Stato fantastico.
Soprannominato la colonia giardino nel 1760, a quei
tempi uguagliava l'Inghilterra per ricchezza del suolo e bellezza
del paesaggio. Pi di duecento anni dopo  uno degli
Stati pi densamente popolati, pi industrializzati e pi inquinati
degli USA. E al primo posto per quantit di discariche di
rifiuti pericolosi, di automobili e di chilometri di autostrada
per abitante. Il numero dei poliziotti rispetto a quello degli abitanti
 il pi alto di qualsiasi altro Stato federato. Agli occhi
di un estraneo, sembra niente di pi che una lunga autostrada
per pendolari, continuamente pattugliata e costeggiata da fumaioli,
che unisce Philadelphia alla citt di New York. Eppure
le targhe delle automobili sfacciatamente proclamano il
New Jersey, lo stato giardino. E i canadesi si stavano preparando
a strapparne le erbacce.
Si fermarono al Quality Inn a Bordentown e cominciarono a
cercare un appartamento. Secondo gli annunci nei giornali di
Trenton dovevano esserci molti appartamenti da affittare nella
zona, ma tutte le volte che Kathy o Michael telefonavano ai numeri
indicati dagli annunci nessuno sapeva di sicuro se c'erano o
meno degli appartamenti sfitti; infine venivano invitati a recarsi
sul posto per parlarne di persona. I canadesi trovavano la cosa
abbastanza strana. Com' possibile, si chiedevano, che un agente
immobiliare non sappia se ha degli appartamenti disponibili?
Quando chiedevano informazioni sul tipo di zona in cui si trovavano
gli appartamenti eventualmente liberi, la risposta era
sempre la stessa: sicura. Piuttosto si sarebbero aspettati degli aggettivi
come suburbana, residenziale oppure commerciale.
I canadesi in seguito scoprirono che sicura significava bianca.
Quando si presentavano per vedere gli appartamenti, qualsiasi
riserva sulla disponibilit svaniva. C'erano appartamenti in
abbondanza. Pi di un proprietario spieg la necessit di tante
cautele: Quando sei al telefono non riesci a individuare con
chi stai parlando, quindi dici a tutti di venire di persona.  contro
la legge non affittarli a loro, ma che cosa possono fare se
dici che non ci sono appartamenti liberi?
Se voi sapeste perch siamo a Trenton pensavano i canadesi
tutti questi appartamenti liberi sparirebbero subito.
Affittarono un appartamento in una palazzina a Ewing
Township. Era una zona destinata a diventare un quartiere
nero situata verso nord a circa venti minuti di auto dalla prigione.
Dopo essersi sistemati, invitarono Isabell Carter (non aveva alcun
legame di parentela con Rubin), una donna nera che avevano
incontrato in prigione mentre visitava il padre delle sue due
figlie. Era una persona gentile, estroversa, con senso pratico.
Aveva circa trent'anni e viveva nello stesso quartiere, non lontano
dai canadesi. Diventarono subito amici con Isabell e le sue
due figlie, Dorothy, di nove anni, e Tina, di sette. Dorothy passava
molto tempo nel loro appartamento. I canadesi non si erano
resi conto che la presenza della bambina disturbava gli altri inquilini finch non captarono i loro sguardi glaciali e realizzarono che
nessuna persona nera abitava nell'edificio.
Una notte furono svegliati dalle urla che provenivano
dall'appartamento sotto il loro. Era la coppia, sempre inappuntabile,
che la domenica si vestiva a festa per andare in chiesa. I
canadesi non poterono fare a meno di sentire il motivo del
litigio. La moglie stava informando il marito di quanto fosse triste
la sua vita a causa del modo in cui lui la trattava. La donna
esprimeva la sua caduta lungo la scala sociale aumentando il
tono della voce:
Non sono la tua bambina url. Non sono il tuo cane.
Non sono la tua sporca negra!
Oltre questo, i canadesi avevano assolutamente bisogno di
una linea telefonica per mantenere i contatti di Rubin e ottenerla
non fu facile. Dopo lunghe attese e innumerevoli reclami
alla societ dei telefoni, alla fine si present un tecnico. Quando
chiesero il motivo del ritardo il tecnico esit, tergivers, poi
disse: Ecco, vedete, voi siete in una zona infestata dalle vespe
come se questo spiegasse tutto.
Lei non sta parlando di insetti, di api e vespe, vero? chiese
Michael.
No, rise il tecnico non ve lo dovrei dire, ma questo  il
modo in cui viene descritta questa zona. E considerata instabile.
Venite serviti per ultimi e pagate i depositi pi alti. Ci
sono molti neri qui, infatti il vostro edificio ne  circondato.
Ma siete fortunati che non siete nella zona rossa, diciamo a
Trenton. Avreste dovuto aspettare dei mesi prima di avere il
telefono.
Per cui i canadesi decisero che era meglio non appendere la
targhetta del loro studio legale Carter e partners e di proseguire
con il loro lavoro senza farsi notare.
L'appartamento era sistemato; poich a Toronto c'era bisogno
di Michael e Kathy per i lavori di ristrutturazione, Sam e
Terry presero il loro posto visto che conoscevano pi a fondo
tutti i dettagli del caso di Rubin e di The Rose.
Prima di tutto dovevano ultimare alcuni dettagli nel ricorso
di The Rose. Avevano assunto un detective, Herbert Bell, per
ottenere dai testimoni gli affidavit, cio le dichiarazioni giurate,
a dimostrazione che esistevano delle prove a sua discolpa, ma
che l'avvocato di The Rose aveva trascurato di esaminare. I canadesi
informarono Bell, un afroamericano di circa quarant'anni,
dei dettagli del caso, del lavoro che doveva svolgere, del
tipo di persone coinvolte ecc. Bell ottenne gli affidavit. Rubin,
Terry e Sam scrissero una relazione aggiuntiva per The Rose,
dove spiegavano l'importanza delle nuove prove e che avrebbero
richiesto il capovolgimento della condanna.
Avendo terminato il lavoro per The Rose, adesso era arrivato
il momento di concentrarsi sul caso di Rubin. Rubin aveva appena
ricevuto da Myron Beldock una copia della pratica Caruso.
Rubin era impaziente di leggere i documenti quindi disse ai
canadesi di ritirarli dall'ufficio postale della prigione. Fotocopiarono
le duecento pagine della pratica e la rispedirono a Rubin.
Dovettero adottare questa procedura dall'inizio alla fine.
Rubin e i canadesi esaminarono scrupolosamente tutte le informazioni
di Caruso, analizzando le varie dichiarazioni dattiloscritte
e decifrando la sua pessima calligrafia. Era una lettura
eccitante, alquanto dettagliata. Questo era veramente un vaso
d'oro. Il dossier non conteneva solo gli appunti delle sue indagini
del 1976 sul caso Carter-Artis (appunti di cui il procuratore
aveva sempre negato l'esistenza), ma anche un resoconto
di un altro detective di nome Thompson, assunto dall'accusa,
che durante le sue indagini all'inizio di quell'anno, aveva scoperto
un aspetto del caso che, fino a ora, Rubin aveva ignorato.
Improvvisamente apparve un nuovo cast di personaggi, mentre
quelli gi noti avevano ruoli diversi.
Rubin e i canadesi rimasero sconvolti dalle nuove informazioni,
anzi atterriti. Ovviamente Rubin aveva sempre saputo
che era stato incastrato, ma ora si sentiva come se fosse stato
doppiamente ingannato. Come aveva fatto, si domandava Rube,
a credere anche a una sola fottutissima prova presentata
dall'accusa? Sin dall'inizio il procuratore aveva presentato
un quadro molto semplice:
Nel giugno 1966, Patricia Valentine, viveva da sola in un
appartamento in affitto, ed era madre di un bambino piccolo.
A fatica riusciva a fare quadrare i conti di casa. Lavorava come
cameriera in un ristorante di fronte al palazzo di giustizia. La
notte fra il 16 e il 17 giugno era una notte calma ed estiva.
Dopo aver messo a dormire il figlio, si era addormentata sul
divano del salotto, guardando la televisione.
Improvvisamente un rumore forte disturb il suo sonno
tranquillo. Pens di aver sentito la porta d'entrata del bar Lafayette,
sotto il suo appartamento, aprirsi e chiudersi. Sent altri
due colpi e pens che Jim Oliver, il barista, avesse dei problemi
a chiudere la porta. A questo punto la Valentine era completamente sveglia, la televisione era ancora accesa, con il segnale di
fine trasmissioni. Credeva fossero circa le 2,30 del mattino. Si
alz e guard fuori dalla finestra davanti del suo appartamento
al secondo piano che guarda sulla 18esima Est per vedere se
l'insegna al neon del bar fosse ancora accesa. Era accesa, ma non
vide nient'altro. Poi sent l'urlo disperato di una donna:
Oh, mio Dio! No! No!
Come per istinto la Valentine si precipit a una finestra laterale
che guarda Lafayette Street e vide due uomini neri che
correvano sul marciapiede (sotto la sua finestra) fino a un'auto
bianca parcheggiata. I due uomini erano vestiti in nero, con
giacche sportive; uno indossava un cappello floscio. Non vide
i volti, ma poteva capire che erano neri dalla nuca, che era colorata.
Continu a guardare l'auto bianca sgommare e scomparire
nel buio. Aveva strane luci posteriori triangolari che si
accesero come delle farfalle.
La difesa non aveva mai avuto motivo di dubitare della veridicit
di questi eventi. Tuttavia le informazioni sigillate nella
pratica Caruso, compreso il resoconto di Thompson, liquidavano
questa storia come una frottola bella e buona.
Durante la sua indagine Thompson aveva scoperto che la
notte della sparatoria al Lafayette, diversamente da quanto affermava
l'accusa, la Valentine non era in casa a dormire. Lei e
la sua coinquilina, Sandy, si stavano divertendo a una festicciola
con due vicini Louise e Avery Cockersham, nel loro appartamento
al 257 di Lafayette Street.
A quanto pare, la Valentine non era quel modello di virt
descritto dall'accusa. Nel giugno 1966, non viveva da sola e
non aveva un lavoro. Secondo le dichiarazioni ottenute dal detective
Thompson, l'appartamento sopra al bar apparteneva
all'amica, Sandy, una ragazza di ventidue anni, con la quale abitavano
la Valentine e il figlio. Anche Ray, il padre del figlio
della Valentine, viveva in quell'appartamento - lavorava la notte
- e Steve, il ragazzo della Valentine che era sposato, andava
a trovarla cinque volte la settimana (quando Ray era al lavoro)
e rimaneva per un paio di ore, a volte tutta la notte.
Thompson interrog Louise Cockersham nel 1976; a
quell'epoca aveva gi divorziato da Avery. Conferm che
quella notte Patricia e Sandy erano rimaste a festeggiare con lei
e Avery. Poco dopo le undici, Louise era uscita per andare al
bar Lafayette a comprare una bottiglia di whisky, la quinta. Nel
bar c'erano sei persone bianche, disse. Oltre alle quattro che di
l a poco sarebbero state le vittime della sparatoria, e che erano
dei clienti abituali, c'erano due tipi che non conosceva. Louise
ritorn a casa con la bottiglia e Avery, Patricia, Sandy e lei continuarono
a bere, ad ascoltare della musica e a ballare. Dopo un
po' di tempo (Louise pensava che fosse circa l'una) la Valentine
ritorn all'appartamento di Sandy sopra al bar. Sandy rimase
con Louise e Avery, bevve ancora un paio di whisky e se ne
and dopo circa un'ora. Poco dopo mentre Louise e Avery si
stavano preparando per andare a dormire, sentirono gli spari.
Louise disse che Avery guard fuori dalla finestra e vide delle
persone correre.
Louise consigli al detective di parlare con Sandy. Lei vide
pi cose di tutti noi e disse a Pat [Valentine] di non fare il suo
nome alla polizia.
Dopo alcuni tentativi, Thompson riusc a contattare Sandy
per telefono. Sandy neg di essere mai andata a casa di Louise
e disse di conoscere i Cockersham perch li aveva visti al bar
Lafayette. Quando Thompson replic che Louise aveva detto
che Sandy era stata a casa sua, Sandy giur di non essere mai andata
l.
Thompson and a parlare di persona con Sandy. Era estremamente
nervosa ed evasiva. Disse che la notte della sparatoria
al Lafayette non era a casa. Era andata da sua madre ed era arrivata
l verso le 22 o 22,30. Riconferm che non era mai stata
a casa di Louise e che aveva saputo della sparatoria solo il giorno
dopo. Thompson le disse che le sue parole contrastavano totalmente
con la deposizione giurata di Louise.
Thompson torn da Louise, che ancora una volta gli riconferm
la sua versione, quindi chiam nuovamente Sandy.
Questa volta Sandy disse che, pensandoci bene, in effetti ero
a casa di Louise quella sera. Ammise che Louise aveva invitato
me e Pat [Valentine] a casa sua e che avevano trascorso la serata
a bere e a ballare e che Louise usc per andare al bar Lafayette a
comprare da bere. Sandy disse che Louise, di ritorno con la bottiglia,
disse Jim, il barista, era di nuovo ubriaco. Aveva un coltello
da macellaio in mano e lo agitava... due uomini di colore
sono entrati nel bar... [Jim] si  rifiutato di servirli e li ha minacciati
e ha aggiunto... che non serve degli sporchi negri nel suo
bar e che se ne dovevano andare. Sandy aggiunse che Louise le
confid che ne aveva riconosciuto uno e che era Rubin Carter.
Uscendo dal bar aveva detto che sarebbe tornato.
Sandy continu a sostenere che pass la notte dalla madre e
che era arrivata l entro le 22,30 anche se allo stesso tempo conferm
che aveva lasciato la casa di Louise solo dopo che la Valentine
era andata via, verso l'una del mattino (perch il suo
ragazzo, Steve, sarebbe andato a trovarla). In una successiva
dichiarazione giurata Sandy ammise che quando lasci la casa
di Louise, alle prime ore del mattino del 17 giugno, ritorn al
suo appartamento, sopra al bar Lafayette.
In seguito Thompson interrog il ragazzo di Pat Valentine,
Steve. Louise aveva detto a Thompson che sapeva qualcosa
della sparatoria. Steve ammise che in quel periodo vedeva
spesso la Valentine, che a volte trascorreva la notte con lei, ma
che non si ricordava se era con lei la notte della sparatoria. Steve
era dell'opinione che forse soffriva di un blocco mentale
al riguardo. Thompson annot che Steve era nervoso, evasivo
e spaventato, si contraddisse in molti modi ed era ansioso di
sapere che cosa aveva detto Pat Valentine. Thompson cerc di
insistere, ma si rifiut di dichiarare se in effetti era a casa di Pat
quella notte. Disse che era sposato e che non voleva delle rogne.
Inoltre port Thompson a credere... che anche l'altro ragazzo
di Pat [attuale marito] e una donna di nome Ruth
avrebbero potuto essere l.
Nel 1976 Thompson riusc a localizzare Avery Cockersham;
stava morendo in un ospedale del North Carolina, a causa di
un tumore al cervello. Thompson intervist la seconda moglie
di Avery, Fanida. Gli disse che Avery le aveva parlato della sparatoria
del bar Lafayette e che lui stava proprio guardando fuori
dalla finestra quando sent gli spari. Aveva visto due uomini
uscire correndo dal bar ed era riuscito a riconoscerli. Non erano
n Carter n Artis. Avery era comunque troppo debole per
confermare questa versione.
Per quanto riguardava Pat Valentine, Thompson riusc a
parlarle solo al telefono. All'inizio le sue risposte confermarono
le risposte di Sandy: s, conosceva Avery e Louise Cockersham,
ma giur su Dio che non era mai stata a casa di Louise. Quando
Thompson la inform che le sue indagini rivelavano che
lei, in effetti, era l... divent evasiva, nervosa, ostile e termin
bruscamente la conversazione. Thompson non fu in grado
di interrogarla nuovamente; nessuno dell'ufficio del procuratore
volle rivelargli dove si trovava la Valentine, eccetto che era
da qualche parte in Florida.
Il resoconto di Thompson termina concludendo che i testimoni
non gli avevano rivelato tutto ci che sapevano sulla
sparatoria al bar Lafayette e che stavano nascondendo delle informazioni
rilevanti.
Secondo la pratica, il detective Richard Caruso entra in scena
a questo punto e le cose diventarono ancora pi interessanti.
Le parole sulla prima pagina degli appunti scritti a mano da
Caruso erano rivelatrici: Innanzi tutto preoccupato per il clima
psicologico, sincerit ecc. quando il capo mi chiam per il
lavoro. Si riferiva al capo degli investigatori della Contea, Vincent
De Simone. Il lavoro circa le nuove indagini del caso Carter
preoccupava Caruso. Alcune informazioni arrivano troppo
facilmente mentre altre sono impossibili da ottenere. Ero interessato
alle testimoni chiave e ai punti oscuri: incontri segreti,
codici, appunti. Pat Valentine e Al Bello che non erano stati
sollecitati a confessare la verit.
Quando, nel marzo del 1976, il caso fu riaperto, la linea ufficiale
dell'accusa doveva essere nell'interesse dell'imparzialit e
della giustizia, e Vincent De Simone non sarebbe stato coinvolto
in prima persona poich lui stesso era stato incriminato dalle
ritrattazioni, cos ampiamente divulgate, rilasciate da Bello e da
Bradley. Caruso avrebbe scoperto che ci nonostante era sempre
De Simone a muovere i fili dietro la scena.
Nel tentativo di ottenere delle informazioni dal proprietario
del bar Lafayette, Caruso scopr per caso un accordo segreto
che un gruppo di testimoni (compresa la Valentine) e alcuni
membri dell'ufficio del procuratore avevano stretto con De Simone.
A quanto pareva, questo accordo riguardava i rapporti
con quelli che erano violentemente contro Carter e per evitare
discussioni con quelli che non erano cos di parte. Caruso venne
a sapere che i testimoni erano stati avvisati e istruiti prima di
avere la possibilit di interrogarli e che deliberatamente avevano
nascosto delle informazioni. Come gli confess il proprietario
del bar Lafayette, Vince [De Simone] mi ha detto di non
raccontare certe cose.
Molti aspetti di questo caso turbavano Caruso.
Mancavano delle prove assolute. Molti testimoni non erano
disponibili. In una pagina dei suoi appunti, sotto il titolo Requiescat
in Pace aveva fatto un elenco di tutti i testimoni deceduti.
Al 22 luglio 1976 erano tredici compreso Avery Cockersham.
Caruso rifiut la versione ufficiale dei movimenti di quella
notte della Valentine. Secondo quanto scoperto da Thompson,
c'erano dei buoni motivi per credere che, al momento della
sparatoria, la donna avesse bevuto molto e non fosse da sola, ma
con il suo ragazzo, e probabilmente anche con altre persone.
Caruso concluse che la prova materiale (la posizione dei segni
lasciati dai pneumatici) era in contrasto con la testimonianza
e confutava la sua capacit di vedere dalla finestra quello che affermava
di aver visto. Caruso annot che la Valentine aveva acquistato
una casa in Florida, e non poteva fare a meno di chiedersi
dove avesse trovato i soldi visto che all'epoca era disoccupata.
Scopr che De Simone l'aveva incontrata di nascosto in
Florida per rivedere le fotografie e ripassare la sua deposizione
per il secondo processo. Gli appunti di Caruso descrivevano la
Valentine con questa serie di aggettivi: senza scrupoli, immorale,
psicotica, falsa, bieca.
Caruso scopr anche la presenza di un altro testimone al bar
Lafayette, un'altra donna di nome Pat. Era un'amica della Valentine
e aveva avuto una relazione con niente meno che Alfred
P. Bello. Nel giugno del 1966 aveva una relazione anche
con il convivente della Valentine, Ray, visto che il suo precedente
ragazzo ora frequentava Sandy, la compagna di appartamento:
tutto questo mentre il suo stesso marito era lontano a
fare il servizio militare. Tale Pat era incredibilmente, anche la
nipote di uno dei giudici della Contea di Passaic, nonch parente
di un detective del posto. Faceva parte di quella rete a
cui Caruso, nonostante i suoi sforzi, non riusciva ad avvicinarsi
abbastanza.
Dopo tre mesi di indagini durante i quali ogni suo passo era
stato ostacolato, Caruso era giunto alla conclusione che il procuratore
era intenzionato a procedere con il secondo processo,
senza tener conto delle prove. Di conseguenza, come dimostrato
dai suoi appunti, richiese di essere esonerato oppure
avrebbe rivelato il contenuto delle sue indagini. Risposero: va
bene. Ma non mi avrebbero mai permesso di rivelare o testimoniare
poich ero al corrente delle informazioni in possesso
dell'accusa. [Assegnato all']archivio fino alla pensione. La lealt
che provo verso [nomi dei tre colleghi]  il motivo per cui non
ho smosso ulteriormente le acque.
La pratica di Caruso conteneva anche un artcolo di giornale
sulle critiche al procuratore della Contea di Passaic per aver
ignorato le accuse di comportamento illecito rivolte alla polizia
di Paterson. L'articolo era preceduto da una pagina di appunti
sulla commissione Knapp (che aveva investigato sulla corruzione
della polizia della citt di New York) e il seguente commento:
le prove hanno dimostrato l'esistenza di rappresaglie contro
le persone, compresi gli agenti di polizia, che denunciano casi
di comportamento illecito.
Rubin e i canadesi si sentivano come se gli fosse crollato il
mondo addosso. Tanto valeva ricominciare tutto da capo. Lo
schema che avevano costruito non aveva messo la parola fine al
caso di Rubin. Era diventato obsoleto. Ecco le prove inconfutabili,
direttamente dalla bocca dell'accusa.
Era lampante che De Simone aveva cercato di nascondere le
attivit attorno a quel bar, una piccola Peyton Place di Paterson.
Aveva bisogno che questi testimoni non comparissero;
avrebbero mandato a monte tutta la linea dell'accusa. Era quindi
indispensabile che Pat Valentine diventasse una testimone
credibile, perch fin dall'inizio era evidente che Bello non lo
era. Valentine era fondamentale per completare la storia di Bello e per convalidare la sua presunta identificazione dell'auto. La
Valentine doveva essere pulita. E gli altri? Forse avevano visto
quello che Avery Cockersham aveva visto o meglio quello che
non aveva visto.
Rubin chiam Beldock parecchie volte. Lo copr letteralmente
di domande e richieste di ulteriori documenti. Rubin
voleva sapere se la difesa era stata informata dell'esistenza di
questi nuovi testimoni. Beldock era in possesso di una qualche
scoperta (appunti della polizia o dichiarazioni) su Louise e
Avery? Cosa sapeva sulla Valentine? E di Pat? Cosa sapeva di
Sandy, Steve, Ruth oppure di Ray?
Myron, chi sono queste persone?
Rubin rispose Myron siamo arrivati al processo con cos
poche informazioni e le persone che siamo riusciti a contattare
erano cos ostili verso di noi che abbiamo ritenuto potessero
danneggiarci.
Myron, non dobbiamo scoraggiarci perch qualche cosa
sembra apparentemente contro di noi. Per esempio come il fatto
che Sandy aveva detto a Louise che io ero nel bar e che avevo
promesso che sarei ritornato. Myron, io so dove non ero. E
se Louise l'avesse veramente detto, l'accusa l'avrebbe portata
immediatamente in aula... Quello che Louise disse a Thompson,
e che lui stesso ha verificato, era che nel bar aveva visto
due uomini bianchi che non conosceva.
Rubin e Myron parlarono anche di altre questioni sollevate
dal rapporto di Caruso. Per esempio Rubin era incuriosito dal
fatto che un uomo di colore apparentemente vivesse nello stesso
edificio di Louise e Avery.
Chi era? chiese Rubin. Non  forse in contraddizione con
quanto indicato dall'accusa durante il secondo processo, cio
che il bar Lafayette si trovava in un'enclave bianca in cui i neri
non erano bene accetti, e per questo era un bersaglio naturale
per un omicidio a base razziale?
Myron, scrisse Rubin, una volta qualcuno ha detto: un
uomo deve avere un po' di ignoranza intelligente per sapere
tutto. Ebbene io ne ho in abbondanza di ignoranza intelligente
- so quello che so e quello che non so - e ora voglio sapere
tutto! Puoi aiutarmi? Ne ho avuto abbastanza di prigione, di
qualsiasi prigione, e sono pronto per uscire di qui. Sei pronto,
amico mio? Siamo di nuovo in ballo. Questa volta andiamo
fino in fondo.
 
Capitolo 18.

Era il 1983, e di nuovo il Natale fu portatore di notizie
inattese ma questa volta erano notizie gradite. Arrivarono con
una nota gentile da parte di Louis Raveson, uno degli avvocati
del New Jersey professore alla Rutgers School of Law.
Ha impiegato molto tempo ad arrivare scriveva Lou, ma
credo che sia una vittoria importante. Troverai allegato un vaglia
postale di 2760 dollari per la tua causa contro lo Stato.
Rubin aveva d'awero vinto qualche cosa. Aveva vinto la
causa civile Carter contro Klein, contro le autorit carcerarie per
il trasferimento illegale al Vroom nel 1974 in condizioni che un
giudice federale defin molto pi gravose rispetto alle condizioni
della popolazione carceraria della prigione di Stato di
Trenton. Era ufficiale, un atto legale. Carter fu privato di un
diritto garantito dalla Costituzione degli Stati Uniti e quelli
che lo privarono di quel diritto in quel momento stavano
agendo in nome della legge dello stato scrisse nella sua decisione
il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Dickinson R.
Debevoise.
Quindi le autorit dovevano ingoiare il rospo e sganciare i
soldi, indennizzo compensativo: 30 dollari al giorno per
ognuno dei novantadue giorni che aveva trascorso a pane e acqua
nel Vroom. La corte inoltre ordin di non penalizzare Carter
in conseguenza del suo trasferimento illegale al Vroom o di
farlo pesare negativamente sulla sua scheda personale.
Sebbene l'indennizzo fosse insignificante rispetto alla violenza
che aveva subito, arriv quasi dieci anni dopo l'accaduto e
non menzionava il fatto increscioso che innanzi tutto Rubin
non avrebbe dovuto essere in prigione; la vittoria rappresent
un aiuto psicologico importante. La vittoria era nella vittoria
stessa. Rubin aveva avuto ragione nel voler dimostrare che aveva
subito un torto. Azzerate il cartellone, si ricomincia da qui:
Carter 1, Stato 0.
Il successo  figlio della perseveranza.
I trasferimenti improvvisi e inattesi fanno parte dei metodi per
demoralizzare i detenuti. La cella di un prigioniero non  mai veramente
la sua, non  mai un posto sicuro. La sua casa pu essere
saccheggiata e distrutta senza preavviso. Nello spazio di un
secondo, pu essere spedito in un istituto diverso, quello che rimane
dei suoi beni, lo raggiunge solo dopo varie settimane, le
lettere e le fotografie strappate o perdute, il televisore a pezzi.
Nella sua saggezza e comprensione, il sistema correttivo fa in
modo che siano i pi deboli a soffrire di pi. Contrariamente a
quanto condiviso dall'opinione generale che i prigionieri conducono
una vita relativamente agiata, se non addirittura lussuosa -
non devono cucinare, vanno a scuola o al lavoro durante il giorno,
si svagano nella sala comune, leggono, la sera in cella guardano
la televisione - la vita dietro le sbarre  vita ai margini.
Un paio di settimane prima di Natale, Rubin disse ai canadesi
che dei ragazzi giovani erano stati trasferiti al Penitenziario
di Trenton dal Youth Correctional Institution (Riformatorio)
di Brodentown, un riformatorio di media sicurezza per giovani
devianti. Si era trattato di un ennesimo trasferimento nel cuore
della notte a scopo puramente educativo. Squadre di guardie
spietate avrebbero terrorizzato e picchiato i ragazzi prima di rimandarli
indietro.
Questi galeotti disse Rubin, usando deliberatamente il termine
che lui considerava peggiorativo, e imitando sarcasticamente
la voce nasale di una guardia, hanno bisogno di provare
che cosa vuol dire vivere dietro alle sbarre. Questo non  un
parco dei divertimenti. Questo gli insegner a stare al loro posto.
Devono sapere qual  il trattamento speciale che li aspetta
se a Bordentown non rispettano le regole.
A sentire quel nome, Bordentown, i canadesi si ricordarono
di dire a Rubin che un giovane canadese, un certo Brace Curtis,
era stato mandato in quell'istituto.
A Bordentown, qui nel Jersey? Per che cosa?
Omicidio
Dio, abbi piet.
I canadesi avevano saputo del caso dai giornali. Nel 1982, a
diciotto anni, Bruce si era diplomato con il massimo dei voti a
una scuola esclusiva della Nuova Scozia e in autunno avrebbe
cominciato gli studi di astrofisica presso l'Universit di
Dalbousie. Il suo incubo cominci quella stessa estate mentre era in vacanza
da un amico, Scott Franz, nella Contea di Monmouth,
New Jersey. Franz spar e uccise il suo patrigno, un uomo violento,
e Bruce spar, accidentalmente - come sosterr in seguito
- alla madre di Franz. Al processo Scott Franz testimoni
contro Bruce, il quale fu dichiarato colpevole di omicidio colposo
aggravato e condannato, secondo lo stile magnanimo del
New Jersey, a venti anni di reclusione da scontarsi in un penitenziario
di stato. I canadesi ora si rendevano conto di quello
che un tale destino avrebbe significato per un ragazzo neanche
ventenne proveniente dall'agricola Nuova Scozia. Chiesero a
Rubin se poteva fare qualche cosa per proteggerlo.
Rubin riusc a fare arrivare un messaggio a Bordentown poich
uno dei detenuti di quell'istituto era stato temporaneamente
trasferito a Trenton. Gli chiese di fare girare la voce che se
qualcuno avesse torto un capello a Bruce Curtis avrebbe dovuto
fare i conti con Hurricane. Nessuna prigione l'avrebbe protetto.
La reputazione di Rubin era leggendaria. Se solo manifestava
di essere stato contrariato, potevano capitare delle cose
spiacevoli, e i canadesi l'avrebbero scoperto molto presto.
Rubin sped a Bruce un biglietto di Natale. Oltre al solito
messaggio di pace in terra e buona volont verso gli uomini,
Rubin voleva fare sapere a Bruce che non era solo e che c'erano
persone che lo proteggevano.
Questo fu il primo Natale che i canadesi trascorsero con Rubin.
Adesso le visite a Trenton avvenivano in un nuovo edificio, un
brillante esempio dell'architettura carceraria d'avanguardia: mattoni
rossi con finestre cos piccole da non aver bisogno di inferriate,
delle piccole unit densamente abitate. L'edificio permetteva
alla popolazione di Trenton di oscillare fra i 1200 e i 2000
abitanti e aveva mura in cemento grezzo con finiture in metallo
di colore rosso e blu. Questo esempio di moderno design carcerario
era annesso alla vecchia costruzione, come un'escrescenza
post-moderna innestata sulle vecchie radici del XIX secolo. La
modernit dell'edificio fu subito offuscata dall'arredamento vecchio
e malandato (per non parlare dei detenuti) raccattato dai settori
fuori moda della vecchia costruzione.
La nuova sala per le visite era una stanza ampia dove i prigionieri
e i visitatori erano costretti ad accomodarsi su delle sedie
di plastica dure e inamovibili, sistemate in fila l'una di fianco
all'altra, e non di fronte, come un tempo nel braccio della
morte. Mentre in precedenza ai prigionieri era concesso toccare
le proprie mogli o ragazze a patto che entrambi i piedi rimanessero
sul pavimento, ora i prigionieri venivano ripresi e minacciati
se baciavano o abbracciavano i propri visitatori oltre al
momento dell'arrivo e del commiato. Il controllo delle guardie
durante le visite era ferreo.
Nel 1983 il Natale cadde di domenica, giorno di visita e poich
era Natale arrivarono molti pi bambini del solito.
I visitatori si erano gi accomodati ai propri posti, quando
Babbo Natale cerc di entrare di nascosto. Non fu proprio facile
visto che indossava dei pantaloni in velluto rossi, una giacca
rossa tutta bordata di bianco e un cappello rosso. Portava anche
degli stivali neri da motociclista con un tacco di dieci centimetri
e trascinava un sacco in rete bianco che lasciava intravedere
delle scatole di dolci multicolori. Non si era mai visto un Babbo
Natale cos scarno, piccolo, dal colorito malsano e dallo
sguardo abietto. Si mise a sedere su di una panca vicino ad alcune
guardie, al lato opposto e lontano dai prigionieri, anche
se era uno di loro, e dai visitatori. Pos il sacco sul pavimento,
vicino ai suoi piedi, e incroci le gambe.
Pap, pap! C' Babbo Natale! vado...
Non ti avvicinare a quel Babbo Natale! disse un prigioniero
sospettoso.
Tu stai lontano da lui, mi hai sentito?
Questo divieto venne ripetuto anche dagli altri padri.
Finalmente, una bimba riusc a divincolarsi dalla salda presa
dei genitori e corse fino da Babbo Natale. La bambina si ferm
a mezzo metro di distanza e sperava di riuscire a strappargli se
non un regalo, almeno un Ho, Ho, Ho.
Quel Babbo Natale certo non l'avrebbe fatto. La ignor. I
suoi occhi vagarono per la stanza, sui visitatori, accanto ai visitatori
e poi dietro, ma non sulla bambina. La bimba rimase l ad
aspettare pazientemente; ma Babbo Natale sapeva aspettare
meglio di lei. Quindi la bimba se ne and, a mani vuote.
Come mai proprio lui imperson Babbo Natale? chiesero
i canadesi, pensando che uno come Zig, con il suo grande e
gentile sorriso e di corporatura imponente, sarebbe stato un
Babbo Natale straordinario.
Non fu un caso rispose Rubin fu accuratamente selezionato
dall'amministrazione del carcere. Sapevano esattamente
chi volevano.
Di sicuro, quando Babbo Natale lasci la sala visite quel
giorno, il suo sacco era ancora intatto.
In gennaio Terry e Sam guidarono per pi di cento chilometri,
in direzione Manhattan, con il nevischio che schizzava sul tergicristallo
e dipingeva il paesaggio di grigio, per andare a fare
un'insolita razzia nei negozi della Fifth Avenue. La loro lista
della spesa era chilometrica e vi avrebbero dovuto dedicare tutto
il pomeriggio. Per non andarono da Tiffany o da Saks, ma
allo studio di Beldock, Levine e Hoffinan fra la Quinta e la
Quarantaseiesima strada. Avevano un appuntamento con Beldock per le 12,30.
Ora che sono ricco Rubin aveva detto ai canadesi, dopo
aver ricevuto quella generosa ricompensa a seguito del suo ricorso,
facciamo un po' di ricerche per conto nostro. Possiamo
ingaggiare un detective e usare la pratica di Caruso come punto
di partenza. Voglio sapere che cosa  veramente accaduto al bar
Lafayette quella notte. Con questi soldi possiamo mandare
qualcuno nel North Carolina per parlare con Fanida, la seconda
moglie di Avery Cockersham. Forse si potrebbe parlare con i
medici e le infermiere per vedere se sanno qualche cosa. Andare
a trovare anche la prima moglie di Avery, Louise. Voglio sapere
se Avery Cockersham ha mai fatto il nome degli assassini.
Lo so che questi soldi non ci permetteranno di fare molto, ma
voglio contribuire con tutto quello che ho. Se questo significa
rinunciare alle vacanze in Florida che avevo in programma per
quest'inverno, mi sta bene.
Tuttavia, prima di poter iniziare le indagini avevano bisogno
di ulteriori documenti. Fra l'altro, alla luce delle rivelazioni di
Caruso, volevano riesaminare i resoconti originari della polizia
che erano stati presentati ai due processi. Rubin aveva richiesto
cos tanti documenti che Beldock aveva replicato che avrebbero
impiegato un'infinit di tempo a trovarh e a fotocopiarli tutti.
Solo i documenti esibiti al processo occupano due casse
piene disse.
Rubin rispose che avrebbe mandato un paio di amici a fare
il lavoro. Myron poteva scovare le pratiche e loro le avrebbero
fotocopiate. Myron acconsent. Rubin gli disse che le persone
che avrebbe mandato conoscevano il caso. Sarebbero state le
sue gambe quindi lo preg di dar loro tutto quello di cui avevano
bisogno.
L'atrio dell'edificio al numero 565 della Fifth Avenue era deserto.
C'era solo il fattorino seduto di fianco all'ascensore, che,
con il piede seguiva il ritmo della musica della sua radio portatile.
I canadesi erano colpiti dal fatto che Beldock, un'avvocato da
250 dollari all'ora, trovasse il tempo per andare in ufficio di sabato e
pazientemente cercare le pratiche per un cliente indigente intenzionato
a riaprire il suo caso. Rubin aveva spedito a Beldock i
soldi vinti col ricorso e Beldock - senza tener conto di quanto
lui e il suo studio avessero speso per questo caso nel corso degli
anni, certamente nell'ordine dei milioni di dollari fra onorari e
spese - aveva acconsentito a usare i soldi per pagare un nuovo
investigatore.
Terry e Sam si fermarono al sesto piano. Alla loro sinistra videro
una grande porta ricoperta di pelle nera - l'entrata per la
reception dello studio. Ma prima di raggiungerla, il volto di un
uomo, con un berretto calato in testa, fece capolino da una
porta in fondo al corridoio.
Terrence e Sam - le gambe di Rubin,  cos? Da questa
parte. Salve, sono Myron Beldock. Beldock parlava con un
raffinato accento newyorchese. Era di bassa statura e indossava
una tuta da jogging, delle scarpe da tennis e un berretto (un ricordo
anni Cinquanta, quando a Parigi frequentava la Sorbona).
Dissero a Beldock che erano onorati di conoscerlo e lodarono
il suo impegno e devozione al caso. Avevano letto le sue
straordinarie relazioni.
Beldock li condusse, attraverso gli uffici vuoti, a due scatoloni
giganteschi pieni di carte che stavano gi aspettando di
fianco a una fotocopiatrice dall'aspetto rassicurante. Passarono
tutto il pomeriggio a leggere le pratiche e a fotocopiarle; poich
non riuscirono a fotocopiare tutti i documenti, Myron
promise che avrebbe finito per loro, e glieli avrebbe inviati a
inizio settimana. Beldock riport alla luce tutte le relazioni balistiche,
nonch le fotografie dei reperti presentati al processo(1);
c'erano inoltre le fotografie del bar Lafayette, dentro e fuori,
delle vittime, della Dodge Polara del 1966 di Rubin.
Proprio prima di andare via, Terry chiese a Beldock a che
punto era il ricorso di Rubin. Beldock rispose che il venerd
seguente ci sarebbe stata un'udienza sulle prove fornite dalla
pratica Caruso presieduta dal giudice Leopizzi. Speravano di
arrivare a un capovolgimento della condanna sulla base di sottrazione
di prove.
Leopizzi, di nuovo? Non  forse inutile? chiese Terry.
Che cosa  successo al tribunale federale?
Myron spieg che siccome la pratica di Caruso veniva considerata
come una nuova prova, la difesa doveva presentarla al
giudice del processo (cio Leopizzi) il quale, essendo quello pi
informato sui fatti del caso, teoricamente dovrebbe essere la
persona pi indicata a valutarne l'importanza.
 la legge. Prima dobbiamo esaurire tutte le procedure riparatorie
previste dalla legge statale.
Dalla nostra conoscenza del caso, non sembra una gran riparazione
replic Terry. Si riferiva all'udienza del 1981 sul test
della macchina della verit di Bello, e anche all'udienza del
1979 sulla condotta illegale della giuria di cui aveva esaminato
i documenti.
Dopo il processo del 1976, uno dei giurati, John Adamo, in
preda a una crisi di coscienza, si present spontaneamente al
giudice Leopizzi per informarlo dei suoi dubbi sull'imparzialit
di alcuni dei giurati votanti (in quanto sostituto Adamo non
prese parte alla votazione di colpevolezza o innocenza ). Adamo
fece il nome di tre giurati che avevano manifestato dei pregiudizi
razziali: per esempio si riferivano alle persone di colore
con il termine denigratorio di melanzana nel senso di sporco
negro. Due giurati fin dall'inizio sapevano gi come dichiararsi
e avevano detto a Adamo che non avevano bisogno di ascoltare
nessun'altra testimonianza. Un giurato era prevenuto verso
l'imputato poich la moglie gli aveva detto che il giornale diceva
che Carter non aveva superato la prova alla macchina della
verit. (Questa falsa informazione era stata divulgata dall'accusa
proprio a questo scopo.)
Per questa denuncia Adamo fu ricompensato con ostilit e
sospetto. Leopizzi lo accus di essere eccessivamente supponente,
sconsiderato, ingiusto e alla ricerca di notoriet
sfruttando un caso famoso in tutta la nazione. Dopo un'udienza
estremamente breve Leopizzi respinse le prove di Adamo, diffid
la difesa dal contattare gli altri giurati e conferm il verdetto
della giuria.
S disse Myron,  gi stato detto: tornare di fronte a
Leopizzi pu solo aggravare la situazione.
Inoltre chiese Sam, Leopizzi non ha forse rifiutato di considerare
le prove di Caruso?
Non tecnicamente rispose Beldock e aggiunse che questa
volta stavano presentando un'istanza formale per capovolgere
la dichiarazione di colpevolezza facendo leva sull'accusa di occultamento
di prove. Certo, molto probabilmente Leopizzi
avrebbe rifiutato la loro istanza, e quindi speravano di poter
scavalcare la corte successiva, la Corte d'Appello, e adire direttamente
la Corte Suprema del New Jersey, e poich questa
corte aveva impiegato gli ultimi tre anni a riesaminare il caso,
si sarebbe certamente rifiutata di revisionarlo ancora una volta
e li avrebbe rimandati alla Corte Federale, che dopotutto era
dove volevano arrivare.
E per le questioni gi giudicate dalla Corte Suprema, come
il test alla macchina della verit di Bello? Non possono essere
presentate alla Corte Federale mentre questa parte del caso segue
il suo corso?
No. Non secondo quanto stabilito dalle procedure di appello.
Non possiamo dividere il ricorso e fare giudicare una parte
del caso dalla corte dello stato mentre l'altra passa alla Corte Federale.
Questo  considerato un abuso di procedura.
Abuso di procedura? Vuoi dire forse un processo illegale?
Myron si tolse gli occhiali, sospir profondamente e si massaggi
gli occhi. Questa  la storia della nostra causa, cari amici,
vi posso mostrare che la battaglia lascia delle ferite, ma dobbiamo
continuare a lottare.
Beldock calcolava che in un paio di mesi il ricorso avrebbe
completato tutto l'iter previsto dalla legge, quindi avrebbero
dovuto presentare l'istanza di comparizione del condannato di
fronte al giudice e, entro l'estate, tutte le loro argomentazioni,
comprese le prove occultate racchiuse nella pratica di Caruso
sarebbero state giudicate da un tribunale federale. L'estate sembrava
esageratamente lontana, ma i casi giuridici hanno dei
tempi da rispettare, e questo i canadesi lo sapevano.
Rubin e i canadesi stavano per fare una scoperta sensazionale.
I documenti che l'accusa aveva passato alla difesa prima
dell'inizio del primo processo consistevano in un insieme di relazioni
dattiloscritte della polizia (la maggior parte senza firma)
e gli appunti che De Simone aveva preso durante gli interrogatori
dei testimoni. Poich De Simone era a capo delle indagini
sulla strage del bar Lafayette, aveva la possibilit di filtrare tutte
le informazioni. In seguito, sotto giuramento, ammise di aver
ri-scritto e mescolato gli appunti e le relazioni, eliminando gli
originali. Le pagine dei documenti dimostravano l'onnipotenza
di De Simone; i canadesi cominciarono perfino a riconoscere
la sua calligrafia.
Una relazione dattiloscritta presentata dal detective Howard
Kline della polizia di Paterson, attir subito la loro attenzione.
Portava la data del 1 luglio 1966, due settimane dopo gli omicidi
del bar Lafayette. La relazione diceva che poco dopo mezzanotte,
alla centrale di polizia era arrivata una telefonata richiedendo
l'intervento di una pattuglia al bar Lafayette, dove
era avvenuta una rissa. Quando il detective Kline arriv sul
luogo, incontr due poliziotti i quali gli dissero che una donna,
probabilmente, aveva delle informazioni sulla sparatoria del bar
Lafayette. Kline scrisse:
Girai l'angolo... qui parlai con una donna nera, di corporatura
media, non molto alta e con la pelle molto scura.
Gli chiesi di dirmi il suo nome e... disse che il suo nome
era Louise... e che viveva al 257 di Lafayette Street; accanto
a lei c'era un uomo che Louise present come Avery
Cockersham, suo marito, e che fu presente durante tutto
l'interrogatorio.
Louise disse al detective che lei, Avery e un altro uomo di colore
erano vicino al tavolo da biliardo quando era scoppiata una
lite con un uomo bianco. In seguito era arrivata la polizia che
aveva fatto uscire l'uomo bianco dal bar.
Ancora una volta Rubin e i canadesi erano sconcertati. Avevano
dato per scontato che Avery e Louise fossero bianchi; scoprire
che erano neri era sbalorditivo per varie ragioni. Nel processo
del 1976 uno dei punti principali nella presentazione del
movente da parte dell'accusa era che il bar Lafayette e il suo barista
erano dei bersagli naturali o perfetti per una vendetta
razziale perch Jim Oliver, il barista e vittima, era un fanatico e
si rifiutava di servire i neri. Ma Louise Cockersham, che adesso
avevano scoperta essere di pelle scura, era nel bar la notte della
sparatoria, ed era stata servita da Oliver quando aveva acquistato
la bottiglia di whisky per il suo party. Per di pi, Louise disse al
detective Kline che Jim Oliver era un uomo gentile e che perfino
la domenica le serviva da bere anche se non aveva soldi....
Quindi non solo c'erano dei neri che vivevano nel quartiere, ma
erano anche clienti abituali di un bar presumibilmente di soli
bianchi, il barista serviva loro da bere e gli faceva anche credito.
Ma forse l'aspetto di maggiore importanza, oltre al colore della
pelle di Louise,  che corroborava la versione che Bello aveva dato
circa la sua presenza nel bar, che tuttavia non fu la versione che rilasci
in tribunale quando neg di essere andato in quel bar la notte
della sparatoria. Secondo la prima versione Bello aveva visto entrare
una donna di colore e comprare un sacchetto (la bottiglia di
whisky), ed era poco prima dell'inizio della sparatoria. La presenza
di Bello nel bar era comprovata anche dalla dichiarazione che
Louise aveva rilasciato all'investigatore Thompson cio che nel bar
aveva visto due uomini bianchi a lei sconosciuti; l'altro probabilmente
era Bradley, il compare di Bello.
Secondo il rapporto, il detective Klein aveva interrogato anche
Pat Valentine, che anche in questa occasione (1 luglio) si
era fermata a bere con Louise e Avery. Valentine inform
Klein che Louise le aveva detto: Se torchiano Rubin Carter,
croller e dir la verit.
Valentine, Louise e Avery vennero portati alla centrale per
essere interrogati. Alle cinque del mattino De Simone mise a
confronto Valentine e Louise. Le note scritte a mano da De
Simone affermano: Balle. Non era chiaro a cosa si riferisse,
ma Rubin'e i canadesi sospettavano che Louise avesse negato
di aver commentato sul fatto di torchiare Rubin Carter.
Gli appunti di De Simone erano deliberatamente ingannevoli,
fuorvianti, incomprensibili, e quando furono consegnati
alla difesa prima del processo, servirono solo a confondere le
informazioni e allontanarono la difesa da un'indagine potenzialmente
fruttuosa.
Solo in retrospettiva e con le indicazioni fornite da Caruso, gli
appunti assumevano un significato diverso. De Simone, diversamente
da Rubin, sapeva molto bene che Avery e Louise erano
due testimoni oculari. Sotto il titolo Avery Cockersham [s/c]
De Simone aveva annotato: Non ho mai visto Reuben [s/c]
Carter. Nelle sue note De Simone fa sembrare che Avery avesse
saputo della sparatoria del bar Lafayette solo il giorno dopo, di
ritorno dal lavoro e quindi non aveva visto nessuno, e tanto
meno Rubin Carter. Mentre gli appunti di Thompson dicevano
che Avery era a casa e che aveva visto due uomini scappare dal
bar, e l'affermazione Non ho mai visto Reuben Carter indicava
qualche cosa di maggior rilievo e importanza: Avery aveva visto
due uomini, e nessuno dei due era Rubin Carter.
All'udienza sull'occultamento delle prove di cui al rapporto
Caruso, tenutasi a Paterson venerd 20 gennaio 1984, mentre
Myron Beldock stava presentando la richiesta procedurale affinch
la corte accettasse le nuove prove, il giudice Leopizzi infuriato
sbrait: Ne ho abbastanza di ascoltare le vostre assurdit.
Questo  quanto. Chiuse violentemente la porta del suo ufficio
dietro di s a voler sottolineare la chiusura del caso.
Aveva accusato gli avvocati della difesa Beldock e Steel di
aver deliberatamente insultato il sistema giudiziario, li aveva
accusati di negligenza professionale e di aver deliberatamente
trattenuto le informazioni del rapporto Caruso come mezzo
per poter ricominciare il procedimento di appello. Non tenendo
conto del fatto che sistematicamente alla difesa era stato
impedito di venire in possesso delle informazioni contenute nel
rapporto Caruso - prima dal procuratore che aveva occultato
le prove e ne aveva negato l'esistenza, poi dallo stesso Leopizzi
che aveva rifiutato di considerare le prove e aveva sigillato la
pratica durante l'udienza di rinvio tre anni prima, e infine dalla
Corte Suprema dello Stato che era all'oscuro delle svariate richieste
della difesa per fare aprire la pratica - i Leopizzi accus
la difesa di aver aspettato di perdere il ricorso alla Corte Suprema
per il caso Bello prima di procedere con questo nuovo ricorso.
Questa causa deve arrivare a una conclusione disse Questa
 la mia modesta opinione... una causa che va avanti per diciotto
anni fa sembrare il sistema piuttosto inefficiente... Si 
gi protratta per troppo tempo.
Dopo l'udienza, Beldock disse a Rubin che era preoccupato
a causa del violento diniego di Leopizzi ad accordare il terzo
processo. Temeva che Leopizzi fosse pronto a seppellirci. Ma
Rubin non era preoccupato. Ormai aveva scavato e scoperto
troppo per fare seppellire tutto di nuovo.
 Note.
1. Beldock trov anche la deposizione di Pat Valentine del 1979 in relazione
al suo ricorso contro Bob Dylan e la Columbia Records per avere
una giusta e onesta parte dei proventi guadagnati con la canzone Hurricane.Valentina
sosteneva che la canzone la presentava sotto una luce sfavorevole,
ma in seguito ammise che tutto quello che Dylan aveva detto su di
lei era vero. Il suo ricorso fu ritirato prima di arrivare in tribunale.


Capitolo 19.

Dopo avere scorso i nuovi documenti della scoperta, Rubin
e i canadesi dovettero concordare con la conclusione dell'investigatore
Caruso secondo cui, nella migliore delle ipotesi,
le prime indagini sui morti del bar Lafayette erano un gran pasticcio.
Non erano state trovate armi, non c'era nessuna impronta
digitale (per lo meno non ne era stata mai scoperta nessuna),
non erano stati svolti test con il guanto di paraffina per la
ricerca di residui di polvere da sparo, cosa che avrebbe dimostrato
in maniera definitiva che Carter e Artis non avevano sparato.
Dato che non c'era nulla di concreto, Rubin si trovava impigliato
in un'inestricabile rete di incertezze che cambiavano in
continuazione e non si potevano combattere.
Le prove balistiche erano un esempio appropriato. Secondo i
rapporti della polizia, era stata condotta un'indagine approfondita
dell'area attorno al bar Lafayette da dieci agenti di polizia e forse
altri due ancora all'alba, il giorno 17 giugno 1966. L'indagine
era terminata alle 7,30 senza risultati. Tuttavia, un conducente
d'autobus, di nome John Opperly, proprio all'ora in cui si
concludeva l'indagine, riusc a scorgere un bossolo di fucile sulla
carreggiata, in piena vista, mentre guidava il suo bus lungo la
strada nei pressi del bar. Opperly si ferm, raccolse il bossolo e lo
port alla polizia. Questa storia affascin i canadesi, ma il tentativo
di rintracciare l'introvabile bossolo si dimostr un esercizio
all'insegna dell'assurdo.
Anche se i canadesi non sapevano un'acca di balistica, non
bisognava essere dei grandi esperti per notare che, in parti
diverse del rapporto, il bossolo veniva descritto in tre modi diversi
(ciascuno dei quali escludeva l'altro), era stato - secondo
il racconto - trovato in tre (se non quattro) posti diversi e lo si
poteva far risalire a tre diversi possessori, anche se ciascuna catena
a ritroso iniziava con il conducente d'autobus Opperly.
C'erano cos tante discrepanze, incoerenze e contraddizioni nel
rapporto ufficiale relativo al bossolo che i canadesi dovettero
fare un altro schema.
Il bossolo di Opperly, di per s, non aveva un grosso significato.
Era, tuttavia, un tipico esempio dell'inaffidabilit di qualunque
prova relativa al caso. Rubin invi schema e analisi delle
prove a Beldock, inclusa una cartina di Paterson in cui erano
evidenziate le diverse localizzazioni del bossolo. Beldock trov
il tutto affascinante, come aveva trovato affascinanti le penetranti
analisi di Rubin del rapporto di Caruso. Era convinto che
Rubin stesse indagando nella giusta direzione.
Un lavoro dannatamente buono! gli disse al telefono. Sei
sulla strada giusta!
Lavorando al suo caso giorno dopo giorno, Rubin era adesso
sincronizzato sul tempo esterno, il tempo reale, quello in cui
ci si prende cura delle varie faccende man mano che si presentano,
ben diverso dal tempo della prigione, in cui i compiti
vengono prolungati e il temporeggiare  una virt che riempie
i calendari. Tempo reale significava non starsene alzato di notte
e dormire di giorno, una regola per Rubin, prima che comparissero
nella sua vita Lesra e i canadesi. Significava tener presenti
gli orari degli uffici in modo da poter telefonare agli avvocati,
ricevere visite dietro a un vetro di protezione e tener pronte le
lettere da imbucare quando la guardia avesse fatto il giro del
mattino per prelevare la posta in partenza.
Rubin mostr un improvviso interesse a entrare in possesso
di promemoria, da aggiungere al Manuale del detenuto che i secondini
facevano circolare fra il popolo dei carcerati. I detenuti
che avevano compreso il contenuto delle note o, pi probabilmente,
quelli che non riuscivano a seguire l'incomprensibile
gergo con cui erano scritte queste notizie di cambiamenti
di regole erano ben lieti di passare i loro foglietti a Rubin.
Questi li metteva ordinatamente uno sull'altro e li spillava
assieme. Non che gli servissero per arricchire la sua cultura n
erano da conservare come oggetti di valore: il lato bianco serviva
da bloc-notes. Aveva infatti gi finito quei pochi bloc-notes
legali che la prigione consentiva di ricevere.
Quando non studiava i documenti nella propria cella n martellava
sui tasti della macchina da scrivere buttando gi lettere per
i suoi avvocati, Rubin stava al telefono con Terry, Lisa e Sam a
parlare del suo caso, a sviscerare le prove, ad analizzare i temi, a
scrivere appunti sui suoi improbabili bloc-notes. Le telefonate
dovevano ancora essere fatte a carico del destinatario, anche se
erano nella stessa citt. C'erano due telefoni a pagamento da dividere
fra le centinaia di detenuti del braccio sinistro-6. Ogni
giorno veniva affissa una lista per le telefonate; ogni detenuto che
metteva il proprio nome aveva diritto a una telefonata di dieci
minuti. In genere, i detenuti erano in grado di organizzarsi da soli;
alcuni cedevano la loro prenotazione di chiamata ad altri, cos
coloro che per qualche motivo avevano bisogno di pi tempo
per telefonare, a volte riuscivano a ottenerlo. Tutti quelli del
braccio potevano vedere e tutti quelli della prigione sapevano,
che ogni azione di Rubin aveva un unico obiettivo, la sua libert,
e cos molti detenuti e molte delle guardie si dimostravano
particolarmente generosi con lui. Ogni volta che si liberava un
telefono, lui lo poteva usare.
C'erano alcune guardie, per, che si rifiutavano di far uscire
Rubin dalla cella se non aveva una prenotazione di telefonata
per quell'ora. E c'era quello stravagante detenuto che era cos
fuori di testa che teneva occupati i telefoni senza ragione alcuna,
dando problemi a tutti, Rubin incluso. Di conseguenza,
Carter non poteva mai contare su un accesso costante al telefono.
Un giorno, ansioso di arrivare al telefono per chiamare il suo
avvocato, venne bloccato dall'assurdo comportamento di quel
detenuto che stava facendo scherzi al telefono, componendo
numeri a casaccio per vedere se qualcuno accettava chiamate
con pagamento a suo carico. Rubin si mise ad andare avanti e
indietro, cosa che non aveva mai fatto, e si lament del torto
subito con un altro detenuto che si trovava per caso in piedi vicino
ai telefoni, un tipo cordiale che Rubin e i canadesi chiamavano
Sweet Al.
Quella sera, la cella del detenuto fuori di testa prese fuoco.
Fortunatamente il suo occupante al momento non c'era. Non
solo la sua cella adesso era inabitabile, ma la dirigenza afferm
che la sua stessa sicurezza era in pericolo. Arrivarono alla conclusione
che l'incendio era stato intenzionale e spostarono
l'uomo in un altro braccio.
Quando, il giorno dopo, Rubin scese le scale dal quarto piano,
vide Sweet Al che lo salutava con la mano, con un sorriso
che gli andava da un orecchio all'altro.
Ehi, Rubin! Immagino che quel tipo fuori di testa non ti
dar pi fastidio coi telefoni, eh, Rube?
Quando Al scoppi a ridere, Rubin si ricord i commenti
sui telefoni fatti ad Al il giorno prima. Dio santo! pens
Rubin. Doveva ricordarsi di stare attento a quello che gli usciva
dalla bocca.
Una guardia da poco assunta di nome Cooper, un bianco
dell'et di Rubin, fu assegnato al suo braccio. Dopo averlo osservato
per qualche giorno, Rubin gli chiese se avesse notato come
i detenuti sembravano ostili nei suoi confronti. Cooper si era accorto
dell'animosit, ma non aveva idea di quale potesse esserne
la causa. Rubin gli chiese se poteva azzardare un suggerimento.
Spieg di sapere che il manuale delle guardie diceva che, dopo
aver tirato il chiavistello e aperto la porta della cella, l'uomo addetto
alla sicurezza deve aspettare che il detenuto lasci la cella, gli
si deve mettere proprio dietro, seguendolo finch non arriva a destinazione,
sia questa la doccia, il telefono o altro.
Proprio cos.
Ma pensi un po' a come si sente un uomo dopo che  stato
tenuto chiuso a chiave, a volte per 23 ore filate, quando finalmente
esce dalla cella e si trova una guardia che gli alita sul collo.
 davvero troppo. Il suggerimento di Rubin a Cooper era
di aprire la porta e fare un passo indietro. Dia a quell'uomo
l'unico spazio che pu avere per quel breve istante e lasci che
sia lui a prendere il passo con cui deve camminare in qualunque
posto stia andando. Una piccola considerazione come questa significa
molto per un detenuto. E pu essere persino pi importante
per una guardia. Mettiamo, per ipotesi, che l'uomo che
lui ha fatto uscire dalla cella abbia appena saputo che sua madre
 morta o che il suo ricorso in appello  stato respinto: potrebbe
sembrare che la guardia, incalzandolo cos da vicino, stia scrutando
fin nell'intimo della sua vita.
Pochi giorni dopo, Cooper and nella cella di Rubin. Disse
che non era la prima volta che lavorava in una prigione; infatti era
appena arrivato dalla Raifrd State Prison, in Florida, dove aveva
lavorato per 19 anni. Disse a Rubin di aver pensato che Raiford,
con la sua terribile reputazione, fosse la peggior fogna della terra,
ma che Trenton faceva sembrare Raiford un angolo di paradiso.
E voleva parlare con Rubin del consiglio che gli aveva dato.
Rubin afferm che era molto importante per lui che qualcuno
ascoltasse i suoi suggerimenti capendo lo spirito con cui erano
stati dati.
Sa, disse Cooper, ho guardato come lei si muove nel braccio.
Tutto di lei (e in tanti anni ho osservato un numero infinito
di detenuti) mi dice che non ha niente a che fare con questo
posto. Ho parlato di lei a mia moglie. Le ho raccontato che
a Trenton ho visto un uomo che so nel pi profondo del mio
cuore essere innocente. Rubin...  questo il suo nome, vero?
Voglio che sappia che io e mia moglie stiamo pregando per lei.
Una settimana pi tardi, i canadesi si trovavano nel parlatorio
con Rubin. Era il primo giorno che Cooper prestava servizio
l. Indicando Rubin, chiese di lui a una delle guardie che prestavano
normalmente servizio nel parlatorio.
Rubin Hurricane Carter?
No, precis Cooper, quel tipo che sta seduto laggi.
S, lui. Quello  Rubin Hurricane Carter.
Cooper quasi travolse Rubin. Lei  Hurricane Carter? Proprio
lei? Non me lo aveva mai detto!
Sapeva che il mio nome  Rubin, replic Rubin, con un
sorriso.
Non vedo l'ora di arrivare a casa e dire a mia moglie per chi
stiamo pregando!
Rubin e i canadesi erano sicuri che il 1984 non avrebbe tradito
le aspettative, non tanto quelle del famoso romanzo di Orwell,
quanto la promessa, in qualit di anno bisestile, di catapultare
Rubin oltre il muro.
Con il denaro della causa, assunsero Herb Bell, l'investigatore
privato di Plainfield, New Jersey, che avevano utilizzato per
il caso di The Rose. I canadesi gli diedero del materiale di supporto,
fra cui gli importanti documenti di Caruso e la loro copia
del grande schema che riassumeva il caso di Rubin. Herb si
incontr e si consult con Rubin a Trenton e fece un viaggio
a New York per parlare con Beldock. Dato che il caso era cos
complicato, era necessaria una straordinaria mole di preparativi.
Il primo compito di Bell fu andare a Charlotte, nel North
Carolina per scovare tutte le informazioni su Avery Cockersham.
Rubin aveva dato a Bell un elenco di domande a cui voleva
fosse data una risposta.
Il dottor Boween, che aveva curato Avery al Davis Community
Hospital di Statesville, fu molto gentile con Bell e gli mise
a disposizione di buon grado i suoi file. Avery era stato un paziente
di quell'ospedale dal gennaio al marzo del 1976, mese in
cui il primo verdetto di Rubin venne rovesciato. Fu poi trasferito
al Veteran's Administration Hospital, dove mor nel luglio
di quell'anno. Il medico non riusc a trovare alcuna annotazione
negli archivi di visite da parte di poliziotti o investigatori,
ma possedeva registrazioni che mostravano che Avery aveva
avuto un attacco il 26 gennaio, vale a dire due giorni prima che
l'investigatore Thompson andasse a trovarlo.
L'intervista di Bell all'infermiera che aveva assistito Avery
non produsse alcun risultato, ed egli non riusc a rintracciare la
seconda moglie di Avery, Fanida Cockersham, nel North Carolina.
Torn nel New Jersey a mani vuote.
Era la prima volta che Rubin era stato coinvolto in modo attivo
in un'indagine del suo caso, e non si perse d'animo. Secondo i
rapporti di Thompson, Louise Cockersham viveva ancora a
Paterson nel 1976. Rubin decise di cercare l. Avrebbe chiamato
suo cugino Ed, che pure viveva a Paterson ed era perfettamente
informato sulla comunit di colore; Ed conosceva tutti.
Edward Carter aveva 51 anni, cinque pi di Rubin. Anche
se i due cugini non si erano sentiti per lungo tempo, erano stati
vicini negli anni Sessanta, nei giorni della guerra contro la povert
e il movimento per i diritti civili. Ed era stato al fianco
di Rubin durante il primo processo e in seguito, quando Rubin
era stato rilasciato dietro cauzione nel 1976, Ed lo aveva accompagnato
dappertutto, rimanendo al suo fianco nel corso del
secondo processo. Ed era, secondo le parole di Rubin, una
lunga abbondante sorsata d'acqua, dinoccolato e alto due metri.
Assieme, formavano una buffa coppia, che ricordava ai canadesi
una foto che avevano scattato a Lesra e William a Toronto.
Mancava un mese a Pasqua quando Rubin chiam Ed. Prima
di avere la possibilit di chiedergli se conosceva una certa
Louise Cockersham, Ed gli annunci che era felice che avesse
chiamato perch aveva qualcosa di importante da comunicargli.
Di recente gli era capitato di prendere un taxi e di mettersi
a parlare col conducente, un bianco nato nel sud, ma che viveva
e lavorava a Paterson da alcuni anni. Il tassista sapeva che Ed
era cugino di Rubin Hurricane Carter e prese a dire che Rubin
era stato accusato ingiustamente.
Io so che suo cugino  innocente, aveva detto.
Come fa a saperlo? O sta semplicemente tentando di essere
gentile con me? domand Ed, con una certa ironia.
Lo so.
Beh, due giurie non lo sapevano.
Io lo so perch l'ho visto al Nite Spot quando la sparatoria
al bar Lafayette stava passando alla storia.
Il tassista entr nei particolari. La mattina del 17 giugno 1966
stava portando un passeggero sulla 18esima Est, quando si trov
sbarrato l'accesso a Govemor Street, una strada a senso unico.
Ci che ostruiva il passaggio era una Dodge bianca parcheggiata
lontano dal marciapiede. Scese dal taxi e not che le chiavi
erano state lasciate nel cruscotto. Stava per spostare l'auto
quando qualcuno fuori dal Nite Spot gli aveva gridato che se
non voleva essere mandato a quel paese, avrebbe fatto meglio
a non toccare quella macchina. Non sa di chi  quell'auto? 
l'auto di Hurricane. Cos l'uomo chiese dove fosse Hurricane
Carter e gli fu risposto: Dentro al Nite Spot.
Il tassista entr allora nel Nite Spot, che era pieno di gente.
Trov Carter e gli chiese di spostare la macchina. Carter stava
parlando con delle persone e gli disse di spostare quel dannato
affare da solo. Cosa che l'uomo raccont di aver fatto; poi torn
nel locale e allung le chiavi a un barista che le pass a Rubin,
dato che non gli era possibile arrivare vicino a lui, il locale era
adesso ancor pi affollato.
Quando il tassista ritorn al suo taxi, sent alla radio su una
frequenza della polizia che c'erano dei problemi al bar Lafayette.
Mentre continuava la corsa col suo passeggero, gli
giunse il suono delle sirene.
Gli era sempre stato chiaro che Rubin non si sarebbe potuto
trovare in due posti contemporaneamente. Ma aveva troppa
paura di rappresaglie da parte dei poliziotti per farsi avanti, cos
se ne era rimasto zitto.
Mi sono incontrato con lui un'altra volta, Rube, per strappargli
qualche altra confidenza. Ma mi ha controllato per vedere
se avevo dei fili, un microfono. Non voleva dirmi nient'altro.
 spaventato, Rube.
Ed, disse Rubin, ascoltami con attenzione.  estremamente
importante. Adesso devo riattaccare, ma voglio che tu
ripeta esattamente quello che mi hai appena detto ad alcuni
miei amici che sono a Trenton per aiutarmi a uscire dal carcere,
Terry e Sam. Trattali come gente di famiglia e rispondi a tutte
le loro domande.
Quando Rubin riattacc, annot sul retro dell'Appendice al
Manuale del Detenuto n. 011-83: Penso che sarebbe meglio se
Beldock e Bell andassero con Ed a farsi rilasciare una dichiarazione
da questo tipo.
Terry e Sam erano cos eccitati per le informazioni avute
da Ed che, anche se era ormai gi sera tardi, decisero di chiamare
Beldock e Bell senza indugio per riferire la novit. L'importanza
della cosa risult immediatamente chiara. Questo poteva
essere un vero alibi di ferro.
Significativo per i canadesi, che ora conoscevano la nuda e
cruda registrazione dei fatti, era che la chiamata che il tassista
aveva sentito per caso era la prima chiamata trasmessa alla radio
della polizia, subito dopo la sparatoria. Si parlava infatti di problemi
al Lafayette, non di sparatorie o omicidi, solo problemi.
Quando ricevette quella chiamata, la polizia rispose immediatamente
e, nel recarsi sulla scena, individu un'auto bianca che
si dava alla fuga; si mise immediatamente a inseguirla, per poi
perderne le tracce dopo alcuni minuti in un punto imprecisato,
vicino al ponte sull'autostrada per New York. Come poteva
quella essere l'auto di Rubin o come poteva Rubin stare su
quell'auto quando lui si trovava al Nite Spot? Inoltre, che Rubin
avesse l'abitudine di lasciare le chiavi nell'auto era cosa risaputa.
E il fatto che avesse lasciato l'auto ferma in modo da
bloccare l'accesso alla strada era perfettamente in linea con la
sua arroganza da stella dello sport, ed era spiegato anche dal
fatto che, essendo appena tornato al Nite Spot dopo aver accompagnato
a casa Cathy McGuire e sua madre, egli aveva intenzione
di andarsene di nuovo con Wild Bill Hardney e arrivare
fino a casa per prendere un po' di soldi. Che il Nite Spot
fosse pi affollato quando il tassista vi fece ritorno per restituire
le chiavi coincideva con il momento in cui il complesso aveva
smesso di suonare e la sala sul retro si andava svuotando mentre
la gente passava nella zona bar sul davanti. Era esattamente allora
che Rubin, il quale non era riuscito a convincere Hardney
ad accompagnarlo a casa, aveva chiesto a John Artis di andare
con lui. Infine, il fatto che Rubin avesse lanciato a John le chiavi
coincideva col fatto che le chiavi non erano pi nell'auto, ma
che gli erano state restituite dal barista. Tutto quadrava.
L'unico punto inquietante era perch Rubin non si era ricordato
lui stesso di quell'episodio. Ma cosa diavolo avrebbe
spinto il tassista a inventarsi una storia del genere se non era vera,
e come avrebbe fatto a costruirne una con cos tanti aspetti
che coincidevano con precisi particolari del caso se le cose non
fossero davvero andate in quel modo?
Beldock, che come avvocato andava coi piedi di piombo,
era d'accordo sul fatto che, se l'uomo si fosse fatto avanti e
avesse parlato, avrebbe potenzialmente potuto fornire a Rubin
un indiscutibile alibi. Ma prima anche solo di pensare di portarlo
davanti alla corte, disse a Rubin, dobbiamo controllare
noi stessi. Come nuova prova, bisognava presentarla a
Leopizzi. Cos non solo il tassista sarebbe stato costretto ad andare
a testimoniare, ma avrebbe dovuto anche essere pulito e avrebbe
dovuto essere forte perch l'accusa e il giudice lo avrebbero
fatto a pezzi.
I canadesi chiesero a Rubin come mai non si era ricordato
l'episodio del tassista. Lui rispose che non lo sapeva. Disse che,
con ogni probabilit, non si era trattato di un evento particolarmente
memorabile o importante, quel genere di cose cui
non si presta molta attenzione. Ma da quando Ed glielo aveva
fatto venire in mente, ci aveva pensato a lungo, cercando di
ricostruirsi la scena nella mente. E pensava di riuscire a ricordarsi
di aver visto un uomo bianco, vestito con una comoda camicia
scozzese sui toni chiari del marrone e pantaloni marroni, entrare
al Nite Spot poco prima dell'ora di chiusura, ma non riusciva
a ricordarsi di avere avuto le chiavi n da lui n da un barista
n da nessun altro.
I giorni successivi, Ed Carter fece due tentativi per organizzare
un incontro fra il tassista e Beldock e Bell. Il primo tentativo
fu mandato all'aria da una singolare tempesta (fra tutte le
possibili, proprio un uragano) che impervers sulla costa del
New Jersey il 29 marzo, causando estese inondazioni nel bacino
del fiume Passaic. Al secondo tentativo, due giorni dopo,
dovevano incontrarsi al Meadowlands Hilton. Il tassista non si
fece vedere. Era evidente che non voleva parlare. Si doveva
escogitare una nuova strategia.
Alle 16,30 di mercoled 4 aprile Ed Carter rimase in attesa
presso la compagnia dei taxi, stando a osservare e aspettando
che il tassista iniziasse il turno di lavoro, poi entr nel suo taxi.
Ed gli chiese di portarlo alla 18esima Est, angolo con Govemor
Street. Non era un lungo tragitto. Il tassista era nervoso. Si fermarono
sull'angolo dove un tempo si trovava il Nite Spot e,
prima che se ne rendesse conto, Myron Beldock e Herb Bell
erano balzati dentro al taxi e gli dicevano di non avere paura.
Dissero che capivano benissimo che lui non volesse parlare,
ma forse poteva limitarsi a mostrare loro cosa aveva fatto con
l'auto di Rubin quella notte di giugno del 1966: dove era ferma
e dove lui l'aveva spostata. Egli continuava a ripetere che aveva
paura di perdere il lavoro, paura di quello che la polizia di Paterson
poteva fare a lui o alla sua famiglia. Era sicuro che lo
avrebbero perseguitato.
Ed Carter ricostru l'incidente, cos come il tassista glielo
aveva riferito. Il tassista non neg nulla. Disse che a causa di
quanto aveva visto voleva aiutare Rubin Carter, ma aveva paura
che nessuno potesse offrirgli la protezione di cui avrebbero
avuto bisogno lui e la sua famiglia se avessero continuato a vivere
a Paterson. Ed, Myron e Herb lo supplicarono di uscire
allo scoperto: un innocente si trovava in prigione. Egli disse
che gli spiaceva di non poter parlare, ma aveva moglie, figli e
un'ipoteca da estinguere. Era sinceramente tormentato. Gli
suggerirono di parlare con un sacerdote o con qualcuno in cui
avesse fiducia e di tornare poi da loro se avesse cambiato idea.
Beldock gli lasci il suo biglietto da visita.
Rubin, era proprio come nei film! disse Myron al telefono
quella sera, esaltato. Il nostro tempismo  stato fantastico. Eravamo
una vera squadra.
Anche se Beldock era ben lontano dall'essere sicuro che il
tassista si sarebbe fatto vivo, era per convinto che egli avesse
davvero visto Rubin e la sua auto, proprio come aveva riferito
Ed. Beldock era sicuro che il tassista non aveva raccontato quel
fatto per farsi pubblicit o per darsi delle arie. Temeva chiaramente
una rappresaglia della polizia, una minaccia non certo
rara in questo maledetto caso.
E noi non possiamo davvero far niente per proteggerlo. 
lo Stato a detenere tutto il potere, noi non ne abbiamo nessuno.
Ma questo  molto eccitante, Rubin. Niente mi fermer.
 
Capitolo 20.

Lesra e Marty stavano facendo un'ottima impressione
all'Universit di Toronto dove si stavano entrambi specializzando
in antropologia. In un corso che seguivano assieme,
collaborarono a un progetto di ricerca importante sui pregiudizi
razziali. La loro esposizione orale della storia e della sociologia
del razzismo contro i neri in Canada e negli Stati
Uniti apr di colpo gli occhi a molti studenti. Pochi dei loro
compagni capivano fino a che punto il retaggio della schiavit
continuava a influire sul modo di pensare e sulle prospettive
dei nostri giorni.
Lesra seguiva anche dei corsi di filosofia. In uno dei suoi lavori,
un saggio sui principi della giustizia scritto per un corso di filosofia
politica del secondo anno, ricevette il massimo punteggio.
Il suo tutor, uno studente di filosofia, scrisse questo commento:
Guarda,  semplicemente splendido... potresti pensare di pubblicarlo
immediatamente... stai lavorando a un livello che si avvicina
ai limiti delle mie conoscenze e mi sento a disagio a darti dei
consigli.
Il lavoro di Lesra arriv anche sotto agli occhi dell'antropologo
Richard Lee, un ex professore di Harvard, noto in tutto il
mondo per i suoi studi sui Kung (i boscimani), una popolazione
di cacciatori-raccoglitori dell'Africa meridionale. Il tradizionale
modo di vivere su basi ugualitarie dei Kung, che metteva
in primo piano la collaborazione e la condivisione, rivestiva per
Lesra un particolare interesse. Non gli ci volle molto prima di
diventare il protetto di Lee all'Universit di Toronto.
A Trenton, anche Sam, Terry e Lisa si dedicavano ad attivit
accademiche. Quando non si occupavano del caso di Rubin, si
occupavano di Dorothy, la figlia maggiore della loro amica
Isabell. Dorothy frequentava la seconda. Era molto brillante e i
canadesi non riuscivano a capire perch fosse rimasta indietro
di un anno. La facevano leggere per loro, e lei lo sapeva fare,
anche se non troppo bene. Bisognava lavorare un po', battendo
soprattutto sulla fonetica, ma ci di cui pi aveva bisogno era
un po' d'incoraggiamento. Non andava bene a scuola perch i
suoi insegnanti non si aspettavano che lei avesse buoni risultati,
e noi tutti abbiamo l'abitudine di adeguarci alle basse aspettative
che gli altri hanno su di noi.
I canadesi erano felici di poter passare un po' di tempo con
Dorothy, una delle bambine pi sensibili e affascinanti che
avessero mai incontrato. Lei per loro era una boccata di ossigeno
che li sollevava dal miasma dei guai di Rubin e dalla particolare
claustrofobia che provavano a vivere nel New Jersey.
Tre o quattro volte la settimana, Isabell lasciava Dorothy nel
loro appartamento dopo la scuola. Loro le insegnavano leggendo
ad alta voce e facendo dei giochi. Uno era il gioco del negozio
con soldi veri; Dorothy doveva essere capace di dare e
ricevere il denaro giusto ed era costretta a stare sempre in guardia
perch i suoi maestri, a quanto pareva, o non erano troppo
bravi in aritmetica o cercavano sempre di imbrogliarla. E doveva
stare attenta a Terry che provava una diabolica gioia a slegarle
i lacci delle sue scarpe quando meno se lo aspettava.
Una sera che a scuola c'era il ricevimento dei genitori, Sam
parl con l'insegnante di Dorothy. Era un afroamericano, con la
pelle molto chiara, quasi gialla, cosparsa di lentiggini. Dorothy
aveva la pelle molto scura. Il suo insegnante aveva una bassa opinione
dell'abilit scolastica di Dorothy e l'aveva messa nel secondo
gruppo di lettura in ordine di lentezza della classe. Sam disse
all'insegnante che stava seguendo Dorothy e la riteneva una studentessa
insolitamente intelligente e capace. Aggiunse che non vi
era alcun motivo per cui Dorothy non dovesse stare nel gruppo
di lettura pi avanzato. Questi commenti, espressi con ferma
convinzione, colpirono l'insegnante.
A volte, quando si trovava nel loro appartamento, Dorothy
andava al telefono e chiamava Rubin. Sapeva tutto di lui.
Isabell le aveva raccontato chi era e perch si trovava in prigione,
e lei aveva guardato le fotografie di Rubin nel suo album.
Una volta, quando Dorothy aveva terminato la lezione, il televisore
era acceso e mandava in onda una replica del vecchio
programma Saturday Night Live. Guardate! grid la bambina.
C' Rubin in TV!
Aveva quasi ragione. Era un programma del 1976, pi o
meno l'epoca in cui il verdetto del primo processo di Rubin
era stato ribaltato. Dietro alle sbarre c' un tipo calvo che assomiglia
a Hurricane. Improvvisamente la porta della sua cella si
spalanca e lui viene liberato. Una voce dice, Non uscite mai
di casa senza! e poi vengono battute delle lettere su un'American
Express in bianco: Rubin Hurricane Carter.
Dorothy termin l'anno scolastico nel primo gruppo di lettura
della sua classe e ottenne un riconoscimento come alunna
che aveva fatto i progressi maggiori e che aveva letto di pi nel
corso dell'anno. Sarebbe andata avanti, in terza, raggiungendo
in un test scolastico nazionale un punteggio che rientrava nel
gruppo (10 per cento) dei migliori.
Rubin e i canadesi non dubitarono mai che la libert di Rubin
sarebbe divenuta una realt. Era una premessa che permeava e
sosteneva tutte le loro azioni.
L'unica volta in cui ci fu disaccordo fu quando i canadesi se
ne vennero fuori con l'idea del trasferimento alla prigione di
Stato di Rahway.
Perch dovremmo volere una cosa del genere? aveva chiesto
Rubin sdegnosamente.
Per un solo motivo: le condizioni l non sono cos terribili,
avevano risposto.
La prigione  sempre la prigione. Sono tutte uguali.
Rubin non voleva in realt parlare di questo, ma visto che
la questione era stata messa sul tavolo, sapeva di esserci costretto.
Discussero i vari motivi per cui andare a Rahway poteva
essere una buona idea. C'erano dei motivi pratici: era pi
vicina a New York, dava maggiori possibilit di contattare gli
avvocati e l'investigatore, i tempi delle visite erano pi lunghi
e, da quanto avevano saputo, i telefoni erano pi accessibili.
Questo trasferimento avrebbe facilitato la capacit di Rubin
di coordinare e partecipare all'indagine e al suo ricorso in appello.
Il cugino Ed stava cercando di rintracciare Louise Cockersham;
Herb Bell stava dandosi da fare per trovare le tracce
della corsa del tassista o chiunque lo avesse visto al Nite Spot
in quel momento cruciale; e Rubin, oltre a parlare a Beldock
regolarmente, stava anche portando avanti discussioni di strategia
legale con il professor Friedman.
E, cosa forse ancor pi importante, il trasferimento rappresentava
un passo fondamentale verso la scarcerazione. Se Rubin
non riusciva a trasferirsi ora, quando le porte della prigione
finalmente si aprivano, poteva non essere pi in grado di
trasferirsi nemmeno dopo. L'esterno, dopo quasi 20 anni sarebbe
stato molto pi destabilizzante. Essere gettato adesso in
un ambiente poco familiare sarebbe stato una buona pratica.
Un trasferimento lo avrebbe messo in grado di adattarsi ai
cambiamenti, a condizioni meno restrittive. Nel carcere di
Rahway, le visite si facevano all'esterno col bel tempo, e detenuti
e visitatori non dovevano starsene seduti su una sedia,
ma potevano passeggiare, bere un caff, mangiare insieme.
Era un ambiente un tantino pi umano, ma quel tantino era
importante.
Rubin replic che bisognava tenere in considerazione altri
fattori, come la sicurezza e la tranquillit. A Trenton, Rubin
era ben conosciuto dalle guardie e dai detenuti. Essi conoscevano
il suo modo di vivere nel penitenziario e, per lo pi, lo
lasciavano in pace. Sapevano che lui non partecipava ai programmi
del carcere, non andava a lavorare, non andava a
udienze in libert sulla parola, non aveva incontri con gli assistenti
sociali n con gli psicologi per una valutazione o un consiglio.
In una prigione nuova, avrebbe dovuto affermare da
capo la sua posizione. Poi, c'era anche la sindrome del giovane
duro. A qualcuno potrebbe venire in mente di farsi una reputazione
cercando di fottermi. No, concluse Rubin, era pi
sicuro per lui restarsene l a Trenton.
Ci vollero molte discussioni e nuovi problemi e frustrazioni
per l'accesso ai telefoni prima che Rubin cominciasse ad accettare
l'idea di trasferirsi. Inoltr una richiesta di trasferimento, e
ben presto fu felice di averlo fatto. L'atmosfera della prigione
di Trenton stava per diventare molto tesa.
Zona di guerra, scrisse Rubin sul terzo dei suoi bloc-notes
improvvisati. Me ne vado da qui...
Era il 15 maggio, ed erano passati otto giorni da quando i canadesi
avevano organizzato una festa a sorpresa per Rubin nel
suo braccio per festeggiare il suo quarantasettesimo compleanno.
Per questo evento senza precedenti, avevano cospirato con i detenuti
che conoscevano in quel braccio - The Rose, Brownie e
Rockfish - e avevano fatto arrivare inviti agli amici di Rubin in
tutta la prigione (Capt'n Dick e A.J. e Zig e Smalls e Zeke e Glen
e Ray e Brother Franklin e Gamu e Nick e il Greco e Saifuddin
e Misra e Four Fives and a Nine e Top Choice e Swamp
Man Smitty), avevano fatto entrare in carcere un'enorme torta
di compleanno (la si era dovuta suddividere in quattro spicchi
pi piccoli prima di avere il permesso di farla entrare) e si erano
messi d'accordo col magazziniere, Sam Jennings in modo da avere
gelato e bibite per gli ospiti. C'erano volute delle complicate
manovre. The Rose si era trascinato dietro in cortile Rubin
mentre gli uomini dentro stendevano una tovaglia (un lenzuolo)
sopra una tavola appoggiata sul pavimento su cui distribuirono
poi tutti i dolci e al di sopra della quale appesero un grande cartello
di Lenny: Festa di compleanno di Rubin oggi per tutti.
Braccio 6 di Sinistra - ore 16,00.
La sorpresa risult una sorpresa. A dispetto delle limitazioni
di movimento, molti invitati degli altri bracci della prigione
riuscirono ad arrivare fin l. Erano tutti felici di farla in barba a
Rubin, che non aveva il minimo sospetto. Una torta con due
strati di cioccolato, ricoperta da una glassa di cioccolato fondente
e sopra a tutto una sfiocchettata di gelato alla vaniglia?
Che tentazione!
Ma adesso nel braccio regnava un'atmosfera diversa. Pochi
giorni prima, era arrivato un nuovo detenuto, che non avrebbe
mai dovuto essere messo l. Si trovava in carcere perch aveva
violentato e ucciso la propria bambina; avendo commesso l'indicibile,
era ora oggetto del disprezzo di tutti. Avrebbe dovuto
essere messo in isolamento e affidato alle cure psichiatriche, anche
se questo non gli avrebbe garantito alcuna protezione. Uno
dei sorveglianti regolari nel braccio 6 di Sinistra, WiUis, aveva
aspettato al varco assieme ad altre due guardie che questo detenuto
andasse alle docce. Avevano atteso il momento opportuno,
fino a quando l'uomo si era tolto i vestiti. Poi avevano attaccato.
Erano entrati velocemente e lo avevano picchiato finch
aveva perso i sensi. Lo avevano preso a calci e a pugni e poi
lo avevano gettato nudo nella sua cella.
Uno strillo acuto che proveniva dall'ufficiale di guardia nel
braccio durante l'attacco aveva per Rubin un suono familiare.
Era sicuro di averlo sentito prima. Nel famigerato ospedale psichiatrico
criminale. Era il grido che aveva emesso uno degli anonimi
predoni nell'incitare gli altri in una frenesia di sadica allegria.
Ora Rubin era sicuro che Willis faceva parte dello squadrone
punitivo e ne era disgustato. Willis era il figlio di un ufficiale
che Rubin conosceva da anni e rispettava.
Rubin adesso squadr Willis attentamente.
Quel marted, Rubin not che egli lasciava il braccio prima
di aver finito il suo secondo turno e sospett che quella mezza
calzetta di guardia stesse andando a fare qualcosa di sporco.
Quando le luci del braccio quella notte non si spensero alla solita
ora, Rubin seppe con sicurezza che in qualche parte del penitenziario
stava succedendo qualcosa di brutto. Il giorno dopo
scopr cosa. Ebbe la notizia da un prigioniero fattorino, uno
che portava messaggi e consegne.
Era arrivato un gruppo di 15 detenuti dal penitenziario di
Stato di Cumberland nel New Jersey. Sembrava che qualcuno
si fosse lamentato del fegato servito a pranzo, rifiutandosi di
mangiarlo. Le autorit in seguito sostennero che diversi detenuti
avevano cercato di incoraggiare gli altri a unirsi alla protesta
ed erano poi stati trasferiti per aver dato inizio o incoraggiato
una dimostrazione di gruppo. Essi vennero ammanettati
e incatenati, caricati su cellulari e trasportati a Trenton dove furono
spietatamente picchiati e terrorizzati.
Rubin disse al fattorino di farsi rilasciare da questi tipi delle
dichiarazioni, in modo da poter fare qualcosa.
Pi tardi nello stesso giorno dieci dichiarazioni scritte a
mano e firmate furono consegnate nella cella di Rubin. Ci
che egli lesse in questi resoconti gli fece perdere le staffe.
Ken.
Il 15 maggio 1984 fui trasferito nella prigione di Trenton.
Per incominciare, nessuno di noi sapeva per quali colpe eravamo
stati portati qui... Appena entrammo nell'edificio,
vale a dire fuori dall'area di ricezione, ci fecero spogliare.
Per farlo ci vennero dati 30 secondi... Io non avevo finito
di spogliarmi in 30 secondi, e cos gli ufficiali presero a picchiarmi
con i loro sfollagente sulla schiena e sui fianchi.
Dopo che ebbi finito di spogliarmi, mi vennero dati altri 30
secondi per rivestirmi. Io non avevo finito in 30 secondi,
cos cominciarono a picchiarmi di nuovo con gli sfollagente.
Una volta finito di vestirmi, venni fatto girare e gli ufficiali
incominciarono a gridarmi delle oscenit e fui ammanettato
un'altra volta. Poi iniziarono a colpirmi ancora con gli sfollagente
e i pugni. Fui poi trascinato per il corridoio per le
manette che avevano cominciato a tagliarmi i polsi. Arrivammo
a una porta e fui scaraventato contro al muro vicino
a questa. Dopo aver oltrepassato la porta mi fecero gridare
in modo umiliante per me stesso. C'era una fila di graduati
dalle due parti del corridoio e io fui spinto, strattonato e picchiato
in mezzo a tutti, sergenti, tenenti e capitani che stavano
in piedi attorno a me a osservare. Poi fui portato in un
altro corridoio con la forza e nel girare l'angolo qualcuno mi
fece lo sgambetto, e quando caddi a terra i graduati cominciarono
a tempestarmi di calci... Mi tirarono su per le manette
e una guardia cominci a trascinarmi verso le scale.
Durante il tragitto persi lo stivale sinistro e quello che mi
trascinava lo raccolse. Mentre salivamo le scale fui ripetutamente
picchiato con pugni e sfollagente. Mi teneva per le
manette e correva velocemente su per le scale. Quando non
ce la facevo a stargli dietro, mi picchiava sulla testa con il
mio stivale. Sempre cos per quattro rampe di scale. A ogni
pianerottolo venivo spinto, colpito e picchiato finch raggiungevamo
la rampa di scale successiva. Quando raggiungemmo
la cella mi venne detto di mettere le mani attraverso
il portellino per il cibo che si trovava nella porta. Mentre un
graduato mi toglieva le manette, un altro mi dava dei colpi
sulle mani con lo sfollagente. Lo stesso trattamento fu riservato
a tutti e 15 i detenuti. Uno dovette essere portato in
ospedale e fino a oggi non  ancora tornato. Nessun medico
fu chiamato per curarci le ferite. Venne un infermiere, ma
dava solo aspirine...
Joseph.
... Fummo tirati gi dal furgone e ci venne detto di tener
gi le mani e di non dire nemmeno una parola... Poi ci portarono
nel corridoio e ci scagliarono contro la parete dicendoci
di baciarla. Poi sentii un dolore acuto nella schiena, qualcuno
mi stava dando dei pugni e dissero a noi tre (che eravamo incatenati
e ammanettati assieme) di incominciare a ballare e di
non fermarci finch non ce lo dicevano. Nel frattempo ci picchiavano
con i manganelli... La mia testa venne sbattuta contro
la parete e mi venne imposto di ballare ancora un po', mentre
ci ordinavano di dire che eravamo le checche di Trenton e intanto
ci colpivano con i manganelli... E poi un sergente... mi
chiese... chi avesse iniziato la rivolta per il cibo, io gli dissi che
non sapevo niente di una rivolta per il cibo, gli dissi che io non
mangio fegato e lui mi diede un pugno in faccia e mi afferr
per i capelli e mi sbatt la testa contro il muro... Poi un ufficiale
mi afferr per i capelli... e mi trascin in una stanza e mi disse
di svestirmi, allora dissero che ero troppo lento e mi diedero altri
calci e altri pugni, poi mi ordinarono di rivestirmi in fretta
e dissero che ero troppo lento, e allora iniziarono a picchiarmi
e a sbattermi di nuovo la testa contro al muro. Poi uno di loro
mi disse di lasciare cadere i vestiti e un altro ufficiale mi disse di
raccogliere i vestiti e correre, e poi un altro chiese perch stavo
correndo e che mi avrebbe picchiato perch correvo, e poi mi
portarono lungo il corridoio dandomi pugni e botte per tutto
il percorso. Poi fui afferrato per il collo e trascinato e picchiato
da un'altra guardia. Poi uno di loro mi ordin di iniziare a dire
che ero una femminuccia di Trenton e un altro mi impose di
dire che ero un frodo di Trenton... Io non feci nulla per meritarmi
le botte ricevute e nessun altro detenuto n alcun essere
umano per quella faccenda avrebbe mai meritato le botte che
prendemmo noi quella notte. Non ho ancora visto un dottore
e sono davvero ridotto male!
James.
... Hanno rotto il braccio a un detenuto... Non ricordo i
nomi (delle guardie), ma non dimenticher certo mai le loro
facce. Avevano coperto i cartellini di riconoscimento e i distintivi
con nastro adesivo in modo da non potere essere riconosciuti...
dicevano: non guardateci figli di puttana, tenete gi
la testa, mi dissero, fammi vedere se il buco del tuo culo  abbastanza
largo per farci entrare questo bastone, troia...
Rubin fece scivolare con noncuranza queste dichiarazioni
in un voluminoso pacchetto contenente appunti e documenti
legali che poi lasci all'ufficio spedizioni mentre si dirigeva al
parlatorio. I canadesi raccolsero il pacco dopo la visita. Inviarono
quindi le dichiarazioni all'avvocato del New Jersey che
aveva seguito con successo la causa di Rubin per il suo isolamento
nell'ospedale psichiatrico nel 1974, Jeff Fogel, ora
capo dell'Unione americana per i diritti civili del New Jersey.
Quando Willis torn a lavorare, Rubin lo chiam nella sua
cella. Willis si era sempre dimostrato amichevole nei suoi confronti.
Rubin disse: So chi sei, bastardo, e so che cosa hai combinato.
Tuo padre ne avrebbe vergogna.
Willis finse di non sapere niente.
Rubin lo fiss dritto negli occhi e continu: Un giorno
questo si ritorcer contro di te. Perch un giorno ti imbatterai
in qualcuno come me, qualcuno che non vorr ballare per te.
Quando ti dico che posso combinare un bel casino di danni
con manette e catene... credimi! La prossima volta che cercherai
di fare del male a qualcuno... stai in guardia. Potrebbe essere
qualcuno come me quello che stai cercando di fottere.
Nel giro di qualche giorno, la storia dei pestaggi in prigione
stava sulle prime pagine dei giornali. Il titolo dello Star-Ledger
di Newark diceva: Abusi di potere per aver rifiutato del fegato.
Tre ufficiali furono sospesi immediatamente senza retribuzione;
quindi sarebbe toccato a Willis; successivamente altri
non solo persero il lavoro, ma furono incriminati per reati penali,
processati, giudicati colpevoli e mandati a loro volta in
prigione; e il direttore del carcere fu trasferito all'ufficio centrale
e assegnato ad altri compiti.
Rubin doveva chiedersi: le cose a Trenton stavano peggiorando
o erano sempre andate cos male? Questi eventi erano un segnale
che faceva bene a trasferirsi altrove? Stava cogliendo il messaggio.
Durante una visita con possibilit di contatto, Lisa e Rubin parlarono
dell'imminente trasferimento a Rahway. Rubin fu sorpreso di
sapere che Rahway lo aveva accettato, dopo averlo
buttato fuori senza tante cerimonie nel bel mezzo di quella notte
del 1974 quando lo avevano scaricato nella cella di isolamento.
Ma la direzione era cambiata da tempo.
Mentre Rubin e Lisa stavano parlando, una nuova guardia,
un bianco, li fissava intensamente, con disgusto. Aveva gi avvertito
Rubin di togliere il braccio dallo schienale della sedia di
Lisa, ma Rubin lo aveva ignorato. Quando la guardia si avvicin
loro nuovamente, stavolta da dietro, tocc il braccio di Rubin;
fu un terribile errore. La guardia non aveva neanche terminato
di pronunciare le parole: Togli il braccio da questa sedia!
che Rubin si gir di scatto, il pugno alzato.
D'un tratto non si udirono pi voci maschili nella stanza. Le
donne continuavano a parlare, non avendo afferrato il pericolo.
Lisa si sporse verso di lui. Leggimi le labbra, gli disse. Se
lo colpisci, ti metter KO.
Hai detto? chiese Rubin, in un tono cos alto che l'intera
stanza si irrigid.
Ho detto che se lo colpisci, ti metter KO, ripet lei con
convinzione, ma a voce bassa in modo che solo Rubin potesse
sentirla.
Rubin adesso si era alzato per met, il pugno ancora alzato,
col mignolo non teso come sarebbe stato per gioco, il peggior
tipo di minaccia. Tutti gli occhi nella stanza erano fissi su di lui.
I detenuti e le altre guardie sapevano che nessuno poteva toccare
Rubin impunemente.
Cos cosa fece Hurricane? Un sorriso gli si dipinse sulla faccia,
poi sbott in una rumorosa risata. Rideva cos forte che
cadde a sedere sulla sedia, quasi piegato in due. Gli uscivano le
lacrime dagli occhi, non riusciva quasi a parlare.
Mi sembra di vederlo, farfugli rivolto a Lisa. Mi sembra
proprio di vederlo. Tu che mi metti KO! Ti immagini come si
diffonderebbe rapidamente la notizia? Rubin messo KO da
una donna! Vuoi scherzare? Parola mia: l'ho visto con i miei
occhi! Poi sar costretto a sciogliere questo matrimonio. Mia
moglie non si meriterebbe questa merda di uomo. L'unico
modo con cui verrei chiamato sarebbe Pivello!
Lisa si mise a ridere davanti a un quadro cos assurdo. Non si
illudeva che avrebbe potuto fare qualcosa per fermarlo; se Rubin
avesse davvero avuto intenzione di colpire la guardia, lo avrebbe
fatto prima che chiunque potesse fermarlo. In passato avrebbe assecondato
il suo istinto: non avrebbe esitato. Adesso, aveva lasciato
che lei catturasse la sua attenzione ed era stato disposto ad
ascoltarla. Stava manovrando il mostro mangiauomini; non lo
voleva pi portare alla destinazione scelta da lui. Dove prima
aveva visto solo furore, ora vedeva il lato umoristico.
La tensione presente nella stanza si sciolse; le guardie vecchie
dissero alla guardia nuova di farsi da parte e tutti ripresero
i colloqui lasciati in sospeso. La guardia in seguito mand le sue
scuse attraverso un detenuto amico di Rubin, Johnny d'Amico
e anche attraverso un'altra guardia. Aveva troppa paura di incontrarsi
faccia a faccia con Rubin fino a quando non gli fossero
arrivate le sue scuse e lui non le avesse accettate. Da quel
giorno chiam Rubin Mr Carter.
Mr Carter era pronto a trasferirsi a Rahway.
 
Capitolo 21.

Rubin non dovette spedire alcun avviso di cambio di indirizzo.
Il suo trasferimento nel carcere di Rahway, il 29 giugno,
fu annunciato da tutti i giornali del New Jersey. James Stabile,
portavoce del Dipartimento penale di stato ebbe a dire: Sta invecchiando.
 in carcere da molto tempo e per lui non c' bisogno
delle misure di sicurezza di Trenton... con la sua condotta
si  meritato il trasferimento. Aggiunse che Carter
avrebbe potuto essere rilasciato sulla parola intorno al 2000.
Il giorno del trasferimento di Rubin fu anche quello in cui i
canadesi presero in affitto un appartamento a Rahway. Erano
felici di aver lasciato Trenton e il loro gelido vicinato. Di fatto,
pi a nord si spingevano, meglio stavano. Rahway distava solo
trentacinque chilometri dal Lincoln Tunnel e da Manhattan.
L'appartamento, situato nella zona della citt a loro pi congeniale,
aveva una terrazza affacciata sulla rotonda del penitenziario,
non esattamente un panorama entusiasmante, ma a loro andava
benissimo: dopo tutto, Rubin era l.
Al carcere, Rubin non era ancora sceso dal cellulare quando
sent una voce gridargli: Dov' Carter? Dov' Hurricane? Fatemelo
vedere. Mi ha salvato la vita!
Quando il detenuto emerse alla luce del giorno, la guardia
che aveva parlato lo abbracci con calore. Rubin era quasi imbarazzato,
ma si ricordava di lui: Piscatelli. Nel 1971 l'agente
era di servizio nell'ala 3 della prigione di Rahway quando, il
Giorno del Ringraziamento, era scoppiata la rivolta. Rubin
l'aveva descritta in The Sixteenth Round. Era stato lui a chiudere
Piscatelli nei bagni per salvarlo. L'uomo ci era rimasto per tutta
la notte e buona parte del giorno dopo. Perfino quando i tumulti
erano cessati, aveva troppa paura per uscire ad affrontare
i detenuti. Per tirarlo fuori, l'amministrazione era stata costretta
a procurarsi una gru e ad abbattere il muro esterno. Da allora,
Piscatelli si era posto come punto d'onore di raccontare a tutti
che Rubin Hurricane gli aveva salvato la vita.
Come tutti i nuovi arrivati (i pivelli), Rubin fu temporaneamente
alloggiato in un'ala battezzata il ghetto. Il capo del
club degli ergastolani gli mand subito qualcuno con un pacco
di sopravvivenza, contenente sapone, dentifricio, deodorante
e sigarette. (Come tutti i detenuti sapevano, gli effetti personali
impiegavano sempre un po' di tempo ad arrivare.) Un flusso
ininterrotto di persone si present a dargli il benvenuto.
Un giovane detenuto che non dimostrava pi di diciannove
anni e si trovava nel ghetto ormai da mesi, osserv affascinato
quel trambusto. Non aveva mai visto nulla del genere. Sembrava
quasi che Rubin fosse sceso in un albergo di lusso dove il
servizio in camera funzionava ventiquattro ore su ventiquattro.
Era raro che gli agenti di grado superiore capitassero l, ma quel
giorno ne arriv qualcuno a ogni cambio di turno... sergenti,
tenenti, perfino capitani... un vero e proprio corteo... tutti l a
dare il benvenuto al nuovo arrivato. Il giovane prigioniero concluse
che se Rubin era un pivello, allora Monna Lisa era un
uomo!
Quando Rubin usc dalla cella per andare a telefonare, il ragazzo
non pot pi tenere a freno la curiosit. Chi sei, amico?
Ma dovette aspettare che fosse qualcun altro a rispondergli, perch
anche il vice capo sorvegliante era arrivato a porgere i suoi
omaggi.
Nonostante l'inaspettato quanto affabile benvenuto, Rubin
impieg settimane a superare il disorientamento causatogli dal
trasferimento. L era tutto cos diverso. Dovette abituarsi a rumori diversi, a segnali d'allarme diversi, ad abitudini e persone
nuove. Gli stimoli erano troppi e lui era costantemente all'erta,
costantemente in tensione.
Tre giorni dopo, fu trasferito in una cella del piano superiore.
Era un livello tranquillo, e i suoi occupanti, una ventina, non
avevano contatti con gli altri detenuti. Diversamente da
Trenton, l Rubin non doveva scendere quattro rampe di scale per
arrivare all'unico telefono nei paraggi. L ce n'erano due per
piano. Avrebbe potuto continuare il suo lavoro senza essere disturbato
pi di tanto.
Per prima cosa si occup della cella e prima di prenderne
possesso la ripul e diede una mano di bianco alle pareti. Quindi
pass a disfare i bagagli. Fra le altre cose c'era la scorta alimentare
che si era fatto a Trenton: confezioni di cibi precotti, cene
pronte sotto vuoto, lattine di noci, salmone e tonno. Trov anche
una vecchia cipolla che lo riemp di piacere. Dalla cipolla
si dipartivano lunghi germogli verdi; Rubin non vedeva l'ora
di parlarne a Terry, appassionato di giardinaggio.
Non ci crederai, Typh gli disse, ricorrendo all'affettuoso
soprannome con cui aveva ribattezzato l'amico. Quella cipolla
sta crescendo, Typh! Com' possibile? Come fa a crescere senza
neppure un po' di terra?
Humus, non terra rise Terry. E cos che lo chiamano negli
ambienti dell'orticultura. Sai, scommetto che riusciresti anche
a farla fiorire.
Dici sul serio?
Sicuro. La cipolla  un bulbo, ha gi in s tutto quello che
le serve per completare il suo ciclo vitale. Se la pianti e fai in
modo che riceva acqua e luce a sufficienza, i germogli si trasformeranno
in steli piuttosto alti e col tempo produrranno piccoli
fiori. Niente di speciale, ma pur sempre fiori.
Se i detenuti che erano in cortile avessero potuto sentire
quella conversazione, in seguito non si sarebbero chiesti perch
Rubin si fosse diligentemente messo a raccogliere humus che
infilava in un sacchetto di plastica per portarselo in cella.
Ogni mattina Rubin riferiva ai canadesi le condizioni della
pianticella. Cresceva in fretta.
A Rahway, Rubin cominci anche a stabilire dei contatti
con il mondo esterno, aiutato in questo soprattutto dall'accesso
al telefono. Nel loro appartamento, i canadesi avevano fatto installare
un nuovo sistema di viva voce, che metteva Rubin in
grado di comunicare con una terza persona. Anche quando lo
utilizzavano per semplici commissioni, come per esempio chiamare
la biblioteca locale per informarsi su un particolare testo
di giurisprudenza, Rubin ne approfittava tanto per farlo.
Alla prigione di Rahway era permesso ricevere due pacchi viveri
di dodici chili ciascuno al mese. Al telefono Rubin ascoltava
i canadesi preparare i suoi pasti: breakfast a base di uova e bacon,
pancake e sciroppo d'acero; colazioni di pesce e patatine; esotiche
cene da gourmet con manzo alla Wellington e granchi al gratin,
e deliziosi dolcetti: pan degli angeli, mousse al cioccolato,
clair e millefoglie fatti a mano. Restava con loro mentre cucinavano
e ascoltava i loro coloriti resoconti, cronache culinarie dal
vivo, complete perfino di colonna sonora. Accostavano la cornetta
alla padella in cui friggeva il bacon, per esempio, e lo sfrigolio
era musica per le sue orecchie.
Dopo averli ascoltati nei preparativi, Rubin si metteva di
guardia davanti a una finestra, in attesa di vederli percorrere il
lungo viale a forma di ferro di cavallo, superare lo stagno delle
oche canadesi e arrivare all'ufficio delle consegne, che si trovava
sul retro, in un edificio fuori delle mura di cinta. Stranamente,
a Rubin non venne mai in mente di aspettarli davanti alla
finestra ed era toccato ai canadesi suggerirglielo. Quella di poter
guardare fuori era una libert cos lontana dalla realt a cui era
abituato che le finestre avrebbero potuto essere anche delle pareti.
Per garantirgli una buona visuale, i canadesi parcheggiavano
appena dopo la curva del viale. Lui li vedeva scendere
dall'auto con le braccia cariche di pacchetti di cibo e quindi
sparire nell'ufficio delle consegne. Per Rubin era esaltante poter
assistere a tutte le fasi del processo.
Una volta ricevuto il cibo, Rubin passava ore a contemplarlo.
I pacchetti erano confezionati con cura; le cene precotte chiuse
in contenitori di plastica e adagiate su letti di lattuga, prezzemolo,
pomodorini ciliegia e carote novelle, e le torte esibivano splendide
decorazioni. Una festa per gli occhi non meno che per il palato.
Rubin divideva ogni cosa con i compagni, e riponeva gli
avanzi (che dovevano durare almeno due settimane) in una borsa
termica che era stato autorizzato a tenere.
I canadesi gli mandarono anche un piccolo tappeto persiano,
stampe da appendere (riproduzioni delle tele impressioniste di
Gauguin, Monet e Cezanne, nonch la Testa di negro di Rubens),
asciugamani con il suo monogramma, e un impianto stereo.
Gli fecero recapitare le cassette della sua musica preferita:
Otis Redding, Wilson Pickett, Merle Haggard, Sam e Dave,
James Brown, Aretha Franklin, Johnny Paycheck, Johnny
Cash, Buffy Sainte-Marie, Bob Dylan (il singolo Hurricane e
l'album Highway 61 Revised), Elmore James, Gii Scott Heron,
The Staple Singers, Percy Sledge, Memphis Minnie, Sweet
Honey in th Rock, Lightnin'Hopkins, Willie Dixon e i Rolling Stones.
La cella spoglia si era trasformata in una vera casa, e i sensi di
Rubin erano sottoposti a continui stimoli. Una bella differenza
dall'uomo che aveva rifiutato il televisore nel timore di sentirsi
troppo comodo in carcere. Ma pi confortevole diventava
l'ambiente, pi insopportabile gli riusciva la prigionia.
Intanto, le indagini sul caso proseguivano, e quello che stava
per venire alla luce avrebbe avuto l'impatto dirompente della
dinamite.
Fu il fascicolo di Caruso a indicare una delle piste da battere.
Caruso sembrava molto ansioso di determinare con precisione
i tempi dell'azione; sospettava infatti che il crimine avesse
avuto luogo prima delle due e trenta, come invece sosteneva
l'accusa. Era un aspetto di importanza cruciale perch persino
l'accusa accettava il fatto che Rubin fosse rimasto al Nite Spot
da un certo momento prima delle due fino alle due e un quarto.
I suoi appunti recitavano: Ritagli di giornale: ora indicata in
un momento imprecisato poco dopo le due. L'articolo dice le
due e trenta. Il ritaglio in questione apparteneva alla seconda
Pat (non Valentine) che si diceva si trovasse nelle vicinanze del
bar Lafayette al momento del delitto. Caruso aveva inoltre registrato
come imp. la dichiarazione rilasciata alla polizia dal
superstite, William Marins, il 22 giugno 1966:
Alle due guardai l'orologio... decisi di fermarmi. Improvvisamente
(le virgolette erano di Caruso) vidi due uomini
di colore [i rapinatori] alle spalle di Bob...
Inoltre Caruso aveva evidenziato un appunto:
operatrice Jean Wall - telefonata ricevuta alle due e ventotto
del mattino, rif.: sparatoria - polizia dice che un
agente si sta gi dirigendo sul posto. (ORA???)
Se prima delle due e ventotto la polizia si stava gi dirigendo
sul posto, la sparatoria doveva necessariamente avere avuto luogo
prima. Ma l'accusa sosteneva che si era verificata alle due e
trentotto e che la polizia non era presumibilmente stata allertata
fino alle due e trentaquattro.
I canadesi trovarono anche un'altra informazione interessante
che contraddiceva le affermazioni della pubblica accusa. Si
trattava della deposizione rilasciata da un tassista (non quello di
recente individuato) ai magistrati nell'agosto del '66, ossia prima
che Rubin e John venissero incastrati:
Ho saputo della sparatoria solo quando ho caricato il padre
di Willie Marins al [indirizzo di casa]. Erano circa le due
e venticinque, le due e trenta del mattino e lui era diretto
all'ospedale.
Com'era possibile che la sparatoria si fosse gi conclusa; che la
polizia fosse gi stata avvertita e fosse arrivata sul posto; che
l'ambulanza fosse arrivata e ripartita con Marins a bordo; che
qualcuno avesse telefonato al padre di Marins per informarlo
dell'accaduto; che lui avesse chiamato un taxi arrivato a prelevarlo
intorno alle due e venticinque-due e trenta, a meno che
la sparatoria non si fosse verificata molto prima di quanto successivamente
avesse sostenuto la polizia? In base alla presentazione
delle prove documentali, la polizia si era fatta consegnare
dalla societ di taxi i registri che in teoria avrebbero dovuto indicare
l'ora della chiamata del padre di Marins, ma l'informazione
non era mai stata divulgata.
Ma allora com'era stato possibile indicare con precisione
l'ora al processo? Pat Valentine aveva dichiarato di essere stata
svegliata dagli spari e di avere immaginato, dal programma televisivo
in onda, che dovevano essere pi o meno le due e trenta.
Aveva chiamato la polizia pochi minuti dopo. E parecchi
agenti di polizia avevano dichiarato - in base a ci che ricordavano
e non agli appunti originali, che non erano mai stati prodotti
- che l'allarme radio era stato diramato alle due e trentaquattro.
Ma in merito all'ora non esisteva una sola prova determinante,
come per esempio una registrazione, o un'annotazione
nel registro chiamate della polizia e della societ che aveva
inviato l'ambulanza. L'accusa asseriva che quella notte il dispositivo
che registrava su nastro tutte le telefonate al centro
operativo della polizia non funzionava.
Esisteva tuttavia un documento esibito in entrambi i processi,
un Registro Contatto Clienti appartenente alla societ telefonica,
che sembrava essere l'annotazione autentica di una
chiamata d'emergenza per la polizia di Paterson, quella
all'operatrice Jean Wall a cui Caruso faceva riferimento nei suoi appunti.
L'ora annotata in cima alla pagina indicava le due e trentacinque.
Ma negli appunti di Caruso e in altri rapporti di polizia,
compreso quello di un certo Edward Callahan, della polizia
di Paterson, il quale aveva presumibilmente preso visione
della cedola della telefonata originale presso la societ telefonica,
l'ora indicata era le due e ventotto. Solo il documento indicante
quest'ultimo orario era stato prodotto in aula.
Va da s che i canadesi erano rimasti perplessi davanti a quelle
contraddizioni, e continuavano a consultare il Registro Contatto
Clienti alla ricerca di un nuovo indizio. Secondo le trascrizioni,
l'autore del promemoria non era Jean Wall bens il suo supervisore,
che non aveva testimoniato in tribunale ma le cui iniziali,
L.H., comparivano in cima al foglio. Quella non era la matrice
del biglietto originale, rimasto presso la societ telefonica, ma una
semplice trascrizione. Perch, chiedevano i canadesi, l'originale
non era stato presentato in aula, e perch L.H. non era andata
a identificare il suo promemoria? Pi la guardavano, pi la calligrafia
riusciva solo familiare. Improvvisamente capirono che era
identica a quella di Vincent De Simone, di cui possedevano innumerevoli
campioni. Era possibile che il promemoria fosse una
contraffazione?
Da Rahway, i canadesi mandarono al gruppo di Toronto
quattro documenti che erano certamente di pugno di De Simone,
pi una copia del promemoria sospetto. Gus port il
tutto a uno dei primi periti calligrafi del Canada, Linda G.
Pitney. Fondatrice della prima scuola canadese di analisi grafologica,
il Canadian College of Kinesiography, la Pitney lavorava
anche come perito per le autorit giudiziarie. Gus non
le spieg di quale caso si trattasse, n le disse chi erano gli autori
dei documenti. Il Registro Contatto Clienti fu etichettato
come documento dubbio (D.D.) e la sua grafia sarebbe
stata raffrontata con quella dei quattro documenti standard
(D. S.).
Nel frattempo, a Rahway, i canadesi stavano cercando di rintracciare
le registrazioni originali della societ telefonica. Scoprirono
che quelle della New Jersey Bell erano normalmente
conservate a Newark per un periodo compreso tra i cinque e i
dieci anni; le possibilit di recuperare materiale vecchio di quasi
vent'anni erano di conseguenza pressoch nulle. Si imbatterono
nello stesso problema con la societ di taxi, che era andata
in amministrazione controllata e nel 1981 era passata ad altre
mani; nessun documento anteriore a quell'anno era reperibile.
Era passato troppo tempo.
Dopo molte ore di attento esame, Linda Pitney concluse
che tutti i documenti erano opera della stessa persona. Redasse
due rapporti per un totale di cinque pagine in cui elencava i
molti motivi che l'avevano indotta a quella conclusione: la
conformazione simile delle lettere, la presenza di marcati tratti
di congiunzione e di tratti iniziali marcati e le t con l'asta a
sinistra. Aggiunse tuttavia che l'autore del falso doveva avere
qualche nozione di grafologia, circostanza che rendeva difficile
ma non impossibile l'individuazione di schemi ricorrenti.
(La Pitney ignorava che il contraffattore era un agente investigativo.)
Le diapositive indicavano fra le altre cose che le sequenze
di lettere, come nella parola per, avevano sempre
proporzioni identiche; la p minuscola, per esempio, era sempre
uguale in altezza e inclinazione. La Pitney arrischiava inoltre
una descrizione del carattere dell'autore, un sistema di valutazione
che le societ usavano sempre pi spesso con i potenziali
dipendenti. Rubin giudic sorprendentemente accurata
l'analisi della personalit di De Simone. Secondo il perito,
era stato un bambino maltrattato e ora (ossia nel 1969, quando
i documenti erano stati vergati) era pieno di desiderio di vendetta.
Amava l'organizzazione e il potere, ma temeva di venire
scalzato da individui pi giovani. Era incline a commenti sarcastici
o meschini e nutriva forti convinzioni ideologiche.
Non dimenticava mai un torto.
Wow! fu il commento di Myron Beldock quando Rubin
gli comunic il risultato della perizia. Bench avesse notato lui
stesso la somiglianza fra le due grafie, si era mantenuto scettico.
De Simone  troppo furbo per commettere un errore simile
aveva detto. Preferisco non illudermi.
Ma adesso era eccitato anche lui.  una notizia esplosiva.
Che cosa dobbiamo farne? E in quale sede? Stava riflettendo
ad alta voce.
Abbiamo un documento cruciale che possiamo dimostrare
essere stato contraffatto dall'uomo che ha dato vita al caso. Lo
scopo era di mantenere il segreto sull'ora esatta della sparatoria,
che di fatto ha avuto luogo prima di quanto sostenuto. Il che
significa che l'accusa ha occultato una prova a discarico dell'imputato
e falsificato dei documenti. E tutto molto chiaro, Rubin,
ma per ora abbiamo solo il parere di un esperto. Avremo
bisogno di corroborare la nostra tesi e un campione della scrittura
di L. H. ci sarebbe utile per stabilire una volta per tutte che
non  lei l'autrice del falso.
Consideralo gi fatto.
Dato che Herb Bell era spesso impegnato, Rubin e i canadesi si
erano assicurati i servigi di un altro investigatore privato, Mims
Hackett, anche lui afroamericano e originario del New Jersey.
Rubin lo aveva conosciuto nel carcere di Trenton nel 1976,
quando Mims era stato arrestato per sequestro di persona. Era stato
condannato a una pena minima compresa tra i trenta e i trentun
anni, e questo sebbene due testimoni (non parenti) avessero
dichiarato di essere con lui a casa sua all'epoca del crimine. A causa
di un dettaglio tecnico, il giudice non aveva permesso a Mims
di citare i testi a suo favore, ma dopo il processo due testimoni
dell'accusa avevano ritrattato le loro dichiarazioni, sostenendo
che Mims era stato incastrato da un agente di polizia locale. Al
termine dell'udienza per la presentazione delle prove, il giudice
aveva stabilito che le ritrattazioni dei due (spettri delle ritrattazioni
di Bello e Bradley!) non contenevano un solo grammo di verit.
Mims era stato mandato a Trenton.
L, durante l'ora d'aria aveva avvicinato Rubin per chiedergli
di aiutarlo ad assicurare un po' di pubblicit al suo caso. Rubin
lo aveva messo in contatto con quelli della CBS e la storia di
Mims era stata mandata in onda durante la trasmissione 60 Minutes.
Nel 1980, un giudice federale aveva annullato la prima
sentenza sostenendo che, trascurando di citare i testimoni della
difesa, il tribunale aveva violato i diritti costituzionali dell'imputato.
Paragonata a quella di Rubin, la detenzione di Mims era
stata relativamente breve, sufficiente, per, a rovinargli la vita, e
solo ora ne stava rimettendo insieme i pezzi. Fortunatamente,
aveva potuto riprendere il suo lavoro di insegnante di biologia
alle superiori, e sua moglie Bernice e i figli avevano trovato la
forza e i mezzi di sopravvivere alla tragedia. Ciononostante, erano
riusciti a conservare solo la casa di Orange, e a distanza di
anni Mims stava ancora pagando parcelle astronomiche agli avvocati.
Il 31 luglio 1984, Mims consegn a una certa Lenore Harkinson
una splendida pianta proveniente da un fioraio di Paterson.
La Harkinson era sulla settantina e in cattive condizioni di salute.
Fu felice dei fiori, anche se non erano accompagnati da alcun biglietto.
Tutto quello che doveva fare era firmare la ricevuta nello
spazio indicato come firma del ricevente e scrivere la data e le
sue iniziali in fondo.
Grazie alla ricevuta e a un secondo esame del Registro Contatto
Clienti e del D.D. effettuato con l'ausilio dello spettrogramma
e di primi piani, la Pitney si convinse ancora di pi della
falsit del documento. La Harkinson aveva forse vergato le
sue iniziali in cima al D.D. ma non aveva scritto il resto, che
mostrava correzioni, macchie e sbavature: il marchio di fabbrica
di un falsificatore incapace alla velocit con cui scrive. Altri
tre periti corroborarono le conclusioni della Pitney.
Secondo Beldock, per avere la certezza assoluta era necessario
che un avvocato parlasse direttamente con la Harkinson.
Lui e un avvocato del New Jersey, Lou Raveson, si presentarono
a casa della donna alle tre e trenta di un mercoled pomeriggio.
Quando per suonarono il citofono corrispondente
all'appartamento della Harkinson, non ebbero risposta. Entrarono,
salirono le scale e bussarono alla porta. Niente. Tornarono
di sotto per telefonare. La linea era occupata. A quel punto
si rivolsero al soprintendente il quale spieg che in mancanza
dell'autorizzazione della signora non poteva farli entrare. I due
legali provarono nuovamente a telefonare. Questa volta la donna
rispose, ma solo per riattaccare immediatamente. Composero
di nuovo il numero. Occupato. Erano le sei quando se ne
andarono.
Il sabato successivo, Sam e il suo avvocato, William Perkins,
arrivarono a Paterson alle nove e un quarto del mattino. Guidava
Bill. Aveva messo su un nastro di Nat King Cole e stava
cercando di mettere a suo agio Sam, terrorizzato dall'idea di
trovarsi a Paterson. Ne conosceva troppo bene la storia, e la
vista e l'atmosfera di quel cadente centro industriale si adattava
alla perfezione alle sue cupe fantasie. Aveva acconsentito ad
andare solo perch non era stato possibile trovare qualcun altro
che ragguagliasse Bill sulle circostanze su cui stavano indagando.
Rubin aveva sempre nutrito un affetto particolare per Bill
Perkins, un avvocato brillante e affabile, sempre pronto a trascurare
i suoi molteplici impegni per dare una mano. Ex studente
all'universit dello Iowa, parlava benissimo lo spagnolo e
il russo, se la cavava con il portoghese e il polacco e aveva giocato
da professionista con i Minnesota Vikings. Ultrasettantenne,
aveva ricoperto la carica di presidente della Commissione
dell'Assemblea Giudiziaria dello stato del New Jersey e arginato
con successo la reintroduzione della pena di morte fino ai primi
anni Ottanta. Ora aveva uno studio avviato a Journal Square,
nel New Jersey. E amava cucinare. Per certi versi, Bill era un
uomo del Rinascimento.
Arriv preparato. Prima di entrare nello stabile in cui viveva
la Harkinson, si accert che il minuscolo registratore nascosto
nella giacca funzionasse. Lo accese mentre entravano. Il portone
era aperto e i due si avviarono con disinvoltura verso
l'ascensore. Scesero all'ottavo piano e l bussarono alla porta
della donna. Qualcuno li sbirci attraverso lo spioncino, e una
voce stridula chiese: Che cosa volete?
La signora Lenore Harkinson? Sono William Perkins, un
avvocato del New Jersey. Vorrei farle qualche domanda.
No! Non risponder a nessuna domanda!
Vogliamo solo parlarle. Perch non apre un momento la
porta, signora Harkinson?
Non ho nessuna intenzione di farlo.
Come preferisce. In fondo non  necessario. E disposta a
dare un'occhiata a un promemoria? Potremmo infilarlo sotto la
porta.
Solo se poi promettete di andarvene.
Perkins assent. Prese una copia del Registro Contatto Clienti e
la infil sotto la porta. La donna lo raccolse; la sentirono armeggiare
e poi borbottare qualcosa a proposito degli occhiali da lettura.
Riconosce il promemoria?
S.
 la sua calligrafia?
Un istante di silenzio, poi: Sono le mie iniziali.
E il resto? Anche il resto lo ha scritto lei?
Di colpo la Harkinson cominci a sbraitare. Non voglio rispondere
a nessun'altra domanda! Andatevene! Andatevene!
Rifiut di restituire la copia finch Bill e Sam non le promisero
che se ne sarebbero andati subito dopo averla recuperata.
Quando i due uomini lasciarono lo stabile, videro un'autopattuglia
parcheggiata sull'altro lato della strada. Un agente corpulento
ne stava scendendo in quel momento.
Merda! borbott Sam. Gli sembr che la terra tremasse sotto i
suoi piedi; aveva il cuore in gola. Era sicuro che la vecchia avesse
chiamato la polizia e che l'agente li avrebbe arrestati. Era felice che
con lui ci fosse un avvocato, bench il colore di Bill non gli infondesse
esattamente fiducia. Ripens a quello che era solito dire Malcom
X: Come chiama uno zotico un nero laureato? - Negro! E
ripens a quello che la polizia di Paterson aveva fatto a Rubin.
Immagini del carcere della Contea di Passaic danzavano davanti
ai suoi occhi. Merda! ripet. A passo tranquillo scesero
i gradini e oltrepassarono l'autopattuglia. L'agente non li ferm,
ma ci vollero ore prima che l'adrenalina smettesse di scorrere
nel sangue di Sam.
Pi tardi interrogarono un vicino della Harkinson il quale
raccont che la donna aveva lavorato per la societ telefonica
per quarantasette anni; nel 1971, ormai sessantacinquenne, era
andata in pensione. La Harkinson gli aveva confidato di ricordare
perfettamente il caso: Dissi che non avrei testimoniato,
per nulla al mondo. Non sarei andata in tribunale... ci ho messo
le mie iniziali [sul memo], che altro vogliono da me? E successo
diciotto anni fa.
 fantastico, Rube, ma  solo un sentito dire comment
Beldock, a cui toccava il ruolo di guastafeste. Se la Harkinson
rifiuta di parlare con noi, nulla di tutto questo potr essere usato
in aula.
 
Capitolo 22.

Nonostante fossero passati diciotto anni e il ricordo si
fosse offuscato, nel New Jersey il timore generale di venire
coinvolti nel caso era ancora vivo. Ciononostante, Rubin e i
canadesi riuscirono a mettere insieme un impressionante schieramento
di prove e parecchi testimoni significativi.
Il tassista aveva troppa paura per farsi avanti, ma durante la
ricerca di testimoni in grado di confermare la presenza di
Rubin al Nite Spot all'ora cruciale, si imbatterono in due uomini
che rammentavano l'accaduto ed erano quindi in grado di confermare
l'episodio che aveva visto coinvolti il taxi e l'auto di
Rubin. Mims Hackett si fece rilasciare da entrambi una dichiarazione
giurata.
Testimone numero uno:
Mio fratello e io andammo al Nite Spot di Paterson, nel New Jersey
nella tarda serata del 16 giugno 1966. Rubin Hurricane Carter fu la
prima persona di mia conoscenza che vidi nel locale. Era in piedi accanto
all'estremit opposta del bar e parlava con alcune donne sedute al
banco. Non ricordo esattamente che ore fossero quando lasciai il Nite
Spot ma so che Rubin Carter era ancora l.
Rammento che quando ce ne andammo... proprio mentre stavo
aprendo lo sportello dalla parte del passeggero della nostra auto, sentii
qualcuno dire dal marciapiede: Stai cercando rogne? Mi voltai, e vidi
la macchina bianca di Rubin. Stava bloccando il passaggio a un taxi.
Il conducente, un bianco, era sceso e stava vicino all'auto di Rubin. Sapevo
che era la sua perch l'avevo vista in giro diverse volte. Parecchie
persone stavano lasciando il Nite Spot proprio in quel momento, rammento
di averne notato alcune ferme sui gradini.
Non ricordo con precisione l'ora, ma di aver letto il giornale l'indomani
mattina, e di aver detto... che non poteva essere stato Rubin a
sparare, perch c'ero anch'io al Nite Spot con lui...
Testimone numero due:
La notte fra il 16 e il 17 giugno 1966, arrivai al Nite Spot, fra la
Govemor e la 18esima Est di Paterson, New Jersey, verso le dodici-
dodici e mezzo. Ero uscito dal lavoro e stavo andando a casa... erano
quasi le due quando chiesi un passaggio a Rubin Carter. Mi rispose
che ce ne saremmo andati di l a pochi minuti. Passai nella sala sul retro;
si stava esibendo una band e c'era gente che ballava. Ricordo di
aver notato quel ragazzo, Joe si chiamava, era un ballerino coi fiocchi;
diciamo pure che tutti avevano occhi solo per lui.
Mi trasferii nel bar verso le due e un quarto. La sala sul retro si stava
svuotando. Vidi Rubin... ero stufo di aspettarlo e fui felice di vedere
entrare i miei amici, K. e H.
Mentre ero fermo sulla porta d'ingresso, vidi un tassista entrare nel
bar gridando: Di chi  l'auto che sta bloccando il passaggio? Si vuole
decidere a spostarla? Era un bianco sull'uno e settantacinque di ottantacinque-novanta
chili. Aveva capelli castano scuro e parlava con accento
meridionale. Rubin era fermo in mezzo alla stanza.
... Pi tardi... ci avviammo tutti verso la porta. Dissi a Rubin che
sarei andato con i miei amici. L'importante  che tu abbia un passaggio
mi rispose. Lui sal in macchina con Bucks e John. C'era John al
volante...
Quando scoprii che Rubin eJohn erano stati accusati del triplice omicidio,
capii subito che avevano preso gli uomini sbagliati. Avevo visto
lui e John al Nite Spot all'ora della sparatoria...
Tutto quello che ho dichiarato corrisponde a verit. Per me  come se
fosse successo ieri. L'ho raccontato pi di una volta. Credo che il motivo
per cui mi  rimasto impresso  perch, se quella sera Rubin avesse accompagnato
a casa me, forse sarei stato a farmi tutti quegli anni per
qualcosa che non avevo fatto-proprio com' successo a Rubin e a John.
Il secondo testimone era andato a parlare con l'avvocato di
Rubin, Ray Brown, prima dell'inizio del processo. Brown gli
aveva detto che poteva contare su pi di centocinquanta testi.
(Questo accadeva prima che De Simone se li lavorasse.) Il primo,
invece, non si era fatto avanti perch aveva sentito dire che
Rubin era stato rilasciato dopo l'interrogatorio. Successivamente
si era trasferito a Boston e a quel punto ho saputo che
Rubin era stato condannato... io non sapevo neppure che lo
avevano arrestato!
Da un terzo testimone, un sergente del carcere di Trenton,
Mims si fece rilasciare una dichiarazione in cui l'uomo, pur non
parlando del tassista, corroborava l'alibi di Rubin. La guardia
aveva conosciuto William Wild Bill Hardney (nel 1965 il
compagno di allenamento di Rubin) nella primavera del 1976,
in occasione dell'incontro fra Muhammad Ali e Jimmy Young.
Hardney gli rivel che non aveva deposto al primo processo
perch De Simone aveva minacciato di arrestarlo, ma che, pur
temendo le ritorsioni della polizia, avrebbe comunque testimoniato
in appello.
Nella tarda estate del 1984, Lesra era a Toronto, in procinto di
iniziare l'anno universitario. Aveva avuto l'opportunit di portare
con s uno dei fratelli, e Leland si era mostrato desideroso
di accompagnarlo.
Leland era una bizzarra miscela di adulto e bambino, duro e
tenero al tempo stesso, smaliziato eppure riservatissimo. A tredici
anni si considerava nel fiore degli anni, e per lui Lesra,
che ne aveva venti, aveva gi imboccato la china discendente.
La voce profonda, che esagerava per apparire minaccioso, contrastava
con la struttura esile. Amico comment mentre in
compagnia del fratello raggiungeva la loro auto, nell'assordante
frastuono dell'International Airport di Paterson. Che tranquillit
c' qui! E diceva sul serio.
Leland si ferm qualche settimana, adattandosi a meraviglia
al mnage domestico e aderendo con entusiasmo a qualunque
proposta venisse fatta. Traboccava di energia e di voglia di buttarsi.
Andava persino al lavoro con il gruppo, che stava ristrutturando
una casa vittoriana in centro. Gli piaceva scartavetrare
le porte e demolire le pareti. Guadagn a sufficienza per comperarsi
un paio di Adidas alte, le scarpe pi trendy del momento,
con le stringhe da legare alla bell'e meglio, e portava un
berretto da baseball girato di lato e con la visiera rialzata.
Le ultime mode, in fatto di abiti come di balli, venivano proprio dalle
strade di Brooklyn in cui Lesra era cresciuto e dove Leland
ancora viveva.
Toronto si rivel una ricca fonte di esperienze per Leland.
Un giorno che andava in bicicletta, gli capit di sorpassare un
altro giovane ciclista, e quasi cadde quando quello gli sorrise salutandolo
con la mano. A Brooklyn, riflett Leland, se non volevi
perdere la reputazione e il rispetto di te, non potevi consentire
a nessuno di superarti. Ma sembrava che in Canada le
priorit fossero diverse.
A casa di Lesra, Leland scopr di saper cantare. Incredibilmente
non lo aveva mai fatto prima. Amava il rap ed era bravo,
ma di fatto era pi un parlare che un cantare. Nessuno gli aveva
mai chiesto di cantare - neppure a scuola.
Gus e Lesra amavano suonare la chitarra. Gus aveva insegnato
all'amico pochi accordi fondamentali e insieme cantavano
vecchi blues e pezzi folk come Shorty George, The Midnight Special
e il Bourgeois Blues di Leadbelly. Incoraggiarono Leland a
unirsi a loro e la scoperta di avere una bella voce pastosa lo sorprese
e lo elettrizz. La sera restavano alzati fino a tardi; Gus
strimpellava, e Lesra e Leland cantavano i tormenti del cuore.
I due pi grandi insegnarono a Leland la canzone The Tratnp on
th Street, e cercavano di cantarla a voce alta e fervida, cos
come faceva Ramblin' Jack Elliott:
Era solo un barbone! Era tardi il giorno
che arriv al cancello di un ricco,
implor poche croste del banchetto del ricco,
ma lo lasciarono l a morire,
un barbone per strada.
Un tempo una madre lo aveva amato,
una madre lo aveva amato,
una volta era bello e
una volta era giovane,
e una madre cullava fino al
sonno il suo piccolo,
ma lo hanno lasciato a morire,
solo un vecchio barbone per strada.
Il gruppo di Toronto - Lesra, Marty, Kathy, Michael, Gus,
Mary e Terry - raccont a Leland tutto su Rubin. Lui non ne
rimase particolarmente impressionato. Dette un'occhiata a The
Sixteenth Round e ne fu ugualmente poco colpito. Ma il suo interesse
si risvegli davanti alle fotografie che corredavano il testo,
soprattutto una del 1962, raffigurante Rubin che, con i
muscoli che guizzavano sotto la pelle e il sinistro pronto a colpire,
squadrava con aria torva Florentino Fernandez, appena
messo al tappeto. Quando poi Lesra gli lesse ad alta voce i primi
sei round del libro, Leland si commosse. Era la prima volta
che gli altri lo vedevano cos soggiogato. La parte che pi lo
colp fu quella che raccontava degli anni di Rubin al carcere
minorile di Jamesburg, e la sua lotta per la sopravvivenza. Era
una cosa che Leland poteva capire.
Durante il suo soggiorno, Rubin si sent in dovere di chiamare
Toronto e di parlargli. Leland non riusciva a credere che
al telefono ci fosse proprio Hurricane, e che volesse parlare con
lui. Gli ci volle qualche minuto per accettarlo, dopodich non
seppe pi che cosa dire.
Il fatto di conoscere cos bene Rubin aument di molto la
statura di Lesra agli occhi del fratello.
Rubin e i canadesi proseguirono le indagini e il secondo problema
di cui si interessarono fu l'identificazione dell'auto. Tra
i documenti della presentazione avevano scovato una copia della
dichiarazione rilasciata da Pat Valentine all'agente investigativo
De Simone. Al centro della pagina compariva un disegno
a tratteggio molto simile a un papillon, ma con uno spazio vuoto
in mezzo. Era, comprese Lisa, uno schizzo dei fanalini di
coda dell'auto in fuga notata dalla Valentine. Com'era prevedibile,
un ulteriore esame dei verbali rivel che dopo essere stata
interrogata dall'avvocato di Artis, Lew Steel, la donna aveva
confermato la circostanza (reperto D-508).
Bello e la Valentine descrivevano la forma peculiare dei fanalini
di coda che, dicevano, si erano illuminati come farfalle in
volo, simili a triangoli allungati con la base rivolta all'esterno e
l'apice che terminava in una specie di bordo quadrettato al centro
del bagagliaio; tra i due triangoli non c'erano pi di quarantacinque
centimetri. Come Steel aveva sottolineato al processo,
quella era un'esatta descrizione dei fanalini di coda accesi di una
Dodge Monaco del '66, e in effetti Pat Valentine aveva inizialmente
dichiarato che l'auto fuggitiva era appunto una Monaco.
D'altro canto, la Dodge Polara dello stesso anno, ossia l'auto guidata
da Rubin, aveva dei fanali posteriori molto simili a luci
spente, ma, come i testimoni avevano notato, apparivano totalmente
diversi quando venivano accesi. Le luci non si allungavano
verso il centro; solo le estremit si illuminavano creando un
effetto che non assomigliava affatto a una farfalla allungata, n a
nulla di quanto il disegno potesse suggerire.
Sfortunatamente, al processo erano state esibite solo fotografie
in bianco e nero, e scattate alla luce del giorno, della
Polara di Rubin. Non c'erano foto in notturna e con le luci posteriori dell'auto
accese, n c'erano foto di una Dodge Monaco, foto che avrebbero
dimostrato alla giuria l'impossibilit di confondere l'auto dell'imputato
con quella che si era allontanata dal luogo del delitto.
Ma, pensarono i canadesi, memori del valore di una sola fotografia,
forse non era troppo tardi per convincere un giudice federale
a notare la differenza. Visitarono i concessionari e le autodemolizioni
del New Jersey e della Pennsylvania, e ovunque,
non appena spiegavano che cosa stavano cercando, venivano accolti
con una risata. Negli Stati Uniti, quasi tutte le auto mandate
in demolizione sono state coinvolte in incidenti; a meno che non
si tratti di auto d'epoca, nessuna di loro rimane intatta a lungo.
Un tizio sugger che avrebbero potuto essere pi fortunati in Canada.
L'incarico fu affidato a Lesra.
Pi o meno nello stesso periodo, Rubin accett di rilasciare
un'intervista, la prima da anni, a David Gates del Newsweek.
Gates aveva riesaminato le prove a carico di Rubin ed era privatamente
arrivato alla conclusione che Rubin non avrebbe
dovuto essere in prigione. Se ne convinse ancora di pi dopo il
loro incontro, quando Rubin gli mostr tutto eccitato la messe
di nuovo materiale che stava venendo alla luce.
Sa vendersi bene fu il commento del giornalista, ma d'altra
parte qualcosa da vendere ce l'ha.
Nell'articolo a tutta pagina pubblicato nel numero di Newsweek
dell'8 ottobre 1984, Gates descriveva Rubin come un
uomo affabile, che nei suoi lunghi discorsi cadenzati non perde
mai di vista la corretta struttura della frase. Osservava che Carter,
in forma come ai tempi della sua carriera, con l'ordinata capigliatura
afro, senza un solo capello grigio... e senza barba, non
assomiglia quasi per nulla a quello che era negli anni Settanta.
Ma la sua perseveranza era rimasta immutata. Troppo ostinato
per rinunciare scriveva Gates, Carter continua a protestare
la sua innocenza, e passa gran parte del tempo a lavorare alle mille
tortuosit del suo caso. Forse i suoi legali hanno trovato un testimone
che potrebbe fornirgli un alibi a prova di bomba. Ma
terminava, se la sua storia ci insegna qualcosa, [Rubin Carter]
non varcher quel cancello ancora per molto tempo.
Rubin e i canadesi apprezzarono l'articolo, a eccezione della
sua pessimistica conclusione. La marea stava cambiando e notoriamente
i venti della storia mutano in fretta.
Dopo un'infinit di telefonate, Gus e Lesra riuscirono a individuare
una Dodge Monaco del '66: qualcuno ne stava mettendo
a punto una nella zona di Kingston, duecentottanta chilometri
circa a est di Toronto. Una giornata di viaggio frutt
alcune foto, scattate in notturna e a distanze variabili, dei fanalini
di coda della Monaco. Bench la giornata fredda e piovigginosa
rendesse visibili i gas di scarico, nulla avrebbe potuto
nascondere la forma inequivocabile dei fanalini.
Uguale successo ebbero nel rinvenimento di una Dodge Polara
del '66, all'Archie Autodemolizioni, a met strada fra Burke
Falls e Sunridge. Lesra fu felice dell'opportunit di una
puntata nell'Ontario settentrionale. Archie McCabe, il proprietario
dell'autodemolizioni, non aveva mai visto un nero -
almeno cos pens Lesra - e sembrava non sapere che pesci pigliare.
Ma una volta che il ragazzo l'ebbe aiutato a montare una
batteria nuova sulla vecchia Polara, cos da poter accendere i fari,
Archie si fece immediatamente espansivo.
Quando Lesra gli spieg che aveva bisogno delle fotografie
per un famoso caso di omicidio in America, l'entusiasta Archie
si offr di trainare la macchina fuori dal deposito, cos da avere
foto pi nitide.
Ora i canadesi stavano cercando di stabilire con esattezza l'ora
del delitto attraverso il Metzler Ambulance Service, la societ
che aveva trasportato le vittime in ospedale. Ma il Metzler era
stato venduto nel 1978 e ora operava con la ragione sociale Eagle
Ambulance. Sam si mise in contatto con loro e gli fu detto
che i loro registri non andavano oltre il 1978, ma che forse il
signor Metzler ne sapeva di pi. La Eagle Ambulance non aveva
il suo numero di telefono, ma comunic che egli viveva in
una cittadina dalle parti di Paterson e a Sam fu consigliato di
rivolgersi al servizio informazioni. Sam era scettico. Fino a quel
momento, e perfettamente in linea con l'atmosfera generale di
paranoia, tutti quelli che avevano tentato di rintracciare a Paterson
non erano in elenco. Quasi sempre i canadesi avevano
dovuto ricorrere ai recapiti indicati nel materiale della presentazione,
sfortunatamente vecchi di otto anni se non addirittura
di diciotto.
Ma un certo signor Metzler figurava in elenco e quando Sam
and a parlargli, lo trov molto disponibile. No, non aveva
conservato i registri dell'epoca, ma ricordava bene la notte della
sparatoria al bar Lafayette. Per quel viaggio all'ospedale la societ
non era mai stata pagata. Forse, aggiunse, suo figlio William
rammentava qualcosa di pi; quella notte era di turno
sull'ambulanza. Dette a Sam il numero, che non figurava in
elenco, e lo esort a chiamare in serata.
I canadesi faticavano a tenere a bada la loro eccitazione. Stavano
per parlare con una persona che si trovava al bar Lafayette
pochi minuti dopo la sparatoria, qualcuno che aveva visto le
vittime e accompagnato i sopravvissuti in ospedale. Non credevano
pi a nulla di quanto era stato scritto sul caso e cominciavano
perfino a dubitare che al bar Lafayette si fosse perpetrato
un reato di qualche genere!
Alle sei e trenta di quel pomeriggio, Sam chiam William
Metzler. Gli spieg che stava indagando sul caso Carter e gli
chiese se ricordava qualcosa della notte del 16 giugno 1966. I
ricordi di William erano nitidissimi, non riguardo all'ora bens
all'orrore di quello a cui i suoi giovani occhi avevano assistito.
S, era pronto a parlarne, voleva parlarne, se lo era tenuto dentro
troppo a lungo. Non avrebbe mai dimenticato.
Nel 1966 aveva solo diciassette anni e quell'estate lavorava con
suo padre. Aveva appena cominciato a lavorare come barelliere
e il suo turno andava da mezzanotte alle otto del mattino.
Arrivati sul posto di lavoro, la prima cosa che facevano gli impiegati
era sedersi a fare colazione con caff e frittelle, scambiando quattro
chiacchiere. Successivamente si accordavano per fare ciascuno
turni di due ore. Non era passato molto tempo quando messaggi
radio avevano cominciato a pervenire dalla frequenza utilizzata
dalla polizia. Erano le prime ore del mattino, prima delle
quattro. Potrebbe benissimo essere successo alle due o alle due e
un quarto. La polizia, raccont William, teneva la registrazione
delle chiamate alle ambulanze nonch dell'ora in cui queste arrivavano
sul posto. Anche il Metzler Ambulance Service teneva
registrazioni simili, che in seguito venivano confrontate con
quelle della polizia. (Come molti altri, quei documenti non erano,
n erano mai stati accessibili alla difesa.)
William rammentava la rapida successione di chiamate alle
unit della polizia, e il panico crescente. Il primo allarme aveva
interessato solo un'autopattuglia e accennava vagamente all'accaduto.
Le chiamate successive, che si susseguirono di l a poco,
parlavano di una sparatoria o forse di una rapina. L'ultima
riferiva che erano stati esplosi dei colpi. William ricordava inoltre
che la prima autopattuglia arrivata sulla scena aveva inviato
un Codice Uno per le ambulanze che significava emergenza,
fate il pi presto possibile.
Quella notte era di turno anche il fratello maggiore, Walt,
che fungeva da autista. Quando arrivarono al bar Lafayette,
a dodici isolati di distanza, videro un'autopattuglia e due
agenti. All'interno, era come nel Far West. C'era un uomo
accasciato su uno degli sgabelli; era crollato con la testa sul
bancone. Il bicchiere che aveva davanti era pieno con accanto
delle banconote, come se si stesse accingendo a pagare. Ma
aveva la testa immersa nel sangue. C'era denaro anche dietro
il bancone e vicino al registratore di cassa. Il barman giaceva
l, morto anch'egli. La donna, Hazel Tanis, era in pessime
condizioni ma ancora viva. La quarta vittima, William Marins
era una vista sorprendente. Era in grado di camminare
ed era perfettamente lucido. C' stata una rapina disse ai
due uomini che si stavano avvicinando. Quando il barman
ha fatto per prendere i soldi, quelli hanno cominciato a sparare.
 sicuro che abbia detto proprio cos?
S. Lo ricordo come se fosse ieri. Ero sorpreso di vederlo
parlare in modo tanto coerente. Gli avevano sparato, dopo
tutto.
La mente di Sam funzionava a pieno regime. Quella rivelazione
invalidava un'altra delle tesi dell'accusa. Il procuratore
aveva infatti cercato di screditare la mancata identificazione di
Rubin e John da parte di Maris (che li aveva visti meno di
un'ora prima), sostenendo che l'uomo non era in s. Particolare
ancora pi stupefacente, se la sparatoria era il risultato di una rapina,
allora non si era affatto trattato di una vendetta perpetrata
da fanatici razzisti che, stando all'accusa, erano entrati e avevano
fatto fuoco senza dire una sola parola. Che fosse stata una
rapina era anche quello che la polizia aveva detto ai giornali
l'indomani, e solo in seguito l'accusa aveva asserito che nulla
puntava in quella direzione.
William Metzler raccont che i poliziotti avevano aiutato lui
e suo fratello a caricare sulle lettighe e in ambulanza i superstiti.
Raggiunsero prima il Paterson General, a circa tre minuti di distanza,
dove lasciarono la donna (l'ospedale per non era attrezzato
per assistere due feriti da armi da fuoco), quindi si spinsero
fino al St. Joseph's Hospital, distante cinque minuti, dove
lasciarono Marins.
Accadde tutto cos in fretta comment William. Fu una
faccenda piuttosto macabra. Non dimenticher mai il momento
in cui varcai la porta del bar. Sci-scivolai sul sangue, ce n'era
talmente tanto... e rischiai di cadere...  difficile per me parlarne...
non ho altro da aggiungere.
Dopo mesi di ricerche, i canadesi riuscirono a individuare la
prima moglie di Avery Cockersham, Louise. La donna, che si
era risposata e in seguito aveva divorziato anche dal secondo
marito, portava un cognome diverso. Sulla cinquantina, viveva
in una casa ben tenuta con la figlia JoAnn, e aveva conservato
il suo vecchio lavoro di aiuto infermiera. Louise ricevette due
visite: la prima di Mims Hackett e Ed Carter; la seconda di Ed
e degli avvocati Myron Beldock e Bill Perkins.
La donna conferm che Pat Valentine e Sandy si trovavano
effettivamente a casa sua la notte della sparatoria. Lei stessa era
andata due volte al bar Lafayette per comperare alcolici. Neg
con decisione di avere detto a chicchessia di aver visto Rubin
Carter nel locale o in qualsiasi altro posto. Aveva visto invece
dei clienti abituali, quattro bianchi, che l'avevano salutata. Ma
c'erano altri due uomini, anch'essi bianchi, seduti all'estremit
pi corta del bancone a forma di L, vicino alla donna (la signora
Tanis). Sussurravano tra di loro e bevevano whisky e birra (la
bibita abituale di Alfred Bell e battezzata calderaio.) In retrospettiva,
Louise si disse certa che i due avevano qualcosa a che
fare con la sparatoria.
Verso l'una del mattino, arriv a casa sua il ragazzo della Valentine,
un veterano rimasto ferito in Vietnam. Lui e la Valentine
litigarono; lui la accusava di bere troppo e di costringerlo
a stare a casa a fare da baby sitter. Voleva che tornasse a casa per
badare ai bambini. La Valentine se ne and di l a poco, mentre
Sandy si trattenne ancora un'oretta.
Quella sera era presente anche la figlia di Louise, ora trentunenne,
che conferm la versione della madre fin nei minimi
particolari.
Louise dormiva al momento della sparatoria, ma JoAnn afferm
di aver sentito gli spari e poi Avery dire a sua madre che era
solo un ritorno di fiamma di una macchina di passaggio e che doveva
rimettersi a dormire. In seguito, l'uomo disse a entrambe di
avere visto due uomini uscire correndo dal bar. Li aveva riconosciuti,
aggiunse, e non erano Rubin Carter e John Artis, ma non
rivel mai n alla moglie n alla figlia l'identit dei due fuggitivi.
La notte successiva, raccont Louise, al bar Lafayette era
scoppiato un litigio. Lei e JoAnn erano sicure che non fosse il
primo luglio, come sosteneva invece il rapporto dell'agente
Kline, e che l'alterco non era tra Avery e un'altra persona, come
era stato erroneamente affermato. Louise aveva avuto a che dire
con la Valentine fuori dal bar. La accusava di aver mentito alla
polizia, perch a lei aveva raccontato una storia ben diversa.
(Ecco dunque che cosa significava quel tutte stronzate negli
appunti di De Simone!) Poco dopo gli omicidi, la Valentine
aveva detto a Louise di avere visto solo un uomo, non due, correre
verso l'auto bianca, una Cadillac parcheggiata nella piazzola
del distributore di benzina sull'altro lato della strada. (Bello era
proprietario di una Cadillac del '66). Louise le disse: Se dirai la
verit, non sar pi arrabbiata con te.
Un agente investigativo (Howard Kline) li sent e volle che
lo seguissero al comando di polizia per essere interrogati: Avery,
Louise e la Valentine. Secondo Louise, Avery avrebbe detto
agli agenti: Non era Rubin Carter.
Louise raccont inoltre che lei e Avery si erano lasciati quattro
anni dopo, a causa di una certa Mae.
Ha mai incontrato la seconda moglie di Avery, Fanida? le
chiese a quel punto Mims.
 di lei che sto parlando. Fanada Mae. Fanada Mae
Blackwell. Si sono trasferiti nel Nord Carolina.
Fortunatamente, gli abitanti del Nord Carolina non condividevano
la paranoia dei cittadini di Paterson, e l'indomani,
dopo alcuni tentativi e un certo numero di numeri telefonici
sbagliati, Fanada fu localizzata. Sia Mims sia lo stesso Rubin le
parlarono al telefono. La donna aveva riconosciuto Rubin dalla
fotografia pubblicata in uno degli ultimi numeri di Newsweek e
la telefonata non la colse completamente impreparata. Si ricordava
bene di Rubin, per averlo visto anni prima a Paterson. S,
Avery le aveva detto di aver visto due uomini uscire di corsa
dal bar e che non erano Carter e Artis. S, prima di morire, nel
1976, lo aveva riferito anche a un investigatore.
Non fece nomi?
No, non fu mai in grado di farlo; la sua salute peggior. Si
comportava come se li conoscesse, ma non li nomin mai.
Ora il suo segreto riposava con lui.
 
Capitolo 23.

Il mercoled 4 novembre 1984, alle otto di sera, nel carcere
di Rahway si tenne una riunione strategica. Myron Beldock fu
il primo ad arrivare e a lui Rubin consegn le foto della Polara
e della Monaco e le ultime perizie dei periti grafologi. Arrivarono
quindi Lew Steel e il professor Leon Friedman. Quest'ultimo
aveva con s una copia del memoriale di settantaquattro pagine
che aveva preparato per i suoi studenti della facolt di giurisprudenza
della Hofstra University, intitolato Il nuovo processo
penale federale. Fu quello l'argomento della riunione.
Interessare al caso i federali.
Beldock apr la discussione ragguagliando Lew e Rubin sui
risultati delle loro indagini. Rubin lo ascoltava radioso.
Rubin sta facendo un lavoro straordinario concluse l'avvocato.
Stanno venendo a galla cose che superano ogni immaginazione!
Raccont poi del conducente di taxi, di Avery,
Louise e della Valentine, ed esib le analisi dei periti che mettevano
a nudo la contraffazione di De Simone, nonch le foto
a colori dei fanalini di coda delle due Dodge.
Lew e Leon rimasero adeguatamente impressionati.
Ma Myron disse il primo, che cosa faremo? Impossibile
riaprire il caso.  come ripartire da zero.
Se si dovesse arrivare a un terzo processo, faremo in modo
di essere pronti, Lew.
Dobbiamo ripartire da zero intervenne Rubin, perch le
cose che siamo stati condotti a credere non erano altro che
stronzate!
Stai correndo troppo, Rubin. Non ci  ancora stato concesso
un terzo processo. Cercheremo semplicemente di fare in
modo che le prove raccolte da Caruso vengano esaminate, e tu
ti occuperai di trovarne di nuove.
Non stiamo parlando di nuove prove, Lew; qui si tratta di
soppressione di prove. Tutto quello che abbiamo scoperto grazie
alle indagini e agli appunti di Caruso e che prima del processo
del 1976 non ci fu mai mostrato.
Proprio cos approv Myron. Caruso  stato il trampolino
di lancio. Se allora avessimo avuto accesso a queste informazioni,
come avrebbe dovuto essere in base alla normativa Brady,
ora non ci troveremmo a parlarne in una prigione!
Beldock prosegu spiegando com'erano stati raggirati da De
Simone, il quale aveva tenuto lontano la difesa da testimoni del
calibro di Louise. Siamo stati imbrogliati. Ora sappiamo che tutte
le dichiarazioni compromettenti per Rubin che erano state attribuite
a Louise non rispondono a verit, non sono mai state rilasciate.
Hanno inserito affermazioni incriminanti nel materiale
della presentazione, una mossa quanto mai efficace. Ci ha tenuto
lontani da Louise e Dio solo sa da quanti altri testimoni a favore!
E lo abbiamo scoperto concluse Rubin solo perch alla
fine abbiamo trovato il fascicolo di Caruso.
S fece Lew, siamo sempre stati persuasi che quel fascicolo
contenesse materiale esplosivo, o dovrei dire una pentola piena
d'oro? Ma ora permettetemi di fare l'avvocato del diavolo. La questione
del conducente di taxi, che non  saltata fuori grazie a Caruso
e non pu essere considerata una prova in base alla normativa
Brady, nota all'accusa ma non alla difesa:  semplicemente una
nuova prova, e di conseguenza dovremo informarne Leopizzi.
Ruby non voleva neppure sentirne parlare. Al diavolo!
sbott.
Dobbiamo farlo, Rubin. Quella roba  dinamite. Sono le prove
della tua innocenza, non possiamo liquidarle tanto fcilmente.
No, ma Leopizzi lo far. Pensa a che cosa farebbe a un testimone
cos restio a parlare da costringerci a procurarci un
mandato di comparizione.
Rubin pensa che una volta fissata l'udienza presso una corte
federale, potremo infilare tutti i risultati delle indagini sotto
l'ombrello di Caruso spieg Myron.
Proprio cos riprese Rubin. Dovremo pensare a qualcos'altro.
Non possiamo tirarci indietro! Il problema  sempre
stato che lo Stato vuole insabbiare tutto quanto. No, dobbiamo
procedere, e senza altri indugi. Sentite, sar sincero con voi:
questo posto  intollerabile. Non voglio restare qui. Ora basta!
Tocc a Leon parlare. Rubin, sono sempre stato consapevole
che  stata la questione Caruso a far s che l'appello slittasse.
 dalla delibera 4-3 della Corte Suprema che spingo perch
ci rivolgiamo a una corte federale. Le informazioni di Caruso
sono un bene e un male al tempo stesso. Sono un bene perch
noi vogliamo che un giudice federale sappia che qui si tratta di
decidere sull'innocenza o sulla colpevolezza, e che non si tratta
di dettagli tecnici. Ma ragazzi, la difesa non ha bisogno di un
altro argomento, non se questo deve significare ulteriori anni
di dibattimento. Il test con la macchina della verit effettuato
su Bello e la vendetta razziale sono argomenti solidissimi, tali
da giustificare un intervento federale.  su questi che dobbiamo
puntare. E prima arriviamo alla corte federale, meglio sar.
Sono lieto di sentirtelo dire, Leon, perch  esattamente quello
che penso anch'io.  inutile parlare di tribunali di Stato, quando
sappiamo che non otterremo un bel niente. La nostra unica possibilit
sta nel togliergli di mano la faccenda per passarla a un giudice
federale, e allora che diavolo stiamo aspettando? Che Reagan finisca
di riempire i tribunali federali con i suoi amici di destra?
Rubin, sai anche tu che non ci sar possibile trattare la questione
Caruso finch non avremo esaurito tutte le azioni giudiziarie
previste dallo Stato interloqu Myron, e non possiamo rinunciarci,
 troppo importante. Non possiamo richiedere una revisione
prima di aver esaurito tutte le possibilit a livello statale.
Non ci sono altre possibilit con lo Stato, Myron. Sono passati
anni da quando abbiamo tentato di attirare sulla questione
l'interesse dello Stato. So che tu e Lew non avete dimenticato
il modo in cui Leopizzi ci piant in asso quando cercammo di
farlo ragionare. Myron, fosti tu a parlare di accelerare l'appello
Caruso e di portare la questione davanti alla Corte Suprema. E
com' finita? Chiedilo a Ed Graves, lui te lo dir. Hanno insabbiato
tutto quanto.
Ed Graves lo interruppe Myron a beneficio di Leon  il
nuovo avvocato del nostro studio. Il caso di Rubin  un vero
e proprio battesimo del fuoco per lui.  lui a occuparsi di tutte
le carte relative all'appello Caruso.
E gliene stanno facendo passare di tutti i colori! incalz
Rubin. All'inizio di febbraio di quest'anno presentiamo il primo
ricorso in appello. Il cancelliere dice a Ed che avevano perso
la pratica o che forse l'hanno messa nel posto sbagliato. Ne
presentiamo una seconda; sostengono che  finita chiss dove
fra la posta. Passano interi mesi mentre loro ci dirottano verso
l'assurda ricerca di un inesistente registro delle sentenze. Ci
fanno deliberatamente girare a vuoto. A maggio riusciamo finalmente
a presentare il ricorso alla Corte d'Appello; la pubblica
accusa lascia scadere l'ultimo termine utile per la replica, in
giugno, e neppure si preoccupa di chiedere una proroga. A
quel punto chiediamo che la replica dell'accusa venga invalidata
a causa dell'ingiustificabile ritardo, ma di l a due mesi, in
agosto, la loro memoria viene accettata ugualmente e la nostra
richiesta viene respinta. E a che punto ci troviamo adesso? Siamo
al 14 di novembre e stiamo ancora aspettando!
Sapete che cosa sarebbe persino pi grave? Che cosa accadrebbe
se la Corte d'Appello o in seguito la Corte Suprema accettassero
la nostra istanza e fissassero un'udienza per la presentazione
delle prove? Avremmo vinto la battaglia, ma perso la guerra. Allora
s che non usciremo pi dalle grinfie dello Stato, perch tutto
verrebbe rimandato a Leopizzi e l'ultima volta con lui sono passati
cinque anni e mezzo tra la nostra istanza e la sua delibera ... e per
giunta abbiamo perso. No, dobbiamo uscire allo scoperto, e in
fretta! Vogliamo un'udienza per la presentazione delle nuove
prove, s, ma la vogliamo davanti a una corte federale imparziale.
Sono d'accordo con Rubin interloqu Leon. Dovremmo
presentare subito l'istanza per la revisione. Queste procedure
richiedono comunque un paio di mesi. E per allora o avremo
esaurito sotto il profilo tecnico la questione Caruso perch saremo
stati ricusati da un tribunale di Stato, oppure diremo che
gli esauriti siamo noi, perch a livello statale non ci sono possibilit
di appello e il processo correttivo  talmente carente da
rendere futile ogni ulteriore sforzo.
Bravo, professore! Avanti cos!
Lew e Myron assentirono. Molto bene, Rubin. Credo che
siamo tutti d'accordo comment Myron.
La riunione si protrasse fino alle nove e quaranta di sera. Prima
di congedarsi, Beldock sorrise a Rubin, e a uno degli agenti
disse: Usciremo presto.
L'atto di revisione (habeas corpus) occupa una posizione singolare
quanto significativa nel mondo della giurisprudenza. Le
sue origini risalgono alla Magna Charta inglese;  stato a lungo
considerato la migliore e l'unica adeguata protezione della libert
personale, ed era cruciale per la concezione di individualismo
liberale tanto facilmente trapiantata nelle colonie inglesi.
Per dirla con le parole della Corte Suprema degli Stati Uniti:
Il decreto di habeas corpus  un dispositivo procedurale
teso a sottoporre restrizioni esecutive, giudiziarie o private
all'esame della corte. Dove  accessibile, garantisce tra le altre
cose che un prigioniero possa richiedere che il magistrato
giustifichi la validit legale della sua azione restrittiva.
In Inghilterra... e negli Stati Uniti, questo nobile scopo ha fatto
del decreto il simbolo e il custode della libert individuale.
Comunque sia, a causa della peculiare suddivisione federale
dei poteri negli Stati Uniti, l'accesso all'habeas corpus da parte
dei prigionieri di Stato  significativamente limitato dal principio
del rispetto reciproco (o rispetto alle corti di Stato in
un'ottica di cortese non interferenza), dallo statuto legale e da
precedenti sempre pi restrittivi. I tribunali federali sono autorizzati
a intervenire solo se la detenzione  il risultato di una
violazione dei diritti garantiti dalla costituzione federale, e solo
se la richiesta  gi stata presentata al tribunale di Stato. Ecco
perch quello della revisione non  il mezzo pi rapido per
porre fine a una detenzione. Si devono sopportare anni di carcere
prima che l'appello si apra un varco nel sistema statale. E
perfino allora, solo il 3 per cento delle istanze ha esito favorevole,
e in molti casi la sentenza viene rovesciata in appello.
Inoltre, se le udienze si sono tenute presso un tribunale di
Stato, ci che  soggetto all'esame federale non  l'accertamento
dei fatti operato dal tribunale statale, che si presume essere
corretto, ma solo l'applicazione a quei fatti del diritto costituzionale.
Detto in termini semplici, se un tribunale di Stato
sostiene la realt di un fatto, allora il fatto  reale, anche quando
si tratta di pura invenzione. Se per esempio il giudice Leopizzi
sostiene che Bello si trovava vicino alla siepe esterna al bar Lafayette,
allora Bello era effettivamente l, e poco importa se
fuori dal bar Lafayette non esiste alcuna siepe. Si chiama presunzione
di esattezza, una sorta di dottrina di infallibilit che
pu essere messa in dubbio solo in circostanze assolutamente
straordinarie, e concede ai tribunali di Stato i poteri che abitualmente
sono riservati al pontefice.
La prima istanza  abitualmente molto concisa. C' un modulo
da compilare con gli spazi per rispondere a diciassette domande,
compresi un compendio del caso, i motivi per cui il richiedente
ritiene di essere illegalmente detenuto, e cos via.
L'idea  di offrire alla corte una panoramica del caso sia sotto il
profilo giuridico sia sostanziale, cos da addivenire a una decisione
rapida (di solito da parte di un magistrato) sull'opportunit
e il valore intrinseco dell'istanza.
Il caso di Rubin era cos lungo e complesso che, nonostante
la decisione del novembre 1984 di presentare immediatamente
l'istanza, una sua prima stesura non fu distribuita ai legali e a
Rubin che due mesi pi tardi. A quel punto Rubin era ormai
fuori di s per la frustrazione, e cos i canadesi. Ma non c'era
nessun modo rapido per esaminare le dozzine di prolisse memorie
presentate allo Stato e per estrapolare da esse gli argomenti
pi interessanti con cui procedere in ambito federale.
Ci furono alcune discussioni in merito al principio dell'economia
giudiziaria... ossia sul fatto che i magistrati emettono pareri
relativi alle vertenze solo quando assolutamente necessario e,
riguardo alle molte argomentazioni presentate, solo una o due
vengono visionate. Bench la violazione della delibera Brady da
parte di Bello e il movente della vendetta razziale costituissero
una motivazione pi che solida per un habeas corpus, il gruppo
decise di non poter tralasciare le molte altre violazioni della costituzione
federale che avrebbero potuto rivelarsi vincenti (come
quella dell'illecito da parte della giuria) e che dovevano essere
comunque sollevate per far capire appieno al magistrato la portata
della beffa giudiziaria che il caso in esame costituiva. Dovevano
scrivere per chi si fosse accostato a esso per la prima volta.
Quando ricevettero la bozza dell'istanza di Beldock, i componenti
del fantomatico studio legale Carter & Soci, Rubin,
Terry e Sam, si misero al lavoro. Avevano esaminato con attenzione
tutti i ricorsi in appello presentati nello Stato e, incoraggiati
dai buoni esiti delle indagini, decisero che non avevano
nulla da perdere a usare il linguaggio pi incisivo nella documentazione
destinata al tribunale federale. Non esisteva nulla di
pi scandaloso di quello che la pubblica accusa aveva fatto a
Rubin, e loro volevano che tale gravit risultasse in ogni riga.
L'atteggiamento di Rubin era cambiato. Non pi imputato
ma accusatore, si accingeva a mettere sotto processo lo Stato.
Nel difendere la legalit della sua lunga detenzione, l'accusa si
sarebbe trovata nella situazione di dover difendere se stessa.
Le sue aggiunte alla bozza furono accolte con favore dagli avvocati
newyorkesi. Ed Graves, che aveva immaginato provenissero
da Lew Steel, le giudic straordinariamente efficaci. Anche
Leon fu contagiato dallo stile vigoroso del testo e tess la sua personale
magia nell'arazzo. La detenzione di cui qui si discute  stata
al vaglio dei tribunali del New Jersey per diciotto anni scrisse
in un'introduzione che vedeva enumerati i due processi, i quattro
appelli presso la Corte Suprema del New Jersey, le numerose
udienze... e le molteplici decisioni su dozzine di questioni sollevate.
Leon continuava dicendo: Non  eccessivo dire che fra i
processi penali che in questo secolo hanno visto pesanti ingiustizie,
solo i processi Sacco e Vanzetti e Scottsboro rivaleggiano con
il presente in fatto di notoriet e interesse mondiale.
L'istanza fin per superare le tre o quattro pagine consuete.
Ne contava cinquantasette e delineava dodici diverse motivazioni
per la concessione dell'habeas corpus. La dodicesima si
basava sul fatto che tecnicamente la questione Caruso stava ancora
aspettando una decisione del tribunale di Stato, ma che
avrebbe dovuto considerarsi esaurita a causa degli eccessivi ritardi
e futilit.
Dopo innumerevoli revisioni, l'11 febbraio 1985 l'istanza
era finalmente pronta. Prima che venisse presentata, Rubin
avrebbe dovuto firmarla, e fu cos che Ed Graves attravers
l'Hudson e raggiunse la prigione di Stato di Rahway.
Ed Graves era un prodotto degli anni Sessanta. Quasi coetaneo
dei canadesi e a loro simile per molti versi, era divenuto
avvocato solo verso i trentacinque anni. In precedenza aveva
suonato con una rock band e prima ancora aveva lavorato
come psicologo. Americano-irlandese, con una certa propensione
per la musica caraibica, era anche un grande ammiratore
di Bob Dylan. Era felicissimo che gli fosse stato assegnato il caso
Rubin, ed era rimasto impressionato dalle capacit legali del
detenuto, dalle sue solide argomentazioni, nonch dalla sua lucidit.
Gli aveva parlato molte volte per telefono, e lo aveva
sempre trovato entusiasta e straripante di energia. Come va,
Rubin? gli chiedeva, e la risposta era invariabilmente: Magnificamente,
fratello! In qualunque altra circostanza Ed avrebbe
definito arroganti quelle parole, ma non dubitava che Ruben
intendesse proprio quello che diceva.
Il legale era vagamente intimorito dalla prospettiva di trovarsi
faccia a faccia con una leggenda vivente, e quanto accadde
durante l'incontro non fece nulla per diminuire la sua apprensione.
Rubin lo accolse con calore. La forza del suo abbraccio
mal si accordava alla sua magrezza. Furono accompagnati dallo
psicologo del carcere. L, Ed si sedette e lo psicologo fece altrettanto.
Mi dispiace fece Rubin fermo sulla porta ancora aperta,
ma deve uscire.
Questo  il mio ufficio. Voglio sentire quello che avete da
dire.
Vede, questo signore  il mio avvocato; si tratta di un incontro
riservato.
Me ne star seduto qui a lavorare. Voi procedete pure.
Per tutta risposta, Rubin gli indic la porta. Lo psicologo si
stava arrabbiando, e Ed, innervosito a sua volta, accese una sigaretta.
Finalmente il medico cedette e usc. Rubin chiuse la
porta dietro di lui e and a sedersi. Ed era rimasto stupefatto nel
vedere una situazione del tutto innocua caricarsi di una simile
tensione e soprattutto che era Rubin, un detenuto, ad avere il
controllo della situazione. Quanto meno, si augurava che cos
fosse.
Improvvisamente la porta si spalanc. Era di nuovo lo psicologo,
il naso fremente di eccitazione e il viso paonazzo.
Lasciate aperta questa maledetta porta! Potrei farle rapporto,
sa? Non  lei a dettare le regole in questo zoo!
Zoo? ripet Rubin balzando in piedi. Farebbe bene a stare
attento a chi definisce animale.
Le ho detto che la porta deve restare aperta. Questo posto
puzza! (E questo sarebbe uno psicologo? si chiese Ed.)
Ma Rubin aveva gi richiuso con un placido vaffanculo.
Poi si scus con Ed per l'accaduto. Capisci perch devo uscire
di qui? Allora, dove devo firmare?
L'istanza fu presentata presso la corte federale di Newark,
New Jersey, il 13 febbraio 1985. All'epoca, il distretto contava
undici magistrati, e i casi venivano assegnati a caso. (Gli avvocati
definivano questa pratica la ruota della fortuna). Il giudice
pi anziano era Clarkson Fisher, nominato da Nixon nel 1970.
Rubin pregava che fosse lui a giudicare il suo caso, perch lo
conosceva. Fisher infatti aveva presieduto le udienze relative
all'illegale segregazione di Rubin nel Vroom, nel 1974, ed era
un uomo giusto. Non si era lasciato intimidire dal detenuto, n
sconcertare dal suo aspetto malconcio dopo tre mesi di isolamento.
Invece, lo aveva ascoltato con disponibilit e i due si
erano parlati faccia a faccia.
Il 14 febbraio, Ed Graves and in tribunale e l seppe che il
caso era stato assegnato al giudice H. Lee Sarokin. Rubin, che
non ne aveva mai sentito parlare, reag con scoraggiamento.
Per ovviare a quella lacuna, lo studio Carter & Soci effettu
alcune ricerche, consultando l'Who's Who in America e varie altre
fonti. Scoprirono cos che Sarokin era nato e cresciuto nel
New Jersey, dove il padre era stato editore del Perth Amboy Record.
Aveva frequentato il Dartmouth College e quindi la facolt
di giurisprudenza ad Harvard, dove si era laureato nel 1953.
Nei venticinque anni successivi aveva esercitato come civilista.
Era stato responsabile finanziario durante il riuscito tentativo di
Bill Bradley di aggiudicarsi un posto al Senato nel 1978 e, un
anno dopo, Sarokin era stato nominato giudice da Jimmy Carter.
Fin qui, si dissero, tutto bene.
Rubin chiese a Lou Raveson dello studio Rutger una compilazione
di tutte le sentenze emesse da Sarokin, e in risposta
ricevette un tabulato con una lista aggiornata per un totale di
novantasei sentenze. Sarokin era uno scrittore facondo. La Carter
& Soci esamin l'elenco eliminando i casi di natura spiccatamente
aziendale e concentrandosi su quelli di natura penale o
che rimandavano ai diritti costituzionali. Poi Terry e Sam si recarono
nella biblioteca pi vicina a consultare i volumi rilegati
del Federal Supplement in cui erano pubblicati i pareri della corte
distrettuale. Fotocopiarono quelle pi interessanti emesse da
Sarokin e le studiarono con Rubin.
Ne rimasero impressionati. Ecco finalmente un magistrato
capace di ragionare. Un magistrato con un cuore, che amava
non solo la legge, ma anche la giustizia.
In un caso del 1983, il giudice Sarokin aveva punito la Small
Business Administration di Reagan per aver cercato di riscuotere
un prestito di 300000 dollari da una vedova senza un soldo e psicologicamente
disturbata. Meglio essere senza governo che
averne uno privo di compassione e di decenza aveva scritto il
giudice. In un altro caso, paragonava a terroristi incappucciati
i funzionari cittadini restii ad assumere vigili del fuoco appartenenti
a minoranze etniche. Sarokin non aveva affettazioni; il suo
linguaggio era efficace e colorito, la sua logica salda.
Ma non era affatto ostile al vigente procedimento giudiziario.
Come aveva dichiarato in un'intervista al National Law
Journal, pubblicata nel maggio 1985: Se mi interessa cautelare
i diritti dell'imputato, ci non significa che sono
antigovernativo. Faccio solo il mio lavoro! Voleva che tutti lasciassero la
sua aula convinti dell'equit del risultato.
Tali nobili sentimenti non erano da imputarsi solo alla retorica.
Nell'esaminare un lungo processo presieduto da Sarokin e che
vedeva sul banco degli imputati alcuni funzionari governativi accusati
di estorsione, la Corte d'Appello della Terza Circoscrizione
si era spinta fino a complimentarsi con Sarokin per il suo scrupoloso
senso della giustizia. In un altro caso, un imputato di colore
a cui Sarokin aveva comminato una pesante condanna gli scrisse
per dirgli che era orgoglioso di essere stato giudicato da lui!
Il giudice Sarokin era quello che Rubin stava cercando.
Il 20 febbraio, il magistrato eman un'ordinanza in cui ingiungeva
allo Stato di presentare una replica entro il 31 marzo
1985, corredandola di tutte le memorie, le appendici, le procedure,
le discussioni della causa e le ordinanze presentate nella
giurisprudenza dello Stato, in quanto potrebbero rivelarsi cruciali
per le questioni in esame.
Nel giro di pochi giorni, la Divisione d'Appello, dopo aver
indugiato pi di un anno, stabil la data per un'argomentazione
orale sulla questione Caruso, fornendo cos all'accusa
l'opportunit di obiettare che non erano stati esauriti tutti i possibili
correttivi previsti dallo Stato. Ma a quel punto Rubin era saldamente
ancorato al tribunale federale e nulla avrebbe potuto
smuoverlo. Disse ai suoi legali di rinunciare all'argomentazione
orale. Non tollerer altri giochetti... a meno che qualcuno
non sia disposto a fare il cambio con me mentre quelli imbrogliano.
Leon disse a Rubin che ci sarebbe stata battaglia per quanto
riguardava l'esaurimento dei correttivi prima che il giudice federale
potesse arrivare alla sostanza della cosa.
Faresti bene a mettere il tuo cappello da pensatore, professore
fu la risposta. Sei tu l'esperto di diritto federale. Trova il
modo di mandare in corto circuito il sistema.
Non c'era giorno che Rubin non parlasse per telefono con
almeno uno dei legali di New York, se non con tutti e tre -
Leon, Myron e Ed - per pianificare strategie e cercare di precedere
sempre lo Stato di qualche passo. Si arriv al punto che
Myron andava al telefono canticchiando: Un giorno senza
Rubin  un giorno senza sole. Quanto a Leon, si divertiva a
salutarlo con un: Rubin! Eravamo in pensiero. Sono due giorni
che non ti fai sentire!
I membri della Carter & Soci, con uno zelo di solito pi facilmente
riscontrabile nell'ufficio del procuratore, erano occupatissimi
a mettere insieme brevi memorie su svariati aspetti del
caso. Svisceravano la questione dell'esaurimento dei correttivi,
sezionando errori fattuali nell'opinione di maggioranza della
Corte Suprema di Stato e preparando appendici di prove da
produrre. Il flusso di corrispondenza legale da Rahway a
New York era costante.
Ora che aveva lasciato il protettivo bozzolo statale, l'ufficio del
procuratore della Contea di Passaic si trovava su un terreno poco
familiare. C'erano regole diverse in campo federale, il campo di
competenza del professor Friedman, e l le normative venivano
prese sul serio. Tentarono i trucchi consueti, ma non riuscirono
ad arrestare la valanga che stava per piombare loro addosso.
Il 31 marzo 1985 scadeva il termine per la presentazione della
documentazione richiesta da Sarokin, e niente era ancora accaduto.
L'accusa aveva ignorato l'ordine del magistrato (successivamente
sostennero di non averlo mai ricevuto) e non sottopose
alcunch alla sua attenzione: n una replica alle istanze, n
i documenti relativi all'attivit dei tribunali di Stato. Rubin voleva
che gli avvocati presentassero subito un'istanza per inadempienza
presso la corte distrettuale. Non sar cos semplice
lo ammon Leon. Certo, metteremo in imbarazzo l'accusa, ma
non sar sulle basi di questa istanza che il giudice si pronuncer
in nostro favore.
Tutto quello che vogliamo  indurli a giocare secondo le regole.
Costringerli a rispondere. E vogliamo che la nostra rapidit
e precisione faccia capire al giudice che facciamo sul serio.
Allora questo  certamente un passo nella giusta direzione.
Non un pugno da KO, ma pur sempre una buona mossa. Il lavoro
grosso deve ancora cominciare.
Per le stesse ragioni, e per assistere la corte nella sua valutazione,
decisero di assumersi la responsabilit di presentare alla
corte tutte le memorie dei tribunali statali (per conto di entrambe
le parti) nonch l'insieme delle appendici e dei pareri. Alcuni
degli avvocati non ne erano troppo entusiasti, convinti che nessun
giudice li avrebbe mai esaminati, ma Rubin insistette. La
Carter & Soci, con l'aiuto di Ed Graves, si addoss il compito,
che richiese un'intera settimana di raccolta e fotocopie. Ci siamo
disse Ed a Rubin, stiamo per scoperchiare la pentola.
Il 10 aprile Terry consegn di persona uno scatolone di
documenti al cancelliere della corte distrettuale federale di
Newark e chiese che venisse portato direttamente nell'ufficio
del giudice Sarokin, dove lo affid a un impiegato. Lo
scatolone pesava almeno diciassette chili; solo l'inventario
dei documenti riempiva quattro pagine. Ora non restava che
aspettare la prossima mossa dell'accusa.
Rubin continuava a parlare quotidianamente con New
York, si sforzava di prevedere la reazione dello Stato, valutava
le opzioni praticabili, stimolava gli avvocati. E a volte i nervi di
qualcuno saltavano.
Scusa la mia insistenza, Myron, ma questa  la nostra ultima
chance.
Stai facendo quello che devi. Non sei insistente.
 solo che mi sembra di essere cos vicino alla meta...
Come si erano augurati, l'istanza di inadempienza costrinse
l'accusa a rispondere. Ma la replica riguardava soltanto la
questione Caruso. L'accusa sosteneva che i ricorrenti non avevano
esaurito i correttivi statali disponibili, che non c'erano basi
per esentare i ricorrenti da tale adempimento e chiedeva alla
corte di pronunciarsi su questo punto. La richiesta, tuttavia,
non era sotto forma di istanza, e il tribunale si trov nell'impossibilit
di agire. La situazione continuava a stagnare.
Che cosa dobbiamo fare per mettere le cose in movimento,
Leon?
Ci stavo pensando, Rube. Potremmo chiedere un giudizio
per direttissima. Un po' come dire al magistrato: Senti, le nostre
argomentazioni sono cos chiare e solide che non c' bisogno di
seguire la procedura consueta. Datti da fare e pronunciati subito.
Dovremo presentare le memorie e prepararci per l'argomentazione
orale, ma null'altro. Non citeremo testimoni, e ci baseremo
unicamente sui verbali.  una strategia insolita per un habeas corpus
e in circostanze normali non la consiglierei. Ma  anche rapida
ed efficace. E per il 10 ottobre potresti essere fuori, Rube!
Sei un genio, Leon!
Il problema  Caruso. Dobbiamo ancora affrontare la questione
sollevata dall'accusa, che essa segua o meno le procedure
corrette. Come sai, il magistrato non pu esprimersi su
un'istanza mista, di conseguenza dovremo preparare una
memoria separata in cui spiegheremo perch consideriamo
esauriti i possibili correttivi statali. Ma ti avverto, considerato
l'atteggiamento attuale della legge, le probabilit di vittoria
sono praticamente nulle. Potremmo trovarci nella necessit di
dover eliminare il materiale di Caruso ed emendare la nostra
istanza. C' un caso della Corte Suprema, Roses contro Lundy,
che costituisce un precedente in tal senso.
Stai dicendo che forse dovremo rinunciare per sempre alle
prove di Caruso?
Temo di s. Verrebbero considerate controversie, a meno
che per quando sar discussa la richiesta di un giudizio per direttissima
lo Stato non abbia gi deliberato in merito alla questione.
A quel punto sotto il profilo tecnico tu potrai affermare
di avere esaurito i correttivi accessibili.
Io mi sto esaurendo, Leon. Ho quasi cinquantanni.
Ci siamo quasi, figliolo.
Forza, allora!
 
Capitolo 24.

L'edificio del palazzo di giustizia e dell'Ufficio Postale 
un'imponente e dignitosa struttura neoclassica sita nel centro
di Newark, fra la Franklin e Walnut Street. All'esterno presenta
finiture di un chiaro calcare levigato. Inaugurato nel 1936,
l'edificio ospita al primo piano l'ufficio centrale delle poste e al
terzo la corte federale distrettuale degli Stati Uniti, con l'ufficio
del cancelliere, varie aule di tribunale e diversi altri uffici, tra
cui quello del giudice Sarokin.
Uscendo dall'ascensore al terzo piano, Terry e Sam provarono
un senso di quiete del tutto inusuale per il soggiorno in
New Jersey, un rifugio dal frastuono e dalle miserie della vita
quotidiana. I corridoi avevano soffitti alti ed erano ampi, impreziositi
da intonaci decorati, colonne di marmo e statue di
misura e gusto classici. Se esistesse una corrispondenza fra giustizia
e ambiente circostante, pensarono i canadesi, allora questa
dovrebbe essere una giustizia equa ed elegante.
Erano in anticipo. Le nove di venerd 26 luglio 1985, e la
discussione sull'istanza di udienza preliminare era prevista
solo per le dieci. Rubin, in attesa nel penitenziario, era al telefono
con quelli dell'appartamento di Rahway, e tutti erano
impazienti che trascorressero le quattro ore necessarie
perch la chiamata da Newark li ragguagliasse sull'esito della
seduta. Sam e Terry avevano gi perlustrato l'edificio in lungo
e in largo in cerca di un telefono pubblico. Ce n'erano
alcuni vicino agli ascensori, altri in una delle stanze dei giurati,
fuori dalla toilette, altri ancora all'esterno di una sala
stampa, tra l'ufficio del cancelliere e quello del giudice
Sarokin.
Arrivarono gli avvocati difensori: il professor Leon Friedman,
Myron Beldock, Lew Steel e Ed Graves. Entrarono insieme
nell'aula del tribunale rivestita di legno e andarono a sedersi al
banco della difesa, accanto al banco dei giurati, che in quest'occasione
era vuoto. Leon aveva un'aria distinta e autorevole nel
completo blu scuro, il viso abbronzato, gli occhi che mandavano
faville, i capelli appena un po' lunghi sulla nuca - da professore -
sfioravano il colletto della camicia. Nel suo completo color kaki,
Myron appariva rilassato, ma pronto. Lew, in un completo di tela
a righe blu, sembrava estremamente sicuro di s. Ed non risaltava
nel gruppo, come ci si aspetta da un giovane avvocato. Sparpagliarono
sul tavolo di fronte le carte, le istanze e le varie note.
Terry e Sam erano in prima fila nelle sedie riservate al pubblico,
immediatamente alle spalle di Ed Graves, separati da
questo da un tramezzo di legno posto all'altezza della cintola.
Terry teneva due cartelle in equilibrio sulle ginocchia, Sam
aveva una ventiquattrore aperta in grembo e aveva preparato
un blocco giallo su cui trascrivere il procedimento, in modo da
poterne fornire i dettagli a Rubin.
Immediatamente dietro a loro c'era il cugino di Rubin, Ed
Carter, vestito con eleganza e ricercatezza quasi eccessive. Si
era presentato in compagnia di Norman Brown lo Sbronzo,
un vecchio amico di Rubin che si era reso utile nell'indagine e
che doveva il proprio soprannome all'astinenza completa da
ogni bevanda alcolica. Anche Barbara Samad, un'altra vecchia
amica, si present per offrire il proprio supporto morale.
Seduto al banco dell'accusa, dall'altro lato del tavolo, si trovava
John P. Goceljak, allora sostituto procuratore della Contea
di Passaic. Era calvo, di statura media, e presentava una tendenza
alla pinguedine. Dal suo lato dell'aula stavano seduti un
investigatore non pi giovane e un paio di zelanti giovani
dell'ufficio del procuratore.
Niente stampa, niente squillo di trombe, niente baraonda dei
media a rimescolare le acque e confondere le questioni: semplicemente
un'atmosfera di calma riflessione.
Il giudice Sarokin entr nell'aula del tribunale indossando
una lunga toga nera. Con voce sonora, si scus con le persone
radunate per il caso Carter-Artis: prima doveva presiedere
un'istanza imprevista riguardo a un'altra questione. Il giudice fu
paziente, ma irremovibile con i procuratori dell'altro caso, che
dopo essersi alzati in piedi gli stavano di fronte e borbottavano
confusamente nel difficile tentativo di esporre con chiarezza il
loro punto di vista in quello che sembrava loro un ambiente intimidatorio.
Sarokin aveva lineamenti delicati, era magro, portava
un paio di occhiali ed era quasi completamente calvo. Mostrava
una scintilla di giovent che compensava i suoi cinquantasei
anni nel sorriso beffardo che di tanto in tanto minacciava
di increspargli le labbra.
Mentre il giudice ascoltava l'altra istanza, Terry riesamin le
due copie degli atti ai quali aveva lavorato con Rubin e suoi
avvocati, documenti la cui preparazione aveva richiesto mesi e
mesi d'intensa concentrazione e di assidui sforzi collettivi. Gli
avvocati avevano incitato costantemente e a loro volta erano
stati incitati, avevano interrogato ed erano stati interrogati;
ogni questione era stata discussa, rivista, dissezionata da prospettive
diverse e coerentemente ricostruita con pi forza di
quanta ne avesse all'inizio. Era come se tutti quelli coinvolti si
fossero trasmessi una sorta di contagio, un'energia infettiva,
come se ognuno tirasse fuori il meglio dall'altro. Non si era lasciato
nulla d'intentato, ogni argomentazione era stata analizzata
a fondo. Questo era lo sforzo finale e tutto doveva essere perfetto.
Cos'era, si domand Terry, che aveva stimolato questa
straordinaria dedizione, un impegno e una diligenza tali? Il carisma
di Rubin? La sua forza di carattere? Una condivisa convinzione
che la cosa giusta non solo andava fatta, ma andava fatta
nel modo giusto?
Terry guard il fascicolo di atti processuali pi copioso:
Memoria difensiva aggiunta in supporto dell'istanza di giudizio
preliminare. Erano 253 pagine, senza contare indici e oggetti
prodotti in giudizio. Un fascicolo rilegato con cura e spesso
quasi cinque centimetri, simile a un elenco del telefono.
Solo l'indice occupava sei pagine, la lista dei casi citati cinque.
Avevano dovuto richiedere il permesso di sottoporre un atto
eccezionalmente lungo, dal momento che di norma veniva
ammesso solo un fascicolo di trenta pagine. Rubin confidava
che Sarokin ne avrebbe compreso la necessit. Il giudice avrebbe
accolto favorevolmente la possibilit di avere una visione
d'insieme di un caso con una vicenda tanto complicata e tanto
protratta nel tempo. E il tutto doveva essere raccontato come
una storia vera e propria, non come un arido elenco di fatti privi
di connessione.
Terry ricordava come, giorno dopo giorno, lui e Sam avevano
lavorato, parlando al telefono con Rubin, scrivendo intere
pagine di verbali sulle prove balistiche, sull'intimidazione di
William Hardney da parte della polizia, sull'errata identificazione
dell'auto di Rubin e cos via. Kathy batteva tutto a macchina
e poi, una sera dopo l'altra, prendevano l'auto per arrivare
fino a New York, agli uffici di Beldock, Levine e Hoffman. L,
il loro prodotto veniva consegnato a Ed, che vi aggiungeva il
proprio contributo. Poi Amanda George, utilizzando un programma
di scrittura, inseriva il materiale nella copia che in seguito
sarebbe stata revisionata da tutti gli avvocati. Le sessioni
proseguivano fino a notte fonda, con Ed, Amanda, Sam, Terry
e Kathy che rimanevano in piedi fino alle cinque o le sei della
mattina per consultare i verbali e correggere le bozze.
Fino ad allora, sia Leon sia Lew erano rimasti all'oscuro del
ruolo dei canadesi. Un giorno, dopo che Terry e Sam erano
passati a prendere Leon al suo ufficio sulla 78esima Est e lo
avevano portato da Beldock, questi disse a Rubin: Quasi non
ci credo, Rubin. Chi  questa gente? Mi vengono a prendere,
mi scarrozzano in giro come autisti. Che diavolo succede?
E cos sarebbe venuto a conoscenza del fatto che i canadesi
facevano tutto ci che era in loro potere per accelerare il processo,
per far risparmiare tempo agli avvocati e per aumentare
le risorse in loro possesso. Per esempio, ogni dichiarazione fatta
nell'istanza dagli avvocati doveva essere accompagnata da una
citazione, da un riferimento specifico agli atti; i rimandi a un
dato volume, a una pagina e a un argomento dovevano risultare
estremamente accurati. Nell'archivio di Beldock, Sam e Terry
avevano recuperato l'intera serie degli atti: i quarantasei volumi
del processo, i venti delle mozioni e dei relativi procedimenti
e i quattordici dell'udienza con la macchina della verit. Li avevano
impilati su un aggeggio che assomigliava a un enorme
carrello della spesa per trasportarli fino all'ufficio di Ed, dove
avevano ricercato e controllato tutte le citazioni. Gli avvocati
erano rimasti sorpresi dalla familiarit che Sam e Terry sembravano
avere con gli atti processuali, dal fatto che i due parevano
conoscere le risposte alle domande pi oscure, o quanto meno
pareva sapessero dove trovarle. I canadesi avevano quella tendenza
tipica del loro Paese a restare in ombra, ma era ormai ovvio
che la loro conoscenza era il risultato di anni e anni di studio
e partecipazione dietro le quinte.
S, pens Terry soppesando il copioso atto, si  trattato di
un'impresa mastodontica, ne fanno fede le dimensioni.
Poi pos lo sguardo sulla pi sottile Memoria riguardo
all'esaurimento dei gravami dello Stato, sulla questione Caruso.
Scorse le pagine, e gli occhi brillavano su quei passaggi che
si fermava ad assaporare per qualche momento:
...nel diciannovesimo anno davanti alla corte.
C' un motivo di primaria importanza per cui questo  diventato
un travaglio cos protratto e snervante: vale a dire,
gli imputati [Carter e Artis] non hanno mai goduto di una
piena, giusta e spontanea esposizione dei fatti alla quale d
diritto la Costituzione.  insopportabilmente irritante che
adesso la pubblica accusa lamenti un mancato esaurimento
dei gravami.  come cavare gli occhi a qualcuno e poi
condannarlo perch non ci vede. L'imputato ha sempre
ricercato una rapida ed efficiente amministrazione della
giustizia.  stata la discutibile condotta dello Stato, dietro
il paravento della legge, che ne ha frustrato e allontanato
la realizzazione.
Avevano scritto dell'occultamento di prove tese a dimostrare
la non colpevolezza e di un'esposizione che lasciava trasparire i
fatti in maniera selettiva. Avevano sottolineato l'enorme significato
delle prove Caruso. Tale materiale:
mina i fondamenti stessi della tesi dello Stato... e rivela,
dall'interno dello stesso ufficio del procuratore, un significativo
smascheramento delle macchinazioni a cui la procura
 ricorsa per promuovere la propria tesi. Tali macchinazioni
trovano il culmine nelle dimissioni di Caruso, dovute alla
sua conclusione che la riapertura del caso era solo
una farsa e l'accusa era contraria alle prove.
Si trattava di argomenti convincenti, irresistibili. Era quindi
difficile credere che il professor Friedman, in piedi nell'aula,
stesse per annunciare con voce sonante la pi difficile decisione
che Rubin aveva dovuto prendere nel corso della sua vita legale.
Si accingeva ad abbandonare le prove Caruso, per quanto
preziose, perch stavano impantanando pericolosamente il ricorso
in appello. Bench la sezione d'appello dello Stato avesse
negato agli imputati un'udienza sulla questione, tecnicamente
questi avevano ancora un rimedio giuridico nella Corte Suprema.
Ma per nessun motivo Rubin sarebbe tornato alla tortura
dei tribunali statali e mai avrebbe accettato di rimandare l'esame
degli altri punti dell'istanza presso la corte Federale. Fra l'altro,
a complicare ulteriormente le cose c'era il fatto che, anche
se il giudice Sarokin avesse accettato l'argomentazione da loro
addotta, ovvero che non era necessario l'esaurimento dei gravami
in sede statale perch la loro istanza potesse essere giudicata
da un tribunale federale, c'era comunque il pericolo che
tale sentenza fosse ribaltata in appello. No, non avevano altra
scelta che lasciar perdere Caruso.
Beldock aveva sconsigliato vigorosamente una decisione del
genere. Da buon avvocato difensore quale era, raccomandava
di lasciare aperte tutte le porte, di non precludersi alcuna via
che potesse eventualmente condurre al successo. E con Caruso,
non si stava parlando di dozzinali prove aggiuntive, ma di prove
d'innocenza. Lew Steel era stato risoluto: Non ci possiamo
permettere di tralasciare alcuna possibilit! Ma in qualit di avvocato
difensore di Artis, Steel esprimeva una posizione differente:
con Artis libero di girare per strada, Lew si poteva permettere
il tempo necessario per esaurire Caruso. La posta in
gioco era differente da quella di Rubin, che accusava pesantemente
ogni nuovo giorno passato dietro le sbarre.
Rubin, a cui era ben chiara la portata del materiale Caruso,
era riluttante a metterlo da parte. Ma perseverare su quella linea
avrebbe voluto dire agire in maniera difensiva. Paragon questo
dilemma al suo incontro per il titolo con Joey Girardello,
quindici round in cui Rubin deliberatamente si era tirato
indietro per conservare il vigore e risparmiare l'energia che gli
avrebbero permesso di arrivare alla fine. Tenne duro, ma lasci
perdere la decisione. Perch tirarsi indietro in previsione di un
incontro lungo quando era possibile sferrare subito il colpo del
KO?
Leon aveva dato ragione a Rubin. Aveva sempre desiderato
che un giudice federale fosse informato sul materiale Caruso,
per assaggiare fino in fondo il sapore della corruzione che riguardava
il caso. Ma, come temeva il professore, lo Stato era
pi che impaziente di impantanarsi in tecnicismi procedurali.
Era necessario ricorrere a misure straordinarie.
Si aspettavano che il giudice Sarokin avesse letto il materiale
Caruso nella loro memoria d'esaurimento, dal momento che
l'accusa aveva richiesto per prima un decreto sulla questione.
Cos adesso Rubin poteva permettersi di lasciar perdere. Ora
era sicuro che il giudice sapesse esattamente quello che lui sapeva.
Rubin si immagin che la sua situazione fosse simile a
quella in cui in un processo siano presentate prove esplosive di
fronte a una giuria, e questa sia invitata a non tenerne conto per
questioni tecniche: si sa che in tali casi i giurati non dimenticano.
Beh, Rubin contava sul fatto che il giudice Sarokin non tenesse
conto delle prove Caruso esattamente come avrebbero
fatto quei giurati.
Ora rincar il professor Friedman, sulla questione
dell'esaurimento emendiamo la nostra petizione... chiedendo
di cancellare il punto dell'istanza non esaurito in sede statale, il
fascicolo Caruso. Abbiamo dodici punti nella nostra istanza. Il
[procuratore] dice che uno non  esaurito, e su questo imbastisce
un'intera linea di difesa. Ritiriamo quel documento.
Lo fate formalmente? chiese il giudice, consapevole del significato
di una mossa del genere.
Lo facciamo formalmente. Friedman cit Rose contro Lundy, in
cui per assicurare l'interesse fondamentale di un detenuto...
a ottenere un rapido rito dell'habeas corpus, Rose pot
ritirare un ricorso non esaurito da un'istanza mista.
Cos per quello che ci riguarda, Vostro Onore - e devo specificare
che parlo per Rubin Carter, in quanto il signor Artis ha
intenzione di assumere una posizione procedurale diversa su
questo punto - per quanto riguarda Rubin Carter, dicevo, la
questione dell'esaurimento  fuori dal caso e siamo pronti a discutere
il merito.
Con quelle poche parole pronunciate dal professor Friedman,
Rubin aveva perso una volta per tutte la possibilit di utilizzare
il materiale Caruso per tutti gli appelli a seguire, nei tribunali
dello Stato come in quelli federali.
Il procuratore Goceljak fu costretto a riconoscere che l'esaurimento
non costituiva pi una questione. Non poteva pi cercare
di allungare i tempi. Era preparato, disse sospirando, a discutere
il merito dell'istanza.
Il professor Friedman fu il primo a prendere la parola. Part
da una discussione sulla teoria proposta dallo Stato, che identificava
il movente nella vendetta razziale. Tale teoria era stata
presentata al processo in violazione al Quattordicesimo
emendamento, che garantisce agli imputati il diritto a
un'equa difesa di fronte alla legge e a un giusto processo.
Come il professore spieg a una corte attenta: La teoria sostenuta
dallo Stato, in questo caso, prevedeva che i tre omicidi
del bar Lafayette fossero una vendetta conseguente
all'uccisione di un nero [Holloway] da parte di un bianco
[Conforti], Tale uccisione era avvenuta la notte precedente.
E l'accusa utilizz termini estremamente forti per sostenere
davanti alla giuria che i tre uomini nel bar Lafayette non furono
uccisi a causa di una rapina, ma semplicemente perch
erano bianchi.
Ora, cosa troviamo in questo caso che possa giustificare il tentativo
del procuratore di far passare l'episodio in questione come
un assassinio dovuto alla guerra razziale? C'erano prove che la prima
uccisione fosse da imputarsi alla razza? Qualche prova? Assolutamente
nessuna. [Le prove mostrarono, anche l'accusa ne
convenne, che si trattava di una disputa legata a una questione
di soldi tra ex soci in affari.]
C'erano prove che gli imputati conoscessero la vittima? Conoscevano
Holloway? Non c' alcuna prova. Dalle testimonianze
risulta che in realt non lo conoscevano.
C'era qualche prova che Carter o Artis provassero ostilit nei
confronti dei bianchi? ... No ... e la pubblica accusa ne deve
convenire... Di fatto nessuno dei due imputati ha mostrato alcun
segno d'ostilit verso i bianchi.
Perch il bar Lafayette? C'era qualche prova che il bar Lafayette
[fosse razzista]? C'era una diceria di terza mano citata
nella testimonianza di uno dei poliziotti... riferiva che il bar si
trovava in un'area di confine razziale... che il barista ce l'aveva
coi neri, che non li serviva. Tuttavia ci sono testimonianze che
sostengono il contrario, che i neri venivano serviti eccome...
Ma, ancora pi importante, non c' alcuna prova che gli imputati
sapessero che questo bar [presumibilmente] era un luogo
che discriminava i neri...
Da nessuna parte vi  un nesso che dimostri chiaramente che
gli imputati avevano atteggiamenti d'odio verso i bianchi o che
il bar Lafayette era un bersaglio adatto per gli imputati o che
questi avevano un qualche movente personale per essere implicati
nell'uccisione di un qualsiasi bianco da qualsiasi altra parte.
N - argoment il professor Friedman - si poteva designare
l'episodio semplicemente come un'uccisione per ritorsione.
Conforti, l'assassino di Holloway, fu immediatamente arrestato
e messo in prigione. La vendetta addotta dallo Stato non era
stata rivolta contro di lui personalmente o contro qualcuno a
lui vicino. L'unico legame tra questo omicidio e quello del
giorno successivo era che vittima e assassino appartenevano a
razze diverse.
Cos arriviamo al punto espresso dal procuratore: Signore e
signori della giuria, questi imputati hanno ucciso le vittime perch
gli imputati erano neri e le vittime bianche, cos ha detto.
E lo ha detto nell'arringa finale, non ha buttato l il concetto
come qualcosa che si potesse mettere da parte, ma ci  tornato
sopra ripetutamente. A noi non piace pensare al fatto che c'
odio a questo mondo. E di nuovo. Odio. Ha continuato a usare
questa parola. La gente si odia per il colore della pelle.
Il procuratore stava parlando a una giuria... voglio alludere
al fatto che... alcuni membri avevano fatto dichiarazioni discriminatorie
contro i neri. E che un sostituto giurato rilasci una
testimonianza a tal fine. Quindi non che tali parole siano cadute
su una giuria poco ricettiva su certi temi... E l'accusa ha proseguito
su questa strada, con questo tipo di teorie e questo tipo
di ragionamenti, per tornare continuamente al punto: Questo
non  un mondo dove la gente giudica dalla reputazione
[ma] dal colore della pelle... un mondo pieno di gente che
odia. E ancora: A nessuno di noi piace ammettere che esistano
al mondo pregiudizi razziali, rabbia e odio nei confronti degli
altri semplicemente perch questi hanno la pelle di un colore
diverso.
Dunque, questo era un tema fondamentale per tutta la teoria
dell'accusa. E si basava unicamente sulla razza e sul colore.
Inoltre, l'accusa non aveva trovato alcun fondamento concreto
nelle prove che permettesse di sottoporre tale teoria alla giuria.
Il professor Friedman richiam l'attenzione del giudice su un
numero di casi in cui l'habeas corpus era stato garantito semplicemente
sulla base di un commento incidentale del procuratore
che rimandasse a pregiudizi e stereotipi razziali. Ma qui nel caso
Carter, sostenne il professore, dove il razzismo costituiva la trama
dell'intero tessuto della tesi dello Stato, la violazione passava
il segno.
Friedman pass poi a una lunga spiegazione sulla questione
della macchina della verit. Ricord come la manipolazione
operata dall'accusa su Bello tramite falsi risultati dei test avesse
demolito l'identificazione degli imputati, una testimonianza
cruciale per la teoria dell'accusa. Poi il professore tocc qualche
altro punto dell'istanza. Parl quasi un'ora e mezzo. La sua presentazione
aveva incantato tutti i presenti in aula. Era eloquente
ed energico, e tenendo conto della portata delle questioni,
persino conciso. Dopo anni di carriera come professore alla
Hofstra University, ci sapeva decisamente fare nel semplificare
complesse questioni legali per renderle comprensibili.
Non era previsto che Beldock parlasse in quest'occasione,
ma si alz in piedi per riprendere un paio di questioni sollevate
dal giudice Sarokin.
Infine tocc a Lew Steel. Anche lui fu una bomba. Di nuovo
tornando sulla questione razziale, disse:
Il [procuratore], nelle sue argomentazioni volte a sostenere
l'importanza di mettere agli atti la teoria della vendetta razziale,
disse al giudice che senza di essa non ci sarebbero state molte
possibilit di vittoria. Bene, perch lo disse? Nel primo processo
aveva due testimoni oculari, aveva Bello e Bradley. Ora [per
il secondo processo] ne ha uno. E l'accusa si trova in una posizione
per cui, a meno di non inventare qualcosa per compensare
una perdita del genere, si trover nei guai. Cos dopo dieci
anni dai fatti se ne escono con questa faccenda dell'odio razziale.
Steel spieg che il procuratore accusava gli imputati di essere
spinti dal razzismo, quando le prove dimostravano che la questione
andava vista al contrario. Per esempio spieg l'avvocato,
De Simone dice a Bello nella cassetta [dell'ottobre 1966]:
Sai, Bello, questi neri... stanno sempre insieme, fanno tutte
quelle brutte cose insieme perch sono neri e diversi da noi,
e prosegue con commenti di questo genere.
Mi sembra - continu Steel - che da ogni punto di vista la
difesa fosse perfettamente autorizzata ad attaccare De Simone...
e a sostenere di fronte alla giuria che De Simone non era
l'imparziale investigatore che sosteneva di essere, ma si era posto
di fronte a questo caso con evidente odio razziale e con giudizio
prevenuto. Aveva preso tutte le prove che aveva raccolto
durante l'indagine e le aveva disposte sulla base di premesse viziate
dal pregiudizio. Mi sembra che se volessimo sferrare un
attacco contro l'accusa potremmo farlo a pieno titolo. [Ma], oltretutto,
che lo Stato si permetta di dire che tutti i neri uccideranno
perch sono neri, e uccideranno dei bianchi...
Un momento interruppe il giudice Sarokin. Non ha detto
esattamente questo. Si pu dedurlo, ma non ha detto esattamente
questo nell'arringa conclusiva.
S che l'ha fatto. Quando comincia a dire: Guarda cosa
fanno i greci e i turchi e gli irlandesi del nord ha detto esattamente
questo, giudice.
Per deduzione.
L'accusa ha parlato di colpevolezza di gruppo. E non mi
viene in mente nessun altro concetto che nella legge americana
goda di maggior sfavore. Mi viene da pensare... allora tutti i tedeschi
sono colpevoli [dell'Olocausto] o possiamo trovare responsabilit
individuali a questo mondo? E ritengo che negli
Stati Uniti nessun valore sociale sia considerato pi prezioso del
diritto di ognuno a essere giudicato come individuo.
Le argomentazioni del procuratore, disse Steel, rappresentavano
un crollo totale di tutto ci per cui abbiamo lottato e che
da secoli tentiamo di costruire in questo Paese, almeno dal
1954, dal verdetto del caso Brown contro il Ministero della Pubblica
Istruzione.
Sia io sia il signor Beldock riprese l'avvocato domandammo
al giudice [Leopizzi]: Quando compare in campo la questione
razziale, cosa dobbiamo fare? E impossibile vincere. Perch schiaccia
il processo. E lascia i giurati con una prospettiva completamente
distorta della questione su cui devono dare un giudizio. Inquina
il processo, lo distrugge. Vostro Onore, io faccio presente che
questo  esattamente ci che  accaduto in questo caso.
Dopo un breve intervallo, il sostituto procuratore Goceljak
si alz per prendere la parola. Fece del suo meglio per minimizzare
l'aspetto razziale che la teoria dell'accusa poneva come
movente. La nostra tesi  che non si tratti tanto di una teoria
della vendetta razziale quanto... la definirei una teoria della
vendetta che presenta sfumature razziali per quanto riguarda i
due imputati... Questi due individui si sono fatti carico di farsi
giustizia da soli. Tale  la nostra posizione.
Ma il giudice Sarokin non era soddisfatto. Continuava a
pressare Goceljak, domandandogli quale movente concreto
l'accusa potesse attribuire agli imputati come individui. E il procuratore,
sulle spine e decisamente a disagio, fu costretto ad
ammettere che non c'era nulla che il signor Carter o il signor
Artis avessero detto che potesse confermare il movente.
Goceljak fu lieto di tornare alla questione Brady, ma le sue
argomentazioni erano fiacche. Per lo pi, si limitava a sollecitare
il giudice a leggere i provvedimenti della corte dello Stato
e a ribadire quello che tale tribunale aveva deliberato su ogni
singola questione.
All'accusa fu concesso tempo fino alla fine dell'estate, al 30
agosto, per presentare l'istanza e i verbali. Era una settimana in
pi di quello che avevano richiesto per via delle vacanze. Gli
imputati avevano tempo fino al 9 settembre per presentare la
loro replica. La decisione di Sarokin era attesa per una data imprecisata
in autunno.
Il giudice aveva appena aggiornato la seduta e non si era ancora
alzato per lasciare l'aula quando Ed Carter ruppe il silenzio
con la sua profonda voce sonora: Buone vacanze, giudice! Il
commento era fuori luogo in un'aula di tribunale tanto solenne,
ma assolutamente adatto all'occasione. Il cugino di Rubin
si sporse avanti verso Terry e Sam sussurrando: Diavolo...
speriamo che non gli capiti nulla in estate!
Prima che gli avvocati avessero riposto le loro cose e si fossero
avviati verso gli ascensori, Sam e Terry erano gi al telefono
con Rubin e da alcuni minuti lo stavano ragguagliando
sull'esito della seduta. Quando gli avvocati si avvicinarono,
Sam porse loro la cornetta. Ecco, il suo cliente vorrebbe scambiare
due parole con lei. Rubin voleva ringraziarli. Gli avvocati
risero sommessamente per l'efficienza della rete di comunicazione.
Rubin sentiva di essere fortunato ad avere cos tante persone
che potessero offrirgli il loro punto di vista sugli eventi del
giorno.
Leon fu il primo a parlare: Rubin,  andata molto bene. Il
giudice si  realmente sforzato di capire come tutto questo sia
potuto accadere. Come ha fatto la giuria ad arrivare a un verdetto
del genere e come hanno fatto i tribunali dello Stato a
confermarlo in appello? Era decisamente ben disposto verso le
nostre argomentazioni sulla vendetta razziale. Se avesse deciso
oggi, Rubin, ti direi Sei fuori!
Poi fu il turno di Myron: Rube, se domani ci fosse una rivolta
collettiva a Rahway, non uscire! Te ne andrai di l col
consenso della legge. Tutta la nostra strategia finora ci ha ripagati.
Sento che andr tutto bene.
Ed Graves prese il telefono: Penso proprio che non sarebbe
potuta andare meglio, Rube. Nessuna traccia di arroganza o di
biasimo nell'atteggiamento del giudice, niente del genere.
Sembra veramente che quell'uomo tenga le orecchie ben aperte.
La seduta di oggi mi ha dato una sensazione veramente positiva.
Ho voglia di festeggiare, ma  ancora troppo presto.
Ed pass il telefono a Brown lo Sbronzo, felicissimo di parlare
col suo vecchio amico: Mi sono proprio piaciuti 'sti avvocati
difensori, Rubin. Mica come gli altri, questi qui facevano
i salti mortali! Tieniteli stretti! Quello l, quel Friedman, oh
se  stato in gamba, gliele ha proprio cantate sul pregiudizio,
gliele ha cantate per un bel po'... Il procuratore... beh, si era
messo a balbettare. Abbiamo tutti pensato che le cose si mettevano
proprio bene.
Il cugino di Rubin, Ed Carter, prese il telefono per offrire il
proprio incoraggiamento: Sono rimasto veramente colpito dal
professor Friedman, una parlantina coi fiocchi. Mi ha lasciato
altrettanto stupito il fatto che il giudice sia un intellettuale: ha
posto svariate ipotesi, ragionava e tirava conclusioni. Mi ha fatto
proprio una buona impressione. I tuoi avvocati hanno spiegato
chiaramente che tutta la questione razziale era dipinta in
modo tale da impedire alla giuria di valutare obiettivamente le
prove. Un'altra cosa veramente interessante: Lewis Steel ha
parlato di una colpevolezza di classe, come con Hitler e gli
ebrei, per esempio. Ha detto: Quella situazione  impossibile
in America, oggi tocca a questi imputati, domani a quelli coi
capelli biondi, un'ottima argomentazione... il giudice era affascinante,
come essere umano. Mi veniva da dire: Bene, su,
ora va' avanti, giudice!
Rubin scrisse sul suo blocco degli appunti, sotto il titolo di
Udienza/corte federale: A tutti gli effetti, sembra che le nostre
ragioni possano prevalere. Wow! Il giudice ha dato allo
Stato 35 giorni per rispondere.
 
Capitolo 25.

Nell'attesa della decisione del tribunale, Rubin intraprese
un nuovo progetto. Inizi ad allenare un compagno di carcere,
Art Jeremiah Tucker, un peso medio-massimo che sperava di
diventare un pugile professionista. Dal momento che Rubin
stesso aveva combattuto il suo primo incontro da professionista
il giorno dopo essere uscito dal penitenziario, nel 1961, era ben
consapevole dei numerosi svantaggi dei pugili che si sono allenati
in prigione. Sebbene Rubin avesse vinto l'incontro, era rimasto
sopraffatto dall'incredibile quantit di energie che aveva dovuto
spendere per arrivare in fondo ai quattro round. Contrariamente
a quanto si crede, i pugili che arrivano dalla prigione potranno
essere violenti, ma  raro che siano anche forti. Non hanno avuto
la possibilit di lavorare con un trainer n di utilizzare le strutture
adatte e, ancora pi importante, non hanno seguito la dieta ad
alto contenuto proteico necessaria per diventare dei veri pugili.
Ma gli stessi detenuti non si rendono conto delle loro debolezze.
(Un esempio per tutti: quando il fratello di Lesra, Leland, lo and
a trovare in Canada, era convinto di essere molto pi forte di lui.
Quindi, pensando che Lesra si fosse rammollito, lo sfid a una
corsa, ma rimase di stucco quando invece fu il fratello a vincere.
Sebbene non fosse pi temprato dalle strade di Brooklyn, era riposato,
ben nutrito e forte e la sua energia era tutta concentrata
sullo sforzo necessario per la vittoria.)
Quando Rubin cominci a mettere alla prova Tucker in palestra,
si accorse che il ragazzo rimaneva subito senza fiato. Senza
curarsi del fatto, Rubin lo mandava in cortile a correre.
Signor Carter, mi prende in giro, vero? Ho saltato la corda,
mi sono allenato col sacco in potenza e in velocit, ho boxato
con l'ombra, mi sembra che per un giorno solo possa bastare.
Sono stanco!
Perfetto! Ma non sei stanco abbastanza. Se hai l'energia per
protestare, non sai cosa significhi essere davvero stanchi disse
Rubin. Continuava ad allenare Tucker mettendolo sotto pressione.
Cercava di proteggerlo, non voleva che si facesse male
perch non si era preparato a sufficienza.
Dopo qualche settimana di allenamento, Rubin pens che
quello di cui Tucker aveva bisogno fosse un po' di sparring decente,
ma non c'era nessuno in prigione che facesse al suo caso.
Rubin non aveva alcuna intenzione di rimettersi i guantoni.
Alz invece il telefono per fare una chiamata a Philadelphia, citt
entrata nella leggenda per i suoi pugili, i pi forti in giro. Chiam
il suo vecchio amico Smokin' Joe Frazier, che aveva una propria
palestra e una scuderia di combattenti. Joe era felicissimo quando
Hurricane si faceva sentire. Certo che sarebbe stato contento di
portare la sua squadra di demolizione fino a Rahway, disse Joe,
se Rubin fosse riuscito a organizzare la cosa.
I miei ragazzi hanno bisogno di un po' di sano esercizio...
e poi, magari mentre sono l rise Joe, ne approfitto per suonarle
a quel tuo debole culetto da peso medio.
Ah, davvero? Prova a trascinarti qui con quei movimenti
lenti da peso massimo e vedrai se non sar io a rispedirti al creatore!
rispose per le rime Rubin. Joe e Rubin (come Rubin e
Muhammad Ali) si divertivano ad abbaiarsi contro, si minacciavano
scherzosamente di terribili lesioni corporali.
Joe entr nel penitenziario sfoggiando un paio di stivaletti da
pugile color rosa acceso. Arriv con un bel gruppetto di combattenti,
tra cui suo figlio Marvis e Smokin' Bert Cooper. Causarono
un certo scompiglio fuori e dentro il ring, e costrinsero
tutti gli aspiranti pugili che stavano dentro a rivedere la propria
alta opinione di s. Nessuno era riuscito a superare un paio di
round contro un qualsiasi pugile di Joe, bench a parole lo
sparring fra Rubin e Joe fosse proseguito per l'intera serata.
A Rahway, la guardia preposta al controllo dei pacchi destinati
ai carcerati perquisiva un involucro con del cibo; nel frattempo,
il visitatore che doveva recapitare il pacco aspettava di ricevere
l'assenso. La guardia sollev il coperchio di uno dei contenitori
di plastica e tir fuori qualcosa di tondo, di colore scuro,
che aveva le dimensioni di una grossa cipolla e che con la
cipolla aveva in comune la buccia, simile a carta.
Cos'? chiese la guardia.
Verdura.
Mai visto niente del genere. Che tipo di verdura?
Una radice giamaicana.
Ah s?
S. Si chiama obeah.
E come si consuma?
Va bollita.
Ah s? Non ha l'aria molto appetitosa disse riponendola nel
contenitore. Ma non sono io che la devo mangiare, quindi va
bene.
In realt non andava bene, e non era una obeah, visto che
obeah  una parola giamaicana che significa voodoo. Le arbitrarie
regole della prigione avevano costretto i canadesi a violare
la legge (o era l'elemento criminale con cui avevano fraternizzato
che li stava traviando?). Dal momento che Rubin provava
un gran piacere a coltivare la sua cipolla, i canadesi avevano
deciso di lasciar perdere la prudenza e darsi al contrabbando.
Quando il pacco di cibo fu recapitato nell'ala di Rubin quel
pomeriggio, erano consapevoli di aver messo a segno il crimine
perfetto. Fu una vittoria capitale. I fiori erano merce di contrabbando,
e loro avevano appena fatto entrare di nascosto un
bulbo di amarilli.
Ma cosa succede quando si viola la legge? Si dice spesso che
un crimine porti a un altro. Contrabbandare un solo oggetto
aveva portato a una menzogna, e avrebbe condotto a ulteriori
tentativi di contrabbando. Poi sarebbero passati alle giunchiglie.
E non sarebbe finita l.
Rubin, dopo aver raccolto un po' di terriccio di nascosto e raccattato
qualche sasso dal cortile della prigione, piant i bulbi nei
recipienti di plastica che erano stati fatti entrare nel carcere
come contenitori per il cibo. Tenne qualche pianta per s e le
altre le regal a un paio degli uomini pi duri della prigione.
Una and a Watasi Leroi Gadsen, alto pi o meno un metro e
sessantacinque, altrettanto largo, senza un centimetro di grasso
su quel blocco quadrato e muscolosissimo che costituiva il suo
corpo. Nonostante la statura, veniva considerato una persona
estremamente imponente dalla maggior parte degli altri detenuti.
Era preso sul serio da tutti quelli che lo conoscevano, ovviamente
anche da Rubin. Watasi non avrebbe saputo trovare
maggior motivo d'orgoglio di quella pianta, di cui si prendeva
tanta cura. I prigionieri che passavano davanti alla sua cella erano
quasi intimiditi dallo spettacolo esotico.
Dov' che hai trovato quei fiori? Cavolo se sono belli!
Ehi, Watasi, come hai fatto a far entrare quei fiori qui?
Watasi, che nemmeno nei suoi momenti migliori era un
gran parlatore, mormorava qualche parola incomprensibile, girava
le spalle e schiudeva le labbra in un sorriso.
Rubin diede un'altra pianta a un veterano del Vietnam, un
bianco, che veniva considerato estremamente violento e presentava
seri problemi di personalit. La pianta ebbe un effetto
calmante su di lui, che la osservava germogliare e crescere. Disse
a Rubin che l'amava: non l'aveva uccisa, anzi, la aiutava a
vivere.
Per quanto riguarda gli amarilli di Rubin, aveva gambi alti
che erano esplosi in cinque enormi fiori, ciascuno del diametro
di una ventina di centimetri: vibranti trombe rosse che sbandieravano
la loro presenza a tutti quelli che passavano su quel
livello. Gli occhi attenti delle guardie sembravano passare oltre
senza vederli. E tuttavia una di loro disse a Rubin, quasi per caso,
di aver visto da qualche parte una pianta con magnifici fiori
rossi; dal momento che ne voleva una per sua moglie, si chiedeva
se Rubin sapesse come si chiamava una pianta del genere.
Durante gli anni di prigionia, Rubin aveva incontrato nel penitenziario
un certo numero di guardie oneste. Tra i nomi che
stavano in cima alla sua lista c'era un robusto uomo bianco,
Bobby Martin. Lui e Rubin erano uniti da un sentimento di
ammirazione reciproca. Si erano conosciuti quando f spedito
a Rahway per la prima volta. Nel 1984, quando Rubin vi torn,
il tenente Martin fu uno dei primi ufficiali d'alto rango che
and a trovarlo. Senza che Rubin ne facesse parola, il tenente
fece del proprio meglio perch Rubin riuscisse a usufruire del
telefono il pi a lungo possibile, in modo da poter continuare
a lavorare al proprio caso. Inoltre Martin si preoccupava di
controllare che non fosse importunato.
Ci fu per esempio il problema dello stereo di Rubin. In tre
occasioni diverse, le guardie preposte al controllo pacchi rifiutarono
di farlo entrare e lo rimandarono indietro, bench soddisfacesse
tutti i requisiti (era nuovo, imballato nella confezione
originale, arrivava direttamente dal luogo dell'acquisto provvisto
di scontrino). I canadesi, costretti a trattare con una burocrazia
incompetente, avevano decisamente perso la pazienza e
anche Rubin era arrabbiato. Quando tali voci sulla rabbia di
Rubin arrivarono all'orecchio del tenente, questi and immediatamente
dalle guardie e disse al sergente in carica: Date a
Rubin la sua roba, cazzo! Gli ordin anche di smetterla con
un atteggiamento che creava problemi a persone che non lo
meritavano. Disse al sergente: Fai un errore a giudicare le persone
dall'abito. Se Rubin Carter volesse l'Orchestra Filarmonica
a suonare in galera, a quest'ora sarebbe gi qui. Ma vuole
solo uno stereo. Quindi smettila di rompere le palle! La sera
stessa Rubin ascoltava il suo stereo.
Bobby Martin fu promosso capitano di l a breve e fu trasferito
a Bordentown. Prima che lasciasse Rahway, Rubin gli raccomand
il ragazzino canadese, Bruce Curtis. Rubin aveva letto
sul giornale che, a Bordentown, Bruce passava il suo tempo
a insegnare a leggere a detenuti neri analfabeti. Tienilo semplicemente
d'occhio, Bobby, d'accordo? Non c'era bisogno di
aggiungere altro.
Il mese di agosto del 1985 fu pieno di attivit per lo studio legale
Carter & Soci, coi preparativi in vista dell'arrivo dell'atto
processuale dell'accusa. Sapevano di aver decisamente poco
tempo per preparare una risposta. Il professor Friedman aveva
detto al giudice Sarokin che sarebbero stati in grado di rispondere
velocemente a qualsiasi atto presentato dall'accusa, e il
giudice gli aveva concesso dieci giorni. Rubin era deciso a non
dover chiedere una proroga, visto che voleva che la loro istanza
a procedere immediatamente fosse presa sul serio.
Cos la Carter & Soci cominci a lavorare. Immaginando che
l'accusa avrebbe continuato ad appoggiarsi alle solite
argomentazioni trite, tirarono fuori il vecchio fascicolo di risposta che la
pubblica accusa aveva presentato presso la corte superiore dello
Stato - un documento pieno di mezze verit, affermazioni errate,
omissioni e cos via - e cominciarono a confutare in anticipo
le affermazioni che si aspettavano di vedere riprese dallo
Stato. Quando l'accusa complet la sua risposta in opposizione
alla mozione difensiva per giudizio preliminare e richiesta
dell'habeas corpus, di 157 pagine, la Carter & Soci aveva gi
buttato gi i principali elementi di prova che dovevano finire
nella risposta, e Leon Friedman era cos libero di concentrarsi
unicamente sulle questioni legali. Non avevano lasciato in piedi
una sola affermazione dell'accusa. Per mettere insieme il tutto
erano state necessarie intere notti passate a lavorare febbrilmente
con gli avvocati di New York, Amanda al computer. Il prodotto
finale era lungo cento pagine (pi cinquanta di elementi prodotti
in giudizio); fu predisposto in tempo ed era perfetto.
Myron opt per la procedura inusuale di aggiungere una
nota alla lista dei nomi dei consulenti legali che comparivano
sull'atto. La nota specificava: I consulenti sono riconoscenti
all'imputato Carter per la fondamentale assistenza nella preparazione
dell'esibizione delle prove. Beldock avrebbe voluto
aggiungere alla lista anche i canadesi, ma essi rifiutarono. La stima
tributata a Rubin andava all'intero team.
Una volta finito il lavoro legale, inizi nuovamente l'attesa.
Rubin e tutti quelli che avevano preso parte al grande sforzo
erano convinti che la fine fosse vicina e che Rubin stesse per
essere liberato. Lesra era cos certo del risultato che cominci a
preoccuparsi del fatto che Rubin non avrebbe avuto nulla da
indossare, una volta uscito. Cos con Marty e Sam and a fare
shopping. Era autunno, per cui dichiar che Rubin avrebbe
avuto bisogno di abiti caldi. Trov quello che cercava: una
giacca di montone di buon taglio. I tre optarono inoltre per un
maglione verde oliva, una camicia di cotone, degli ampi pantaloni
di lana e degli stivali di pelle marrone. Dal momento che
era proibito far entrare cravatte e giacche sportive nella prigione,
scelsero un look casual, ma elegante. Lesra era alto un metro
e settantatr, esattamente come Rubin, quindi era facile immaginare
quest'ultimo con gli abiti indosso.
Tutti i vestiti passarono l'ispezione delle guardie di Rahway
tranne gli stivali di pelle. La guardia tir fuori il suo fedele righello
e misur la distanza fra la base del tacco e la caviglia dello
stivale: Proprio no. Non li posso far passare. Mezzo centimetro
troppo alti disse allontanandoli.
Adesso che i canadesi si erano lanciati in una carriera da contrabbandieri,
nulla li avrebbe potuti fermare. La volta successiva,
Sam and a trovare Rubin indossando un bel paio di stivali
di pelle. Mentre stavano seduti nella stanza riservata alle visite,
con fare disinvolto Rubin si tolse le vecchie scarpe e Sam, con
aria altrettanto distratta, fece lo stesso con gli stivali
nuovi. Rubin aveva sempre sostenuto che in carcere nessuno prestava attenzione
a quello che facevi realmente, se davi l'impressione di
fare quello che dovevi fare. Dipende tutto dall'atteggiamento.
E cos, dopo essersi rinfrescati i piedi per un attimo, si rimisero
le scarpe. Al termine della visita, Rubin sfoggiava un bel
paio di stivali nuovi e Sam se ne and indossando le logore
scarpe nere.
Mentre le settimane si trascinavano con lentezza, Rubin cominci
a fare pulizia nella sua cella: distribuiva le sue cose ad
altri detenuti, metteva ordine fra le sue vecchie carte, buttava
via le cose inutili e dava ai canadesi le cose che voleva conservare;
loro le ritiravano dopo ogni visita. Non era normale che
un prigioniero desse via le sue cose. Era considerato un segnale
del fatto che il prigioniero stava passando al di l, ovvero stava
perdendo il controllo, o per spostarsi, o per scappare. Nel
caso di Rubin significava qualcos'altro. Come la metteva lui,
c' un antico principio filosofico secondo cui ti devi comportare
come se avessi gi ottenuto ci che desideri, e l'oggetto del
desiderio sar tuo. Cos, comportandomi come se fossi libero,
lo sar in futuro.
All'inizio di novembre il tribunale non aveva ancora preso
alcuna decisione. Durante l'attesa Rubin era teso come una
corda di violino, ma l'atmosfera in prigione era ancora pi nervosa.
Avevano fatto una perquisizione per droga nell'ala 2 di
mezzo, proprio dove stava Rubin. Li aveva visti arrivare mentre
era al telefono. Sapeva persino chi era l'informatore della
polizia. Aveva avvertito gli altri del pericolo incombente, ma inutilmente.
Il tenente Magee, il miglior cane antidroga della prigione,
arriv come un lampo e trov quello che stava cercando.
Per proteggere la sua fonte, Magee mise addirittura in piedi
una scenetta in cui fngeva di trovare roba di contrabbando nella
cella dell'informatore: contante, marijuana e cartine.
Il problema si pose quando l'amministrazione mise nello
stesso settore sia l'informatore, sia la vittima della soffiata. Entrambi
avevano dei manici (coltelli che si erano fatti loro di
persona). Poteva succedere di tutto, chiunque poteva essere
colpito, ferito, persino ucciso. Rubin odiava gli informatori e
non ci teneva a proteggerli, ma la situazione minacciava di
sfuggire completamente di mano. Di certo sarebbe corso del
sangue. Rubin parl a un agente: Metta uno dei due sotto
chiave e salvi la vita di entrambi. Per la vostra stupidit mettete
in pericolo la sicurezza di tutti.
Passarono ore prima che l'amministrazione spostasse uno dei
due in una cella di sicurezza, e non si trattava dell'informatore.
Ma non fin l.
Quella sera, un po' pi tardi, Rubin e il suo amico Tayu stavano
camminando verso il dormitorio per gettare nell'immondizia
qualche scatolone pieno di cartacce. Le stavano facendo a
pezzi per buttarle in un bidone quando una squadra di guardie
sal le scale facendo il suo ingresso in quell'ala. Gli agenti di custodia
erano venuti per creare un po' di panico e per tirare tutti
gi dal letto, come avveniva normalmente dopo una perquisizione
antidroga. Il tenente che capeggiava il mucchio sbrait
contro Rubin: Ehi, tu! Cerchi di disfarti della droga? Tanto la
troviamo! Siamo qui per questo.
Con chi sta parlando? domand Rubin, alzando gli occhi
e guardandolo con aria disgustata.
Con te! Parlo con te. Come ti chiami? Chi sei?
Lei non mi conosce, ma io la conosco perfettamente rispose
Rubin, continuando a ridurre la carta in pezzi sempre pi piccoli.
Ci sono tanti modi per mettere a posto i bastardi come te.
Signore lo mise in guardia Rubin, stia attento che tutte
quelle parolone non le vadano di traverso.
Non devo farlo io! Non da solo! Ho qui degli uomini che
muoiono dalla voglia di prendersi cura di te, bastardo!
Sar meglio che ne porti abbastanza, perch molti non torneranno
indietro! Poi Rubin gir sui tacchi e, senza voltarsi,
percorse con andatura decisa il tratto fino alla sua cella. Tayu
non riusciva a crederci. Non si poteva parlare in quel modo a
un ufficiale e poi andarsene. Ma Tayu, forte del coraggio
dell'amico, fece lo stesso: gir sui tacchi e segu Rubin lungo il
corridoio.
Un altro agente che stava ancora sulle scale, alle spalle del tenente,
era livido di rabbia. Sai chi era? domand al tenente.
Certo, qualche bastardo troppo agitato.
Qui  sempre meglio sapere con chi stai parlando prima di
aprire la bocca! Voltandosi verso gli uomini che gli stavano
dietro, disse: Forza! Via di qui. E finita.
Ma il tenente non aveva intenzione di lasciar perdere. Si avvicin
all'agente in servizio per quell'ala, che aveva guardato
l'intero episodio seduto alla sua scrivania, e gli domand: Come
si chiama quel bastardo? Qual  il suo numero di cella?
Vuoi sapere come si chiama?
Certo.
Quello  Rubin Hurricane Carter.
Quello non era Carter. Lo conosco. Carter sta a Trenton.
Ora  qui. E quello era lui.
Tayu stava osservando la scena dalla fontanella, dove si era
fermato per tenere sotto controllo la situazione, quando vide il
tenente andare in tutta fretta verso la cella di Rubin e bussare
alla porta (le celle di quell'ala avevano porte di massello).
Avanti.
Rubin era seduto sul letto, tra le carte che stava mettendo in
ordine. Sembrava calmo, ma sentiva l'adrenalina pompare. Chi
poteva sapere quello che avrebbe fatto la guardia?
Non sapevo chi eri, Rubin.
Ma come le ho detto, io sapevo perfettamente chi era lei.
Rubin tir il fiato in maniera quasi impercettibile. L'ufficiale
era venuto per scusarsi.
Proprio in quel momento aveva bussato alla porta il tenente
Magee. Aveva sentito che c'erano dei problemi nell'ala; non
voleva che qualcuno si facesse del male.
Andiamo disse Magee all'altro ufficiale. Lo sanno tutti che
Rubin non ha niente a che fare con quella merda.
Tenente Magee, dica a quest'uomo che qui non c' nulla
che possa interessare alla prigione. Qui vive un uomo libero.
Il cancelliere del giudice Sarokin chiam gli avvocati di New
York mercoled 6 novembre. Disse che l'ordinanza del giudice
sarebbe stata emessa nella sua camera di consiglio alle dieci del
mattino successivo. Il momento era finalmente vicino.
Mercoled sera, Terry visit Rubin in carcere per ritirare
l'ultimo scatolone con la sua roba. Tutto ci che Rubin possedeva
era ormai stato distribuito, fatta eccezione per un pigiama
e gli abiti con cui avrebbe dovuto lasciare il carcere.
Rube disse Terry poco prima di andarsene, hai i capelli
pi corti. Te li ha tagliati Carlos?
No, Typh. Non li ho tagliati.
Ma sono pi corti dell'ultima volta che ti ho visto.
Continuano... a cadere... a ciocche.
Per la tensione?
 l'ultima possibilit, Typh. Se non ce la faccio a uscire ora,
non ce la far mai. Mai pi.
 
Capitolo 26.

Era gioved 7 novembre 1985. I corridoi del palazzo di giustizia
federale erano silenziosi. Kathy e Terry stavano accanto al
telefono. Erano quasi le undici, e aspettavano dalle nove e mezzo.
Ed Graves e Lew Steel erano appena entrati nella camera di
consiglio del giudice Sarokin. C'era stato un rinvio imprevisto:
la copisteria aveva consegnato l'ordinanza in ritardo. Le ultime
ore erano state le pi lunghe. Ma quando Kathy e Terry videro
Ed Graves che voltava l'angolo e con entrambe le mani teneva
l'ordinanza del giudice sopra la testa, l'attesa perse ogni importanza.
Ed Graves era esultante.
Ce l'abbiamo fatta! Abbiamo vinto! Abbiamo vinto!
Quelle parole passarono dalla bocca di Ed a quella di Terry
e, attraverso la cornetta, arrivarono all'orecchio di Rubin. Le
assapor lentamente, in un silenzio sacrale. Era un miracolo che
lo aveva lasciato senza parole.
Adesso piangevano tutti. Dai corridoi del palazzo di giustizia
di Newark, alla prigione, all'appartamento di Rahway, all'ufficio
legale di New York, a Lesra e al gruppo di Toronto. Era
stata una fatica degna di Ercole, ma avevano vinto.
In mezzo alla confusione per l'euforia si fece strada la voce
di Rubin: Terry, cosa dice esattamente? Cosa dice esattamente?
Non so, Rube, sono settanta pagine. Ho appena preso in
mano il fascicolo. Non so nemmeno se riesco a leggere in questo
momento. Ecco, Rube. Ascolta bene url Terry, finalmente
iniziando a leggere:
Alla giuria fu permesso di trarre conclusioni di colpevolezza
basate unicamente sulla razza [degli imputati], e le furono al
tempo stesso negate informazioni che avrebbero potuto suffragare
le dichiarazioni d'innocenza dei medesimi. Permettere
che sussistano condanne che trovano i loro fondamenti nel pregiudizio
razziale e occultare prove fondamentali per la difesa significa
commettere una violazione della Costituzione tanto efferata
quanto i crimini per cui gli imputati sono stati processati
e condannati.
Ha veramente scritto una cosa del genere? Sicuro che dica
cos, Typh?  quello che ha scritto il giudice?
Senza aspettare una risposta, Rubin si volt e url al cielo:
Buon Dio! Sono libero!
Mentre Terry, per quanto poteva, tentava di leggere a Rubin
stralci dell'ordinanza del giudice, nessuno dei due riusciva
a concentrarsi: c'erano i salti di gioia, l'emozione, il sollievo, le
incredibili parole dell'ordinanza e le urla provenienti dal resto
della prigione, che si fecero selvagge quando, poco dopo, la
notizia fu trasmessa dalla radio.
Senti questa, Rube: Le prove non hanno suffragato l'imputazione
che identificava il movente di Carter e Artis con la
vendetta razziale. Non c'era alcuna prova che Carter e Artis
fossero militanti neri con la volont di uccidere bianchi e nemmeno
che avessero la minima ostilit verso i bianchi... Al contrario,
l'unica affermazione manifestamente razzista presentata
davanti alla corte  stata la testimonianza di Bello. Bello dichiara
che quando fu interrogato dal poliziotto che lavorava per
l'ufficio del procuratore, nel 1966, questi fece uso di termini
dispregiativi come negri e animali per riferirsi ai neri.
Senti quest'altra, Rube: Anche nelle sue basi pi solide, la
concatenazione delle prove esibite dalla pubblica accusa  stata
sostanzialmente messa in discussione dall'istanza della difesa.
Fra l'altro, Rube, il giudice non delibera nemmeno su Caruso
e non ha visto nessuna delle prove che avevamo raccolto nelle
nostre indagini!
Typh,  incredibile!
Il giudice aveva garantito il rito dell'habeas corpus sulla base
di due questioni: il movente della vendetta razziale e la questione
Brady, che impUcava il fatto che l'accusa avesse confezionato
su misura la deposizione di Bello falsando le conclusioni del test
con la macchina della verit. Si era reso inutile deliberare sulle
altre questioni.
Rube, per quanto riguarda la testimonianza di Bello il giudice
Sarokin  d'accordo con tre pronunce dissenzienti della
Corte Suprema dello Stato. Ripete una serie di citazioni tratte
dall'ordinanza del giudice Clifford: Sotto ogni punto di vista,
Bello era un bugiardo nudo e crudo, incapace di dire...
Arriva alla conclusione, Terry... la conclusione!
In qualche modo, nonostante la confusione, Terry riusc a
tenere in una mano la cornetta e a scorrere le pagine del fascicolo
con l'altra.
Ecco, ecco: La corte non raggiunge questa conclusione con
leggerezza, riconoscendo che  in conflitto con una decisione
della qualificata e rispettata Corte Suprema del New Jersey
(quantunque si sia trattato di una decisione raggiunta con uno
scarto minimo, quattro voti a tre). Tuttavia, questa corte  convinta
che una condanna che poggia su paure, stereotipi e pregiudizi
razziali commetta la violazione di diritti troppo fondamentali
per lasciare che il riguardo nei confronti della Corte Suprema
impedisca all'imputato di godere del rito dell'habeas corpus.
Sarebbe pura ingenuit non riconoscere che in certa misura
il pregiudizio, la parzialit di giudizio e la paura si annidano in
ciascuno di noi. Ma permettere che si faccia valere una condanna
basata su tali fattori o continuare a sostenerla significa acconsentire
a una limitazione dei diritti fondamentali previsti dalla
Costituzione.
Inoltre, l'accusa ha in mano risorse a cui l'avvocato difensore
medio non ha accesso. Perci,  assolutamente necessario che
le informazioni essenziali alla difesa che si trovano nelle mani
dell'accusa siano rese note all'accusato. Se i processi rappresentano
una ricerca della verit invece che un tentativo di nasconderla,
 necessaria una piena ed equa esposizione dei fatti per
proteggere e difendere i diritti dell'accusato dal terribile potere
dell'accusatore.
Bench sia stata ampiamente criticata la pratica degli appelli
troppo estesi nei processi penali, questo caso dimostra chiaramente
la necessit di una revisione. Vi  il pericolo sostanziale
che la nostra societ, preoccupata per la crescita della
criminalit, possa diminuire le tutele e i diritti garantiti all'accusato dalla
Costituzione. La necessit di combattere la criminalit non
dovr mai essere usata per giustificare un'erosione delle nostre
garanzie fondamentali. Al contrario, l'aumento della criminalit
dovrebbe renderci ancora pi vigili; maggiore la quantit,
maggiore il rischio per la qualit della giustizia.
Ti ho sentito! E allora cosa ci faccio ancora qui? Come faccio
a uscire? C' qualcuno degli avvocati, l? Chi c'?
Lew  qui con il socio di Myron, Larry Levine. Leon presiede
quella famosa conferenza giudiziaria e Myron ha avuto
una comparizione imprevista in tribunale.
Passami Lew.
Non so dov', Rube. Lui e Larry sono andati da qualche
parte per leggere l'ordinanza con calma. Vogliono essere pronti
per le domande della stampa. Ecco Ed Graves.
Rubin, ce l'abbiamo fatta!
Ed, non so come potr mai ringraziarti. Sei grande, fratello!
Anch'io voglio ringraziarti, Rube. Non sai quanto ha significato
per me essere parte di tutto questo.  la cosa pi straordinaria
che abbia mai fatto. Rube, sei fuori!
 finita, Ed! E ora come faccio a uscire? Qual  il prossimo
passo? Cosa facciamo ora?
 chiaro da quello che il giudice dice nella sezione rimedi
ammissibili che se dipendesse da lui ti rilascerebbe immediatamente
con disposizione che la pubblica accusa non ti processi
mai pi. Ma per quella pratica idiota della cortesia tra tribunali
dello Stato e tribunali federali, il giudice  obbligato a lasciare
che sia il tribunale dello Stato a decidere se riaprire il caso
o meno. Comunque, ha detto che un terzo processo non servirebbe
gli interessi della giustizia. Senti che parole ha usato,
Rube: La corte garantir l'habeas corpus..., consapevole del
fatto che lo Stato pu optare per un nuovo processo, ma si augura
che a prevalere saranno le considerazioni costituzionali,
insieme alla giustizia e all'umanit. Rubin, penso che dovremmo
presentare un'altra istanza alla corte per chiedere la tua
scarcerazione immediata! Amico, sei ufficialmente innocente!
Tocca all'accusa spiegare il motivo per cui dovresti restare in
prigione adesso che il verdetto di condanna  stato respinto.
Chiss, forse lasceranno perdere tutto.
Ci fu un attimo di silenzio al telefono. Non t'illudere, ragazzo.
Se dipende da loro, non molleranno mai. Ma hai ragione.
Dobbiamo presentare un'istanza immediatamente, mentre
sono ancora sbilanciati. Fa' pressione. Fa' pressione, Ed! Ora!
Ed si mise in contatto con gli altri avvocati e dopo pochi minuti
era di nuovo al telefono con Rubin. Sono tutti in estasi,
Rubin. Ma pensano che per una questione di cortesia professionale
sia necessario concedere alla controparte qualche giorno
per rivedere l'ordinanza, prima di procedere. Questo significa
aspettare fino a marted, perch luned  vacanza.
Cortesia? Cortesia? Hai detto cortesia? E secondo te loro mi
hanno trattato con cortesia? Io non ho motivo di essere cortese,
Ed. Di' a quei bastardi dell'accusa che hanno tempo fino a oggi
pomeriggio per leggere quel cavolo di roba e presentarsi in tribunale.
Rubin, io ci provo. Ma  necessario il loro assenso per avere
un'udienza immediata.
Terry strapp la cornetta dalle mani di Ed. Tranquillo, Rube, col cazzo che resti chiuso in quel buco un altro fine settimana.
Non dopo quell'ordinanza!
Pensaci tu, Typh. Devo andare. C' un appello del cavolo!
Ed Graves, insieme a Kathy e Terry, chiam l'ufficio del
procuratore e inform Goceljak che alle due di quel pomeriggio
la difesa intendeva presentare un'istanza per chiedere che
Rubin fosse scarcerato immediatamente.
Non abbiamo nemmeno letto l'ordinanza del giudice, ancora.
Ci serve un po' di tempo.
Ed fece pressione. Perfetto, allora facciamo domani pomeriggio
alle due. Questo vi d altre ventiquattr'ore.
Goceljak diede il suo assenso.
Terry e Kathy si aspettavano che il procuratore avrebbe cercato
di prendere tempo, ed erano euforici per la notizia che Ed
era riuscito a fissare un'udienza a cos breve termine. Avevano
fatto pressione ed era stato impossibile resistergli. Goceljak era
stato schiacciato da un rullo compressore.
Alle undici e trenta, tutte le stazioni radio degli Stati Uniti stavano
trasmettendo la notizia che il verdetto di condanna di Rubin
Hurricane Carter era stato capovolto. Le trasmissioni televisive
venivano interrotte per trasmettere edizioni straordinarie su di
lui. Alle dodici, il caso Carter era il titolo principale di tutti i notiziari
del Paese. I reporter, normalmente impassibili, in quest'occasione
non riuscivano a trattenere il sorriso. Sembrava provassero
piacere nel raccontare la storia, che farcivano con citazioni
tratte dalle parti fondamentali dell'ordinanza.
Il caso era esploso come un fulmine a ciel sereno; Rubin era
rimasto nell'ombra e nessuno poteva immaginare che la sua storia
sarebbe tornata alla ribalta tanto repentinamente. La radio passava
continuamente la canzone di Dylan, Hurricane; ovunque apparivano
immagini di Carter che infuriava sul ring, di Muhammad
Ali in testa alle marce; si sentivano di continuo frasi come
l'ex sfidante al titolo di campione dei pesi medi; l'autobiografia
di Carter, The Sixteenth Round, concentra l'attenzione...,
diventato una cause clbre... dei diritti civili; un giudice federale
che cita gravi violazioni costituzionali; .. .basata sul razzismo
invece che sulla ragione, sull'occultamento invece che sulla
chiara esposizione; Carter mette KO lo Stato!
Il capovolgimento della sentenza fece notizia a livello nazionale
e internazionale. Il giorno successivo, la storia avrebbe occupato
la prima pagina del New York Times e la foto di Rubin
sarebbe stata sulla copertina del giornale canadese Globe and
Mail.
Al termine dell'appello, Rubin fu contattato dall'agente di
servizio all'ala: il direttore della prigione voleva vederlo nel suo
ufficio. Quando si avvi gi per le scale, guardie e prigionieri
gridavano le proprie congratulazioni. Era l'ora di pranzo, e detenuti
provenienti da tutte le ali attraversavano la sala centrale
dell'edificio per raggiungere la mensa. Rubin pass di l per
raggiungere l'ufficio del direttore. Quando gli altri prigionieri
lo videro, ogni movimento cess di colpo. Poi Rubin fu assalito
dalla folla. Centinaia di uomini gli si fecero incontro per
toccarlo, abbracciarlo, stringergli la mano. Fu un'emozionante
esplosione di gioia. Solo con grande difficolt una guardia riusc
a farsi largo tra la folla e a raggiungere Rubin.
Non puoi restare qui, ma del resto  impossibile anche proseguire.
 meglio che torni nella tua ala.
Prima di andarsene, Rubin fece del suo meglio per salutare
tutti e stringere quante pi mani possibile. Era senza parole di
fronte a una tale dimostrazione d'affetto. Non si aspettava che
tutte quelle persone provassero sentimenti tanto intensi e li
esprimessero con tanta franchezza.
Percorse con lentezza il tragitto fino alla sua cella, dove cominciavano
ad accumularsi decine di richieste d'interviste da
parte della stampa. Network televisivi - ABC, NBC, CBS, la TV
newyorkese - stazioni radio, la carta stampata, tutti volevano
un'intervista. Rubin mise tutte le richieste da una parte. Lui e
i canadesi avevano deciso che non avrebbe rilasciato dichiarazioni
pubbliche finch tutto non fosse finito. Non volevano
dare alla procura nulla a cui potersi attaccare, nulla che potesse
aiutarli ad accaparrarsi i favori della gente, come gi era accaduto
nel 1976. In quegli anni, pi Rubin era comparso sui media,
pi si era fatta forte la determinazione dell'accusa a dimostrare
la sua colpevolezza e a tenerlo dentro a ogni costo.
La sezione di Rubin fu inondata da visitatori da tutta la prigione,
e quelli che non erano riusciti a muoversi di persona gli
mandarono dei messaggi. A met pomeriggio, la prigione era
assediata dai reporter. I canadesi, dal balcone dell'appartamento
di Rahway, vedevano gli elicotteri sospesi sopra il penitenziario
per le riprese che sarebbero andate in onda nel notiziario della
sera. Ebbero una breve conversazione telefonica con Rubin
per stabilire il programma del giorno seguente. Poi Rubin dovette
andare; aveva ricevuto un messaggio di suo cugino Ed
che lo aspettava al di l del vetro, nella stanza riservata alle visite.
Un attimo dopo i canadesi erano di fronte al notiziario: il conduttore
della rete di New York annunci una diretta dalla prigione
statale di Rahway, dove la cronista Gloria Rojas aveva delle
novit sulla sensazionale storia di Hurricane Carter. Videro la
Rojas che parlava in maniera concitata dentro a un microfono.
Stiamo tentando di farci rilasciare un'intervista... Le passarono
un telefono. Un attimo... Ce l'ho in linea! Si tratta di
Rick Rowe, rappresentante del gruppo di coloro che scontano
la condanna a vita. Signor Rowe, lei  riuscito a parlare col signor
Carter dopo che la decisione della corte  stata annunciata?
Miss Rojas, la sento appena, c' un tale rumore qui. Non
sono neanche riuscito ad avvicinarmi. E stato preso d'assalto
dalla folla.
Mi pu descrivere cosa sta succedendo l dentro?
Non ho mai visto nulla del genere. Tutta la prigione sta festeggiando.
Sono dodici anni che sono qui ed  la prima volta
che vedo qualcosa del genere. La solidariet.  incredibile.
Tutti sono cos eccitati. Neri, bianchi, ispanici. Si abbracciano
e piangono. Persino le guardie. Rubin  un uomo eccezionale.
Non si  mai arreso. Ha continuato sempre a lavorare per uscire
di qui. Non si  mai arreso. E qualcuno finalmente lo ha sentito.
Ha dato speranza a tutti noi!
 
Capitolo 27.

Venerd 8 novembre 1985. Quando il corteo delle auto delle
guardie federali che scortava Rubin dalla prigione di Stato di
Rahway accost al palazzo di giustizia di Newark, quello che
Rubin vide attraverso gli occhiali da sole fu un edificio circondato
da centinaia di reporter e troupe televisive munite di telecamere.
In alto gli elicotteri volavano in cerchio su tutta la zona,
ai lati delle strade spettatori curiosi si arrampicavano a caccia
di un punto di vista migliore, facendosi largo a gomitate, mentre
una ventina di ufficiali giudiziari in uniforme cercava di
mantenere un minimo d'ordine nel caos sempre crescente.
Quello che tutti videro fu un uomo con una giacca di montone
che scendeva da una delle tre auto. L'uomo era circondato
da una squadra composta da una decina di agenti armati, a formare
uno scudo impenetrabile. Dal momento che non era assolutamente
possibile arrivare all'entrata principale del palazzo,
gli agenti decisero di far passare Rubin da quella sul retro. Ma
anche l, i reporter stavano accanto alla porta con le macchine
fotografiche in mano, disposti su tre file sui marciapiedi e in
numero ancora maggiore sulle scale della porta posteriore. Con
gentile fermezza, la scorta cre un varco in mezzo alla folla curiosa;
mentre Rubin l'attraversava, domande gli venivano rivolte
da ogni angolo.
Rubin lo trov strano. Non per il fatto che era circondato
da un gruppo di guardie armate. Negli ultimi vent'anni ne aveva
viste di guardie armate... E non era nemmeno che la sua capacit
di muoversi velocemente o tener dietro alla scorta risultasse
ostacolata dalle manette che gli serravano i polsi, unite alla
cintura metallica da una catena che gli stringeva saldamente la
vita per proseguire fino alle caviglie. Ormai era abituato a questi
maltrattamenti e riusciva a muoversi con una grazia e una
velocit sorprendenti. Anzi, i suoi movimenti erano cos naturali
che raramente qualcuno faceva caso a tutta la ferraglia che
aveva addosso.
No, quello che lo colpiva era il fatto che nessuno sembrava
sapere chi fosse. Tutta quella gente era l per cercare di strappare
un'intervista a Rubin Hurricane Carter, il pugile, lo sfidante alla
corona dei pesi medi, l'uomo calvo e barbuto, basso, tarchiato,
dall'aria cattiva, la cui foto, quella mattina, tappezzava la prima
pagina dei quotidiani e compariva su tutti gli schermi televisivi
del Paese. La stampa aveva a disposizione solo vecchie foto, ma
quella mattina la persona ritratta sembrava non esserci.
Ma lui dov'? qualcuno chiese a un poliziotto. Non si
presenta in tribunale?
Ma chi  quello con la giacca di montone? chiese un reporter
a un collega.
Quello  Hurricane Carter? qualcuno alla fine pose la domanda
pi ovvia.
Ma  davvero lui? qualcun altro chiese con tono retorico.
Come si sente oggi, signor Carter?
Buona domanda, pens Rubin, aggiungendola a tutte quelle
che gli frullavano in testa. E se il giudice stabilisce che venga
rilasciato immediatamente? Sono stato prigioniero di questa
battaglia per vent'anni... cosa faccio se ora la guerra finisce?
Ma Rubin non aveva tempo per perdersi in questi pensieri.
Quando arrivarono al terzo piano, gli agenti gli liberarono
mani e piedi e lo fecero passare attraverso una porta. Improvvisamente
si trov nell'aula del giudice, davanti alla gente che
gremiva l'ampia stanza. Appena entrato nell'aula not che l'aria
era elettrica. C'erano corpi ammassati ovunque, contro le pareti,
sulle sedie; inondavano i passaggi fino ai corridoi esterni,
riempiendo ogni centimetro cubo di spazio in cui fosse possibile
sistemarsi. Nell'aula c'era cos tanta emozione che furono
in pochi a notare Rubin, scortato al banco della difesa da un
poliziotto in borghese. Myron Beldock afferr Rubin e lo abbracci
senza riserve. Gli altri avvocati gli si avvicinarono per
stringergli la mano, erano presenti Lew Steel, Ed Graves, i consulenti
legali del New Jersey Ron Busch, Jeff Fogel, Lou Raveson,
Harold Cassidy. A Rubin dispiacque che Leon Friedman,
impossibilitato a lasciare la conferenza che presiedeva,
non fosse l a condividere quella giornata.
Mentre si sedeva, Rubin si volt indietro verso la folla. Vide
Terry e Kathy, seduti sul fondo, che si alzavano per fargli un
cenno discreto con la testa. Era il segnale che tutto era a posto.
Rubin vide anche Ed Carter e sua figlia Charmaine, una ventottenne
vibrante d'energia. Not Mims Hackett accanto a una
giovane amica. E fu felice di vedere che c'era Amanda George,
dell'ufficio di Beldock. I suoi occhi si illuminarono alla vista di
John Artis e sua moglie Dolly, in piedi in fondo all'aula. John,
che Rubin non vedeva da anni, sembrava fiducioso e raggiante.
Sorrise a Selwyn Raab e Dave Anderson, reporter del New York
Times, seduti immediatamente alle sue spalle.
In piedi!
Quando il giudice Sarokin prese posto al banco, Rubin si
trov il suo sguardo piantato negli occhi. Pens che il giudice
si stesse chiedendo Chi sei veramente? Come ti hanno cambiato
questi vent'anni?
Il giudice domand: Qual  l'istanza che ciascuna parte
vuole presentare?
Beldock si alz in piedi. Chiedo a Vostro Onore che conceda
la scarcerazione al signor Carter... e che lo faccia incondizionatamente
secondo l'ordinanza 23(c). Vostro Onore, sarete
senza dubbio al corrente del fatto che c' un presunto diritto
acquisito che riguarda l'istanza di scarcerazione pendente
nel caso in cui sia garantito il rito dell'habeas corpus. Noi ci
troviamo in questa posizione... Confido che Vostro Onore
non richieda una cauzione.
Perch non sentiamo anche l'opinione dell'accusa su quello
che dovrei fare? Poi decideremo.
John Goceljak, assistente procuratore della Contea di Passaic,
si alz stancamente in piedi. Gocce di sudore brillavano su una
fronte che proseguiva sul retro del cranio per arrivare fino alla
nuca. Sembrava un ghiro ben nutrito che fosse stato costretto a
interrompere bruscamente un lungo e piacevole sonno. Era evidente
la sua agitazione. Non era abituato ai cali di popolarit.
Giudice disse, facendo cenno di tacere a un collega che pareva
morire dalla voglia di dire qualcosa, ci troviamo di fronte a
questa corte per illustrare le ragioni per cui l'imputato, Carter,
non dev'essere rilasciato. Siamo qui per opporci alla scarcerazione.
Lasciate che dica che ci sar un appello. Nonostante il breve
lasso di tempo concessoci, oggi pomeriggio siamo pronti a presentare
un'istanza alla Corte d'Appello della terza circoscrizione.
E nel frattempo cosa succede?
Succede che abbiamo il diritto di fare appello a questa corte
perch l'attuale incarcerazione si protragga fino al processo.
Sappiamo che  a discrezione di Vostro Onore stabilire i termini
della scarcerazione, inclusa la cauzione. Siamo pronti ad argomentare
che questa corte dovrebbe concederci un'ulteriore
opportunit di presentare il materiale in nostro possesso che
tocca la questione della minaccia per la comunit. Il sostituto
procuratore capo Marmo  pronto a discutere questo aspetto
della nostra istanza...
Il rischio per la comunit... interruppe il giudice alzando
le sopracciglia conseguente a queste accuse?
Il pubblico in sala rimase senza fiato, una volta che fu chiaro
quello che i procuratori stavano tentando di fare. La loro missione
era tenere Rubin in carcere, continuare a infierire sulla
vittima! Rubin quasi non credeva alla loro audacia. Sono stati
colti con le mani nel sacco a manipolare e occultare prove,
pens, a ricorrere al razzismo, a mandare persone innocenti in
galera a vita. E ora chiedono alla corte di tenermi in prigione
perch io sarei quello pericoloso!
S rispose Goceljak. Non ho intenzione di entrare nel merito
della questione, visto che lo far il signor Marmo. Rubin
aveva sempre pensato che Goceljak fosse qualcosa di pi di uno
che faceva soltanto il proprio lavoro, che avesse un qualche
vago concetto di verit giuridica; travisava i fatti solo fino a un
certo punto e quel punto costituiva il limite che non era disposto
a oltrepassare. Ma se qualcun altro del team prendeva la staffetta
e cominciava a correre, allora...
Bene rispose il giudice senza dubbio ascolteremo quello
che ha da dire il signor Marmo.
Grazie, Vostro Onore disse frettolosamente Ronald G.
Marmo balzando in piedi, il volto bruciante d'indignazione.
Aveva partecipato attivamente a ogni fase del procedimento
penale dal 1976, e dopo la morte di De Simone aveva indossato
i panni del suo mentore. Adesso, dopo che la decisione del giudice
aveva infangato il buon nome dell'ufficio della procura
della Contea di Passaic, la responsabilit di una rivalsa poggiava
tutta sulle sue spalle. E il suo interesse che l'incarcerazione di
Hurricane continuasse non era certo di poco conto. Come diceva
Rubin, anche un procuratore stupido riesce a ottenere un
verdetto di colpevolezza quando l'imputato  colpevole: l'impresa
straordinaria  far condannare un innocente. Far condannare
Rubin era stato il punto pi alto della carriera di Marmo,
e non aveva intenzione di farselo sfuggire di mano senza lottare.
Per quanto riguarda Marmo, pens fra s Carter, beh...
sono ancora nelle loro mani e il possesso costituisce i nove decimi
della legge.
Vostro Onore, mi permetto di farle presente che ci sono informazioni
di cui, in tutta probabilit, lei  all'oscuro; tali informazioni
non erano state allegate alle carte da lei prese in esame
al fine di prendere la decisione. Se prende in esame il passato
dell'imputato Carter, noter che egli si presenta sotto ogni
aspetto come un rischio per la comunit, un uomo pericoloso,
violento, una minaccia concreta per la societ.
Se si prendono in esame la fedina penale minorile, e poi
quella da adulto... se si guarda la sua cartella psichiatrica, come
le consiglio vivamente di fare, vi si troveranno le dichiarazioni
pi spaventose mai lette in un documento del genere. Sono state
spaventose per me, bench faccia il procuratore da diciotto
anni e sia abituato a leggere quello che gli psichiatri dicono della
gente.
Se torniamo ai tempi della minore et, la fedina penale non
 particolarmente straordinaria, ma sono gli inizi della carriera
di un uomo che non ha mai voluto conformarsi alle regole della
societ... E tutto l... fu mandato in riformatorio, scapp, entr
nell'esercito... e dopo fu recluso in un istituto delle prigioni
del New Jersey. Poi fu rilasciato, arrestato per aggressione a
scopo di rapina... e tutti questi crimini li ha confessati.
Quello che voglio dire, Vostro Onore,  che queste fondamentali
e significative informazioni si trovano nella fedina penale
minorile. E sono importanti e sintomatiche soprattutto per
una corte che deve decidere se quest'uomo debba essere libero.
Se la storia personale costituisce un'indicazione, se questa ha un
peso nelle decisioni che siamo chiamati a prendere oggi, allora
la storia personale qui presente suggerisce che siamo giustificati
a domandare alla corte di non rimettere l'imputato in libert
- sebbene ci richieda un'azione eccezionale da parte della corte
- perch questi ha dimostrato, nell'intero lasso di tempo che va
da quando aveva dodici anni a ora, di essere una persona pericolosa
e violenta.
 allarmante, Vostro Onore, il fatto che le autorit della prigione
abbiano affermato che continua a essere violento, aggressivo,
ostile, mostra un atteggiamento negativo, sadico, si ritiene
superiore, presenta comportamenti paranoici legati a manie
di grandezza deluse. Questo individuo  pericoloso per la
societ come il giorno in cui fu incarcerato.
Ancora una volta interruppe il giudice, apprezzerei che
mi fornisse le date.
Qui siamo nel 1959, Vostro Onore confess Marmo, abbandonando
solo per un attimo i suoi tentativi di sviare la corte.
Mi interessano valutazioni fatte a partire dall'ultima incarcerazione
ripet pazientemente il giudice.
Ora ci arrivo, giudice disse Marmo con uno spigolo duro
nella voce. Questa  la perizia di un certo dottor Farrell:  un
individuo emotivamente instabile e aggressivo, amareggiato,
ostile. Quando arriver al punto in cui le sue aspirazioni sul ring
si riveleranno inesistenti, diventer ancora pi aggressivo ed 
assai probabile che si avr la ripetizione di episodi violenti.
Questo  stato scritto prima dell'omicidio del bar Lafayette...
Queste perizie, impressioni e diagnosi risalgono al '59 e al '60,
prima degli eventi [al Lafayette] e sembrano fornire un quadro
estremamente chiaro di quest'uomo. Cos ritengo che, se il
giudice accetter i risultati della nostra indagine, se ci permetter
di sottoporre alla corte tali informazioni, si render conto
che i tratti, le caratteristiche, i segni che dimostrano la pericolosit
di quest'uomo per la comunit esistevano gi nel suo lontano
passato.
A quando risale la perizia psichiatrica? domand il giudice.
 del 1970 ribatt Marmo, sicuro di avere imboccato la via
giusta.
Vuole dire che non ce ne sono state altre negli ultimi quindici
anni? indag il giudice.
Non lo so ammise Marmo con riluttanza. Non ho le carte
della prigione che riguardano l'ultimo ricovero.
Ci sono stati casi di violenza negli ultimi dieci anni? domand
il giudice.
In prigione disse Marmo cercando di aggirare la questione
c'erano carte che citavano ogni tipo di violazione disciplinare.
Questi documenti coprono un'ampia parte degli anni Ottanta.
Non possiamo avvalerci dei dettagli. Abbiamo un riassunto
della fedina penale che ci ha fornito l'istituto quando fu presentata
un'azione legale contro di loro a questo riguardo. Come
ho detto, non abbiamo i dettagli, ma vi si citano numerose
azioni disciplinari, vari episodi negativi che riguardano l'imputato.
Oh, Dio, pensarono Rubin, Kathy e Terry quando si resero
conto che Marmo si riferiva alle due volte in cui Rubin era stato
mandato all'ospedale psichiatrico criminale. Il primo caso fu
il trasferimento illegale di Marmo avvenuto nel 1974, un episodio
per il quale Rubin aveva citato in giudizio lo Stato e aveva
vinto la causa. C'era un'ordinanza della corte federale che
impediva allo Stato di usare quell'episodio contro di lui. Marmo
l'aveva appena violata senza preoccuparsene. L'altro episodio
era quello non siete in piedi per l'appello? Mettete i cazzi
sulle sbarre, avvenuto all'inizio degli anni Ottanta.
Pu essere rispose il giudice con voce un po' agitata, ma
voglio sapere di episodi di violenza.
Non ho la documentazione contrattacc Marmo. Sembrava
vacillare sulle scarpe troppo alte, mentre il pompadour bianco
scivolava loscamente fuori posto.
Per questo motivo continuo a porle la stessa domanda disse
il giudice con tono incisivo, muovendo la sedia per l'impazienza.
Qual  la perizia psichiatrica pi recente che avete?
Non posso usufruire di perizie pi recenti lament Marmo,
perch non abbiamo avuto la possibilit di raccogliere le
informazioni da ieri a oggi. In realt, come Marmo senza dubbio
sapeva, non c'era alcuna perizia psichiatrica. In prigione, le
sedute con lo psichiatra erano associate coi colloqui preliminari
per la richiesta di libert condizionata, e Rubin non ne aveva
mai voluto sapere. Aveva categoricamente rifiutato di parlare
con gli psichiatri, ritenendoli degli informatori istruiti, anzi pi
pericolosi, in quanto venivano pagati dallo Stato per decidere
se un prigioniero fosse stato riabilitato o meno. E dal momento
che Rubin si era sempre tenacemente rifiutato di riconoscersi
debilitato, dal momento che continuava a insistere sulla propria
innocenza, per loro era un delinquente incallito, intrattabile e
incorreggibile.
La mia domanda  continu il giudice, che non aveva alcuna
intenzione di lasciarsi sviare dal punto, qual  la perizia
pi recente che avete?
La perizia psichiatrica pi recente, giudice... io non ho perizie
psichiatriche disse Marmo, costretto alla fine a scoprire il
bluff. Sto citando testualmente alcuni stralci dell'istanza presentata
negli anni Settanta. Non ho nemmeno quelle carte, ma
sono riprodotte qui parola per parola.
Qual  la data del documento pi recente?
Il documento pi recente citato nella mozione risale al
1970, credo.
Grazie, signor Marmo. E il giudice spost la sedia in modo
da riuscire a vedere il banco dell'imputato.
L'aula di tribunale era ridotta al silenzio, annichilita dalla
violenza dell'infame attacco di Marmo. L'accusa aveva fatto del
suo meglio per infiammare l'animo del giudice, come era accaduto
coi giurati della Contea di Passaic. Terry e Kathy erano
atterriti e oltraggiati dalle sue parole. La voce, gli atteggiamenti,
il volto, tutto nel suo comportamento parlava di ossessione.
Non avevano mai visto un essere umano attaccarne un altro
con un desiderio di vendetta personale cos evidente, e ne temevano
gli effetti sulla corte.
Rubin, invece, riusciva a riflettere meglio. Queste cose le
aveva gi sentite. Marmo non sta parlando di me!, pensava, non
sta parlando di un uomo processato sommariamente e sbattuto
in galera per un fatto che non ha mai commesso. Non parla di
un innocente che si  rifiutato di cooperare con le persone che
l'hanno messo dentro. Ma le parole di Marmo non mi sorprendono.
Il fatto che in prigione rifiutassi di lavorare veniva definito
un ostacolo al funzionamento ordinato dell'istituzione;
il rifiuto di radere barba e baffi corrispondeva a disobbedire
agli ordini diretti di un ufficiale; rifiutare di prendere parte ai
programmi di riabilitazione della prigione mi ha qualificato
come un individuo che mira a creare disordine, aggressivo,
negativo, con paranoie dovute a manie di grandezza deluse.
Ma non potevo fare altro. Se avessi smesso di lottare, se mi
fossi arreso, allora forse tutta la merda che Marmo oggi accumula
davanti alla corte sarebbe stata vera. Allora forse avrei potuto
essere considerato un pericolo. Perch in questo caso sarei
diventato complice dei loro crimini. Avrei dovuto dimenticare
di essere innocente. Avrei dovuto accettare di essere pazzo. E
per tutte queste ragioni, mi avrebbero potuto considerare pericoloso.
Signor Beldock disse il giudice, invitandolo alla parola.
Myron cominci a parlare con lentezza. Nel 1966, quando
Carter fu arrestato, era un membro rispettato della societ. Non
era solo il pugile di rilievo che stava per combattere per il titolo
dei pesi medi, ma anche un uomo di famiglia che viveva all'interno
della comunit, una comunit mista, con bianchi e neri
al proprio interno. Un uomo che aveva una casa propria, una
moglie e dei figli. Socializzava liberamente con gli altri, era accettato
e rispettato.
Signor Beldock lo interruppe il giudice per arrivare al cuore
della questione, questo potrebbe andare contro l'interesse
del suo cliente, ma le porr comunque la domanda: lei  al corrente
che vi siano stati casi di atti violenti commessi dal signor
Carter negli ultimi dieci anni?
Non ne sono a conoscenza, Vostro Onore dichiar Beldock risolutamente. Fece notare che Rubin era un adolescente
ai tempi delle perizie psichiatriche su cui si basava Marmo, e
che il cosiddetto rapporto del 1970 altro non era che il rapporto
del 1959 ripreso negli atti del 1970. Spieg che nel 1976 Marmo
aveva tentato di negare a Rubin la libert su cauzione utilizzando
quegli stessi documenti e il giudice, gi dieci anni prima,
li aveva considerati troppo datati per poter essere presi in
considerazione.
Marmo scava in un passato ormai lontano nel tentativo di
tenere Carter in carcere. Inoltre, ci tengo a ricordare che
Carter fu uno dei detenuti pi importanti durante la rivolta
del 1971 a Rahway - molti in Newjersey la ricorderanno ancora
- in quanto si prodig per proteggere le guardie, il direttore
e altre persone che lavoravano nella prigione quando
questi rischiavano di venire gravemente feriti o uccisi dagli altri
numerosi detenuti senza controllo.  tutto citato nel rapporto.
Il signor Carter e il signor Artis hanno rischiato la vita
frapponendosi fra una selvaggia folla ribelle e il sovrintendente
della prigione.
La voce di Myron era un'ottava pi alta del solito. Le mani
non erano del tutto ferme. Marmo l'aveva sconvolto. Dopo
l'emozione per l'ordinanza del giorno precedente, nessuno di
fatto era preparato a tutto questo. Beldock prese un sorso d'acqua
dal bicchiere sul tavolo per inumidirsi le labbra. Si volt a
guardare Rubin.
Conosco il signor Carter... E stato a casa mia. Ha trascorso
del tempo insieme ai miei bambini... Tutto quello che abbiamo
sentito qui altro non sono che gli scheletri, semplicemente
gli scheletri del pregiudizio di Paterson. Mi dispiace
metterla cos, ma la prospettiva che il signor Marmo vi sbatte
davanti non verr mai abbandonata dall'accusa, indipendentemente
dalla realt dei fatti e da quanti anni di vita reale siano
stati sottratti al signor Carter. Non  giusto. Si tratta di
vent'anni. Il signor Carter dovrebbe essere rilasciato immediatamente.
Myron concluse su questa nota commossa, emotivamente
svuotato e si mise a sedere accanto all'amico.
Qualcun altro desidera dire qualcosa? domand il giudice.
Come ci si poteva aspettare, Marmo si alz di nuovo in piedi.
Vostro Onore url infine in uno slancio di disperazione,
sollevando un pezzo di carta con lo stesso atteggiamento di
trionfo con cui la statua della libert alza la torcia. C' un riferimento
al 1982 nel riassunto della fedina penale che forse
riuscir a illuminare meglio la questione; non dice molto, non
 proprio specifico, ma  chiaro: 13 gennaio 1982, vista la
grave natura dell'offesa per cui la sua condanna  stata prolungata,
 opinione che al momento la riclassificazione del reato
sia un rimedio inadeguato a garantire un comportamento non
violento.
Rubin stava seduto, stupito.
Da che documento sta leggendo? domand il giudice.
 un rapporto della sezione esecuzione della pena della prigione
dello Stato del New Jersey.
Sta facendo riferimento a un documento generale?
S, e contiene molte citazioni del tipo abbreviato con le date.
Non contiene il materiale puro e semplice. Non riesco a interpretare
molti di quei simboli e delle scritture. Mi sono reso
conto per che rivelano chiaramente la presenza di un'infrazione
di tipo disciplinare e su base regolare e ricorrente l'istituzione
carceraria lamenta la perdita di credito o di tempo connessa
all'imputato. Quello che vorrei  che lei considerasse che forse
ci troviamo di fronte a qualcosa di cui dovrebbe preoccuparsi.
Oh, Signore, pens Rubin, ecco che ci risiamo, sempre la
stessa vecchia violazione del non siete in piedi per l'adunata
che alza di nuovo la sua mostruosa testa. Marmo non ha proprio
seguito la vocazione della sua vita. Piuttosto che un procuratore
avrebbe dovuto diventare un chimico:  proprio tagliato
per trasformare merda soffice in fatti concreti! Spero che
questo giudice abbia un buon olfatto.
Bene disse il giudice Sarokin ora far una breve sospensione
e dar un'occhiata a tutto ci che vuole mostrarmi, poi
rientrer e deliberer sull'istanza pendente. La sospensione sar
di quindici minuti.
Dopo che Marmo ebbe consegnato al giudice un'enorme
pila di fogli, la corte si aggiorn.
Gli ufficiali giudiziari riapparvero e portarono via Rubin in
tutta fretta, in una stanzetta in fondo al corridoio, in attesa della
decisione del giudice. In aula, l'atmosfera era carica. Tutti erano
visibilmente tesi. Le parole di Marmo restavano nell'aria
come una nube tossica.
Quaranta minuti dopo, il giudice non era ancora rientrato.
Ci stava mettendo pi del previsto. La tensione in aula cresceva.
La gente mormorava nervosamente. Alcune persone camminavano
avanti e indietro lungo i corridoi, altre stavano immobili.
Nonostante la trepidazione per ci che poteva rappresentare
quell'udienza, ora Terry e Kathy restavano seduti, bloccati
dalla paura.
Fortunatamente, la corte rientr.
Signore e signori disse il giudice impassibile, non appena
tutti si furono seduti. Sto per pronunciarmi sulla questione e
gradirei che tutti restassero in silenzio fino a quando io non
avr concluso. Sar breve.
Ho riesaminato le prove sottopostemi dallo Stato e, in base
alle prove attuali, niente di ci che ho esaminato mostra che il
signor Carter costituisce un rischio per la societ. Sono riluttante
a negare allo Stato la piena opportunit di essere ascoltato
e l'udienza potr avere luogo in futuro se lo Stato persiste nella
sua richiesta di carcerazione continuata.
Nel frattempo, non posso, di fronte alle conclusioni alle quali
sono giunto e alle ingiustizie rilevate, permettere che il signor
Carter passi un altro giorno o anche un'altra sola ora in carcere,
in particolare in considerazione del fatto che ha passato quasi
vent'anni di prigionia, sulla base di una condanna che ho trovato
essere costituzionalmente erronea. Negare la liberazione richiesta
sarebbe incoerente con la mia stessa decisione e renderebbe la
compassione inutile. Se la mia decisione  corretta, la passata reclusione
del signor Carter pu essere stata un travisamento. Continuarla
significherebbe commetterne uno ancora maggiore.
Non ci sono prove ora che mi permettano di giungere alla conclusione
che un suo immediato rilascio arrecherebbe danno alla
societ. La decenza umana impone il suo immediato rilascio. Il
valore reale del rito dell'habeas corpus trova la propria convalida
nella scarcerazione del signor Carter. Se la scarcerazione viene
negata l'habeas corpus perde la sua ragione di esistere.
Quindi, il postulante sar liberato immediatamente su propria
garanzia, senza cauzione; l'unica condizione  che metta al
corrente lo Stato della propria residenza.
Il giudice non aveva ancora finito di parlare che Charmaine
Carter inizi a battere le mani, salt su e grid un sonoro
Yeah! Poi si sollev un applauso scrosciante. La gente era in
piedi e urlava. Fischi assordanti e grida di esultanza eruppero
dagli astanti e riempirono l'aula. Con un timido tentativo di riportare
l'ordine, il giudice batt il martelletto alcune volte. Sopra
il fracasso, continu.
Sono certo che il signor Carter non deluder questa corte o
tutte le persone che credono in lui. La corte si ritira.
L'aula impazz.
Tutti piangevano, ridevano e si abbracciavano. Rubin ringrazi
e abbracci i suoi avvocati, e loro si congratularono
l'un l'altro per la vittoria epocale. John Artis accorse e si un
all'abbraccio di gruppo. Era un miracolo. Davide aveva ucciso
Golia.
D'un tratto Rubin era libero di andarsene, non era pi il temuto
razzista assassino, ma un uomo innocente che era stato
mandato in prigione con false accuse. Dopo avere rischiato la
sedia elettrica e avere resistito venti penosi anni dietro le sbarre,
il sistema gli stava ora dicendo: Non importa! Puoi tornare a
casa. L'ironia della situazione era irreale.
Per quel che riguardava i mass media, Rubin aveva deciso di
non parlare in pubblico fino a quando la guerra non fosse totalmente
finita. Totalmente significava che lo Stato doveva
archiviare l'incriminazione del 1966 per omicidio cos da rendere
impossibile ogni altra azione, che fosse un appello o un
terzo processo. Rubin e i canadesi speravano che se fosse sparito
in silenzio, allora l'accusa avrebbe potuto avere il buon
senso e la decenza di abbandonare il caso. E se l'ufficio del procuratore
della Contea di Passaic non l'avesse fatto, allora speravano
che l'ufficio del procuratore capo di Stato sarebbe intervenuto
per mettere la parola fine a quella pazzia. Rubin sapeva
che se avesse dato l'impressione di vantarsi della propria vittoria
sotto le luci dei riflettori dei mass media, umiliando ancor di
pi l'accusa, allora Marmo avrebbe preferito morire piuttosto
che arrendersi. Non c'era bisogno di aUmentare l'ossessione di
Marmo, di fornirle energia della quale nutrirsi. Questa volta la
libert doveva durare.
Rubin e i canadesi avevano progettato un piano per facilitare
la sua uscita dal palazzo di giustizia. Avevano affittato una Limousine, che l'investigatore Mims Hackett teneva pronta sul
retro.
Mentre Rubin veniva scortato fuori dall'aula, Terry tent di
avvicinarlo attraverso la ressa. Gli ufficiali giudiziari federali gli
sbarrarono la strada fino a quando Myron non se ne accorse e
disse:  tutto a posto.  con noi. Terry si chin verso Rubin
e gli bisbigli che era tutto pronto.
Gli ufficiali giudiziari liberarono Rubin dalla folla e lo fecero
uscire. Prima di non essere pi ufficialmente in stato d'arresto,
doveva firmare il proprio rilascio su sua garanzia. Fu condotto
in un'area dietro l'aula del tribunale dove la stampa non aveva
il permesso di accedere, sebbene Mims, con il suo contrassegno
di investigatore rilasciato dallo Stato, fu in grado di passare, con
il suo amico, un afroamericano, che si era portato per l'occasione.
L, Rubin diede all'amico di Mims il suo montone e gli
occhiali da sole; il ragazzo consegn a Rubin la sua giacca a
vento blu. Nessuno se ne accorse.
Gli ufficiali giudiziari si rivolsero al ragazzo, che ora indossava
il montone e gli occhiali, chiamandolo signor Carter. Il signor
Carter era pronto ad andare? S, annu, era pronto. Gli ufficiali
giudiziari accompagnarono il signor Carter al piano di sotto,
sul retro, dove la limousine era in attesa. Rubin, con la giacca a
vento blu, divenne uno degli accompagnatori del signor Carter.
All'entrata del palazzo di giustzia, nell'area rotonda, si andava
gonfiando un vero mare di reporter, cameraman e curiosi.
Si riversarono sull'ampia scalinata, sui marciapiedi e in strada,
bloccando cos il traffico. John Artis, Lew Steel e Myron Beldock apparvero sul primo gradino, fuori dalla porta principale
e si ritrovarono di fronte una fila di microfoni. Myron, con
un'espressione beata sul volto, rivolse lo sguardo al cielo limpido.
Il New Jersey esclam non  mai stato cos bello. Continu
dicendo che il caso Carter-Artis era un caso che non sarebbe
mai dovuto accadere. E un caso di passione e pregiudizio,
sbagliato fin dall'inizio. E la decisione del giudice lo dice
forte e chiaro.
Beldock prosegu: La polizia  sempre sotto pressione affinch
compia degli arresti ed  sotto pressione anche l'accusa affinch
incrimini e condanni qualcuno per un reato. La situazione
 tale per cui l'equit e l'obiettivit sono messe da parte e
tutti gli sforzi sono concentrati sul creare prove e spesso distorcerle
per adattarle alla teoria... L'imputato diventa la vittima di
questo cieco impulso di ottenere un risultato... dove esiste
pressione pubblica per risolvere un crimine particolarmente
odioso, per condannare qualcuno, per convincere la gente che
il sistema funziona quando in realt non funziona per niente; e
si finisce con persone come Carter e Artis e molti altri che non
sarebbero dovuti essere perseguiti.
Vorrei dedicare questa vittoria a tutte le persone nel mondo
che stanno scontando una pena e non dovrebbero farlo.
I mass media erano ansiosi di sapere dove si trovava Hurricane
Carter. Beldock rispose: Quello che Rubin vuole ora 
trovare un po' di pace e di quiete; per parafrasare Voltaire, avere
del tempo per coltivare il proprio giardino.
Alcuni dei reporter, intuendo che Rubin non sarebbe uscito
dalla porta principale, si staccarono dalla folla e iniziarono a
correre verso il retro del palazzo. L videro la limousine e si resero
conto di avere colpito nel segno quando intravidero l'uomo
con il montone che usciva dal palazzo di giustizia e che si
dirigeva rapidamente verso l'auto. Gli si accalcarono intorno,
spingendo e sgomitando. Signor Carter! Signor Carter! urlavano.
Ciascuno di loro voleva essere il reporter che aveva raccolto
le prime parole del signor Carter. Non notarono i blue
jeans, le scarpe da ginnastica e il fatto che ora il signor Carter
aveva trentanni di meno e non portava i baffi. Vedevano solo
il montone e quegli occhiali da sole che entravano nella limousine.
Nella fretta di arrivare al signor Carter, urtarono Rubin e
quasi lo travolsero. E l stava Rubin, spinto da una parte, mentre
li guardava inseguire l'afroamericano e il montone poi la limousine
che si allontanava. I reporter la inseguirono a piedi per
circa mezzo isolato. Uno di loro salt su una moto e insegu
l'auto per chilometri.
Rubin pass in mezzo alla folla di reporter delusi, verso
un'auto anonima che era stata parcheggiata proprio dietro la limousine.
Era libero. Per la prima volta da molti anni, Rubin si
apr la portiera da solo. Scivol sul sedile posteriore dietro a Ed
Carter e a Mims Hackett, che avevano osservato intensamente
la scena e che speravano di riuscire ad allontanarsi nonostante
il pandemonio.
Ce l'abbiamo fatta, Rube! Ce l'abbiamo fatta! e si rilassarono
con una risata fragorosa.
Forza, tutti quanti disse Rubin Non sfidiamo troppo la
fortuna. Muoviamoci!
Percorsero alcuni isolati per assicurarsi di non essere seguiti
da nessuno. A un angolo prestabilito, Rubin salt gi dall'auto,
si infil su un catorcio che stava aspettando e si allontan verso
un tramonto incredibile, con Kathy e Terry. I tre arrivarono al
loro appartamento di Rahway che dava sulla prigione nella
quale era iniziata l'odissea di quella mattina.
La prigione di Stato di Rahway distava poco pi di un chilometro,
ma potevano benissimo essere un milione di chilometri.
Dave Anderson, il famoso articolista sportivo del New York
Times, colse l'essenza degli eventi di quella giornata in un pezzo
che fece salire le lacrime agli occhi a Rubin e ai suoi amici.
Fuori, nel bagliore del sole di quell'umido giorno del
giugno 1974, la temperatura superava i trenta gradi. Dentro,
due visitatori venivano controllati da un agente di custodia
nella prigione psichiatrica di massima sicurezza delloStato del New Jersey, a Trenton.
Siamo qui spieg uno dei visitatori per vedere Rubin
Carter.
Lentamente, un'alta porta d'acciaio si apr con pesantezza.
I visitatori la oltrepassarono, ma un'altra si profilava
di fronte a loro.
Dietro, la prima porta d'acciaio si richiuse. Poi si apr la
seconda e la varcarono. Li attendeva un altro agente di custodia.
Rubin Carter? chiese. Seguitemi.
Mentre percorrevano un lungo e vuoto corridoio verso
le celle, uno dei visitatori ud un suono sibilante. Si guard
intorno e si rese conto che proveniva da vecchi radiatori
che si trovavano sotto una fila di finestre. Da l fuoriusciva
il riscaldamento a vapore. Con una temperatura
esterna oltre i trenta gradi, la prigione faceva funzionare il
riscaldamento.
Poco dopo, apparve Rubin Hurricane Carter, con
un'espressione truce stampata in volto e due agenti di custodia
che gli stavano di fianco. Quello che una volta era
stato un pugile di pesi medi, condannato all'ergastolo per
l'omicidio di tre avventori di un bar di Paterson, Newjersey,
nel 1966, fu accompagnato in una piccola stanza senza
finestre, non pi grande di un ripostiglio. Portava la barba,
ma aveva la testa completamente rasata. Parl ai suoi visitatori
in quel luogo. Mentre conversavano, il sudore faceva
brillare i visi e impregnava le camicie.
Per curiosit chiese infine uno dei visitatori, perch
tengono il riscaldamento acceso?
D'inverno rispose Rubin Carter con un ghigno lo
spengono.
Per chi sperasse di definire com' il carcere, lasciamo
che quelle parole sibilino come il riscaldamento a vapore.
Per gran parte dei diciannove anni, Rubin Carter rimase
in carcere per un crimine che ha sempre insistito di non
avere commesso. E a Newark, gioved, un giudice federale,
H. Lee Sarokin, ha rovesciato la sua condanna del
1976 in un nuovo processo, per gli stessi motivi che Rubin
Carter aveva sempre asserito: la vendetta razziale sostenuta
dall'accusa e l'avere tenuto nascoste delle prove
alla difesa. Venerd lo stesso giudice ha ordinato che Rubin
Carter fosse rilasciato sotto garanzia senza cauzione,
con un appello pendente dell'accusa della Contea di Passaic...
gli amici di Rubin Carter hanno gridato dalla gioia.
Non era pi un prigioniero, si  alzato in piedi per abbracciare
Myron Beldock, Lewis Steel e gli altri tre avvocati.
Mi ha detto: Grazie, ce l'abbiamo fatta avrebbe poi
precisato Myron Beldock.
Ma pi di chiunque altro, Rubin Carter ce l'ha fatta.
Quando si  un combattente, si combatte per sempre.
Una volta disput quindici round per il titolo dei pesi medi;
ora ha disputato un combattimento lungo diciannove
anni contro il sistema giudiziario del New Jersey. A 48 anni,
non  certo pi morbido, ma sembra meno spigoloso.
I primi anni, camminava a grandi passi, lanciava sfide con
lo sguardo attraverso gli occhiali dalla montatura d'oro e
la testa rasata brillava. Venerd, quando  entrato nell'aula
di tribunale, aveva una folta chioma di capelli neri e i baffi,
ma non la barba. Con un montone beige nuovo ripiegato
su un braccio, sembrava appena uscito dalla vetrina di un
negozio di abbigliamento piuttosto che dalla sua cella nella
prigione di Rahway.
Sulle forti spalle, indossava un maglione di lana verde
oliva sopra un pullover grigio a collo alto. I pantaloni marrone
chiaro erano stati stirati e gli stivali, marrone anch'essi,
lucidati.
Ma in carcere, Rubin Carter era sempre stato diverso.
Non mangiava il cibo della prigione; utilizzava un fornelletto elettrico per cucinare i cibi in scatola che gli spedivano.
Non indossava gli abiti blu e grigi riservati ai detenuti;
portava i propri abiti, a volte una tunica bianca a colloalto con pantaloni bianchi.
... [Lui] ha continuato a lottare per la sua libert. Vibrava
colpi, faceva dei corpo a corpo, strategie che Hurricane
non usava mai sul ring dove era sempre legato alla furia del
suo gancio sinistro...
Per comprendere quanto a lungo Rubin Carter ha lottato
per la propria innocenza, si pensi che allora Muhammad
Ali era stato il campione dei pesi massimi per meno
di tre anni. Jose Torres allora deteneva il titolo dei pesi
medio-massimi, Emile Griffith dei pesi medi, Carlos Ortiz
dei pesi leggeri.
Tutti quei campioni hanno smesso di combattere molto
tempo fa, ma non Rubin Carter. Ora  in vantaggio ai
punti, forse per sempre.
Qualsiasi cosa accada, Hurricane non parla ancora.
Dopo il suo rilascio, venerd,  uscito in tutta fretta dal palazzo
di giustizia di Newark da una porta sul retro. Nessuna
domanda, nessuna telecamera. Se ne  andato ha
detto qualcuno su una limousine.
 
Capitolo 28.

I CANADESI PENSAVANO DI PARTIRE immediatamente con Rubin per
il Canada. Poich Rubin aveva raccolto le sue cose e le
aveva spedite, cos anche i canadesi avevano sistemato l'appartamento
a Rahway ed erano pronti ad andare. Le prenotazioni
sul volo dell'Air Canada erano state confermate. A Toronto,
Lesra e gli altri si affrettavano a preparare la casa: avevano tagliato
l'erba, raccolto le foglie, avevano posto vasi di fiori
ovunque, avevano cucinato i piatti preferiti di Rubin, cercando
di rendere tutto il pi possibile perfetto per il suo ritorno.
Dato il breve preavviso, Lesra e gli altri non erano potuti essere
presenti all'udienza di rilascio. Poich si era perso l'eccitamento
di quel momento, Lesra si consolava con l'attesa dell'imminente
arrivo di Rubin a Toronto.
Ma non era il momento - non ancora.
I termini del rilascio di Rubin intimavano che dovesse restare
all'interno della giurisdizione degli Stati Uniti fino al termine
di tutti gli appelli. Fece richiesta affinch quella limitazione fosse
eliminata. L'accusa - magnanimi bastardi fino alla fine,
come li chiamava Rubin con affetto - rifiut seccamente.
Lesra, Rubin e i canadesi erano distrutti.
Paulene faceva parte del gruppo di Rahway all'epoca e le sue
abilit infermieristiche si rivelarono molto utili. Prima della fine
del primo giorno in libert, Rubin divenne cieco. Aveva perso
la vista all'occhio destro anni prima; ora quello sinistro si infett
fino al punto di chiudersi. Non poteva vedere nulla. Ogni goccia
della sua energia era stata usata per tenersi vivo e per uscire
dal carcere, l'estrema pressione e la tensione richiedevano il proprio
tributo. Era sfinito. Ma non aveva paura. Era libero. Ora
poteva permettersi il lusso di crollare e la cecit era solo temporanea.
Aveva una casa e degli amici che lo amavano e si prendevano
cura di lui, che potevano offrirgli il sostegno emotivo e finanziario
necessario alle persone che vengono all'improvviso
dimesse da un'istituzione e vengono bombardate istantaneamente
da milioni di informazioni, pressioni e richieste.
Nel giro di pochi giorni, Rubin e i suoi amici vennero informati
che i poliziotti di Paterson avevano messo in giro la
voce che se Carter prova soltanto a sputare su un marciapiede
del New Jersey, sarebbe stato imprigionato per sempre. La seconda
volta che udirono quella voce, memori del vecchio detto
del carcere, la presero sul serio. La terza volta, lasciarono il
New Jersey e andarono a Manhattan (anche se Rubin, per rispettare
l'ordine della corte, mantenne una residenza ufficiale
presso alcuni parenti in New Jersey).
Alla scuola pubblica 296 di Brooklyn, Leland Martin si svegli
durante una lezione di attualit quando ud la sua insegnante
dire che una delle storie pi importanti della settimana aveva a
che fare con il famoso ex pugile dei pesi medi, Rubin Hurricane
Carter, che era appena stato rilasciato.
Leland salt sulla sedia. Lo conosco! Gli ho parlato! Gli ho
parlato al telefono su in Canada!
In classe tutti iniziarono a ridere. Quei ragazzi ne avevano
sentite molte ed erano troppo furbi per bersi questa.
Sul serio! ripet Leland. Non dico balle. E si risedette.
Quando Rubin seppe della situazione nella quale si era trovato
Leland, prese una foto patinata 18 X 24 di se stesso che
buttava gi Emile Griffith, scrisse di suo pugno un messaggio
personale per Leland e gliela sped tramite un corriere. Rubin
capiva come ci si sentiva a non essere creduti. Leland si ritrov
a essere molto noto a scuola il giorno dopo, quando si present
con una foto di Rubin Hurricane Carter autografata.
Ancora meglio, Lesra venne dal Canada per il Giorno del
Ringraziamento e port con s Hurricane da Manhattan alla
casa dei Martin a Brooklyn. Covert Street di Bedford-Stuyvesant era in subbuglio. Insieme a Rubin e a Lesra arriv anche un
tacchino arrosto con oltre dieci chili di ripieno e contorni vari.
Finalmente Rubin pot incontrare la sorella Loriel e suo figlio,
Kortrell, la sorella pi grande, Starlene e le sue due figlie,
Nakisha e Lashawn, la sorella Nonie col marito Turk; suo nipote
Shiquan, il figlio del fratello maggiore Fru e i fratelli minori
Elston, Leland e Damon. Rubin fece la felicit di Leland quando
port fuori lui ed Elston, pi alcuni dei loro amici, e mostr
loro delle mosse di boxe, incluso il famoso gancio sinistro.
Rubin fu particolarmente felice di incontrare Earl e Alma e
loro erano altrettanto eccitati all'idea di averlo a casa. Rubin
disse che doveva far sapere loro l'importante ruolo che Lesra
aveva svolto nella sua vita. Il mio primo Giorno del Ringraziamento
in libert disse  il momento perfetto per essere qui
con voi.
Rubin rimase fuori di prigione per sei settimane senza avere
notizie dall'accusa. Il seme della speranza aveva cominciato a
germogliare, la speranza che l'ufficio dell'accusa o l'ufficio del
procuratore generale avrebbero trovato la clemenza di lasciar
cadere l'incriminazione. Ma meno di una settimana prima di
Natale, notificarono a Rubin che aveva ventiquattro ore di
tempo per rispondere a una memoria di oltre trecento pagine
rimessa da Marmo e Goceljak alla Corte d'Appello di terzo grado
di Philadelphia, nella quale si sosteneva che Rubin era talmente
pericoloso per la societ che andava rinchiuso immediatamente
in carcere, in attesa della presentazione del ricorso da
parte dello Stato - il che poteva significare anni. La memoria
richiedeva anche che venisse ordinata una perizia psichiatrica.
A sostegno dei propri argomenti, Marmo aveva riciclato la stessa
spazzatura che aveva usato per ammorbare la corte del giudice
Sarokin, ma se non avesse ricevuto risposta esisteva la possibilit
reale che Rubin dovesse rientrare in carcere per le vacanze.
I suoi avvocati fecero domanda al fine di ottenere un'estensione
di dieci giorni per presentare una risposta e la ottennero.
Il primo Natale e il primo Capodanno di Rubin dopo diciannove
anni di carcere passarono sotto la minaccia incombente di
dover rispondere a trecento pagine del pi volgare e sedizioso
assassinio immaginabile di una reputazione. Ronald Marmo si
rivolse ai mass media e fu irrefrenabile nel veleno che vomit,
andando oltre persino i gi elastici confini della normale etica
dell'accusa.
Rubin Carter  un assassino pericoloso e violento... lo 
sempre stato e lo sar sempre citazione che proviene da un articolo
del Tribune di Chicago, tramite un'agenzia di stampa nazionale.
Tutto questo per la pace sulla terra, la buona volont
verso gli uomini.
Gli avvocati e la Carter & Soci fecero il solito magistrale lavoro
nel rispondere. Distrussero le fondamenta di ogni fatto
che l'accusa sosteneva e resero chiaro che non esistevano basi
legali per le richieste dello Stato. La loro memoria di quattrocento
pagine includeva lettere di confutazione e di encomio da
parte di persone rilevanti, tra le quali William Cahill, ex governatore
repubblicano del New Jersey.
Due settimane dopo, in seguito a un dibattito orale a Philadelphia,
lo Stato perse un altro round in corte federale. Rubin
rimase in libert.
All'accusa fu concesso fino alla fine di marzo 1986 per presentare
la propria memoria di appello. I dollari dei contribuenti
della Contea di Passaic servirono a quel punto per compiacere
lo zelo dell'accusa. Per procedere con l'appello, il loro ufficio
dovette sfornare quantit incredibili di carta, quasi 150000 pagine.
Ogni giudice di appello stava per ricevere una pila alta un
metro e mezzo di scatoloni contenenti cento volumi (20000
pagine) di materiale che l'accusa voleva che essi riesaminassero,
sommate alla memoria di duecento pagine di Marmo stesso.
Per mostrare all'opinione pubblica che stavano proteggendo i
loro interessi, i pubblici accusatori si fecero fotografare mentre
utilizzavano dei carrelli per consegnare questa sontuosa montagna
di carta alla Corte d'Appello di terzo grado. Il giorno prima
del Venerd Santo, la Contea di Passaic consegn anche agli avvocati
di Rubin e di John le stesse chicche pasquali.
Alla Carter & Soci non persero tempo a revisionare quelle
carte e, dato che conoscevano a menadito i verbali, notarono
subito dove l'accusa aveva inserito surrettiziamente materiale
che era stato specificatamente escluso dalle procedure della corte
di primo grado, in gran parte poich era irrilevante, inattendibile
e pregiudiziale. In quanto tali, quei materiali erano
considerati dehors [esterni ai verbali] e non potevano essere presentati
a una Corte d'Appello.
Rubin conosceva bene la legge. Caruso, la falsificazione di
De Simone, le dichiarazioni di discolpa di Louise e Avery -
erano tutti ufficialmente dehors e, precisamente per quella ragione,
non erano rilevanti per Rubin. Ricord la frustrazione
e la rabbia che aveva provato quando aveva tentato di convincere
i suoi avvocati a permettergli almeno di sottoporre al giudice
Sarokin le foto a colori dei fanalini di coda della Dodge.
Rubin insistette che era importante che il giudice vedesse realmente
la differenza tra la Polara e la Monaco. Gli avvocati sostennero
che, data la loro rilevanza probatoria, le foto non dovevano
essere usate nel processo affinch potessero essere presentate
sicuramente in appello. Poich non intendeva compromettere
in alcun modo il proprio appello, Rubin si era rimesso
al consiglio degli avvocati.
Quindi sosteneva Rubin poich sono stato obbligato a seguire
le regole, dovr farlo anche Marmo. Se non mi  permesso
portare nuovo materiale che mostra la verit, allora state certi
che neanche lui porter qualcosa di nuovo per sostenere le sue
menzogne.
Ma, Rube disse il professor Friedman, forse dovresti lasciare
che propongano quello che vogliono. Non importa.
Non vogliamo sembrare meschini o dare l'impressione che
stiamo cercando di nascondere qualcosa.
Oh, ho capito, Leon. Se sottoponiamo le foto dell'auto, o
usiamo le prove di Caruso, possiamo essere respinti per avere
violato le regole. Ma quando loro usano documenti fabbricati o
inviano articoli che anche i giudici di Paterson hanno decretato
essere illeciti, allora noi ci metteremmo in cattiva luce se obiettiamo?
No, Leon, non lo accetto. Non ci comporteremo pi
come imputati. Lasciamo che siano loro a difendere quello che
hanno fatto!
Leon fu d'accordo e presentarono una mozione alla Corte
d'Appello di terzo grado per limitare l'appendice sull'appello
per quanto riguardava gli atti.
Cos inizi una serie di battaglie legali.
25 marzo 1986: la mozione di Carter viene accolta dal giudice
John J. Gibbons, presidente di un collegio di tre giudici.
28 marzo: l'accusa, dimenticando di trovarsi in un'aula dello
Stato, ignora l'ordine della corte federale e include materiale non
agli atti nell'appendice che presenta al tribunale di terzo grado.
2 aprile: Carter fa una mozione per eliminare la memoria e
l'appendice dell'accusa a causa della violazione dell'ordine della
corte.
29 aprile: il giudice Gibbons rimanda la questione al giudice
Sarokin per assicurarsi che nulla del materiale non ufficiale sia
incluso nell'appendice dell'appello.
28 luglio: il giudice Sarokin tiene un'udienza. Nonostante il
professor Friedman abbia individuato quattordici distinti elementi
che non sono agli atti nelle carte dell'appello dello Stato,
Marmo si rifiuta di ammetterlo. Il giudice Sarokin trova inconcepibile
che ci possa essere una disputa su qualcosa di cos
concreto come definire cosa sia agli atti. Ordina che entrambe
le parti si incontrino e cerchino di regolare la questione. Il professor
Friedman e Ed Graves si recano nell'ufficio dell'accusa, a
Paterson, senza giungere ad alcun accordo.
20 agosto: di nuovo di fronte a Sarokin. Dopo un'altra
udienza, il giudice Sarokin, definendo ridicole le polemiche
di Marmo emette il proprio parere: Nonostante la chiara direzione
[delle Regole Federali della Procedura d'Appello di
terzo grado e di questa corte], lo Stato, scegliendo di ignorarle,
persiste nei suoi sforzi di ammettere agli atti anche ci che era
stato presentato a questa corte. Sarokin ritiene che lo Stato
abbia scorrettamente incluso nei documenti dell'appello quattordici
articoli non agli atti.
8 settembre: Carter rinnova la sua mozione al terzo grado di
appello per eliminare dai documenti dell'appello dello Stato i
quattordici articoli.
11 settembre: l'accusa presenta una mozione per integrare
nell'appendice dell'appello i quattordici articoli non agli atti.
2 ottobre: il giudice Gibbons, scrivendo a nome del collegio,
emette un ordine che accoglie la mozione di Carter e respinge
quella dello Stato. L'accusa ritira la memoria e i volumi dell'appendice
che contravvengono, riscrive la memoria ed elimina i
quattordici articoli dall'appendice.
30 ottobre: l'accusa presenta un'appendice corretta e una memoria
revisionata (duecento pagine).
31 ottobre: il cancelliere della corte emette un ordine col quale
si rifiuta di accettare una memoria che vada oltre le cinquanta
pagine e indirizza l'accusa a presentarne una in conformit con
le regole, entro dieci giorni e aggiunge: La memoria eccessivamente
lunga sottoposta in precedenza sar cassata a meno che
il consulente legale non la ritiri dall'ufficio del cancelliere entro
dieci giorni.
5 novembre: l'accusa fa appello a questo ordine presso un giudice
del circuito giudiziario.
12 novembre: il giudice Aldisert respinge l'appello.
17 novembre: l'accusa fa appello contro la decisione del giudice
Aldisert presso un collegio di una corte del circuito giudiziario.
11 dicembre: il collegio respinge l'appello.
16 dicembre: l'accusa compie il gesto inaudito di fare appello
per una questione procedurale all'intero terzo grado del circuito
giudiziario in seduta plenaria (vale a dire tutti e nove i giudici
in udienza).
5 gennaio 1987: la corte respinge all'unanimit la richiesta
dell'accusa e viene ordinato di presentare una memoria di cinquanta
pagine.
23 gennaio: l'accusa presenta una memoria di cinquanta pagine
- la versione riveduta e ridotta. A questo punto il circuito
di terzo grado ha di fronte a s un enorme incartamento con
una mole di esempi di come l'accusa della Contea di Passaic abbia
sistematicamente disprezzato gli ordini della corte e rifiutato
in maniera risoluta di obbedire a regole alle quali i comuni
mortali devono obbedire.
23 marzo: il professor Friedman presenta la memoria di cinquanta
pagine di risposta, soprannominata la stangata rossa a
causa della sua natura sferzante e della necessaria copertina rossa.
22 giugno: dibattito orale a Philadelphia. Marmo che parla
per lo Stato, Friedman che rappresenta Carter. L'eccezionale
collegio giudicante comprende il giudice di Corte Suprema
Gibbons, l'ex giudice di Corte Suprema Ruggero J. Aldisert e
il giudice del circuito giudiziario Joseph F. Weis.
21 agosto: il collegio di terzo grado, con una decisione unanime
scritta da Aldisert, appoggia la delibera del giudice Sarokin
e l'accoglimento dell'habeas corpus.
Rubin aveva vinto un altro round, un round importante.
Ora il punteggio nelle corti federali era: Carter 14; Stato del
New Jersey 0. Incredibilmente, per, la guerra non era ancora
finita. Rubin doveva attendere a quel punto per vedere se l'accusa
era sufficientemente folle da continuare presso la Corte
Suprema degli Stati Uniti per l'attacco definitivo. Rubin era
ormai fuori di prigione da diciotto mesi senza avere mai neppure
una citazione per non avere attraversato la strada sulle strisce
pedonali.
In questo periodo, lo studio legale fantoccio Carter & Soci,
rinviando all'infinito il progetto di ritirarsi, aveva preso residenza
nel vecchio ed elegante edificio tra la 59esima e Park, sopra
la discoteca Regine. Ora si trovavano strategicamente posizionati
tra l'ufficio cittadino di Beldock e la sede nell'upper
east side di Friedman, con il vantaggio in pi di essere a soli due
isolati da Central Park.
Per sfuggire alla bufera di carta generata dagli appelli al tribunale
di terzo grado, Rubin e i suoi amici canadesi erano soliti
fare lunghe passeggiate al parco, per schiarirsi le idee. Vicino
allo zoo dei bambini, scoprirono una marmotta, conosciuta dai
venditori ambulanti e dagli habitu del parco come Phil della
Quinta Avenue. Rubin rimase affascinato da Phil e gli offr un
pezzo di cioccolato. Con grande sorpresa di tutti, e con immensa
gioia di due ambulanti, Hector e Benny, Phil si avvicin
a Rubin, si mise sulle zampe posteriori e con delicatezza prese
il cioccolato dalle sue mani e si mise a mordicchiarlo con soddisfazione
mentre Rubin lo accarezzava. Dare da mangiare a
Phil (lattuga e altre verdure) divent un appuntamento giornaliero
che tutti - Rubin, i canadesi e Phil - attendevano con
gioia. A volte decine di bambini si ritrovavano intorno a questo
assassino pericoloso e violento mentre stava in ginocchio vicino
a loro e mostrava come non dovessero avere paura
dell'animaletto. I genitori felici scattavano fotografie dei loro
figli con Phil e il gentile uomo nero. Non avevano idea di chi
fosse.
Rubin amava gli animali. Una volta aveva posseduto due cavalli
ed era stato obbligato a cederli nel 1966 quando fu arrestato
per gli omicidi del bar Lafayette. In carcere aveva sognato
il giorno in cui finalmente sarebbe stato libero di cavalcare
ancora. Ora che era fuori, Rubin e i canadesi non persero tempo
e trovarono una stalla, con centinaia di terreni con piste, a Van
Cortland Park, nel Bronx. La prima volta che vi and, Rubin
cavalc un tozzo sauro chiamato Mighty Mite, un cavallo da
esibizione con una criniera e una coda color oro. Mighty Mite
era stato maltrattato dal suo precedente proprietario. Dissero
a Rubin di fare attenzione in quanto temeva le persone ed
era molto difficile da gestire spesso disarcionava chi lo montava
e se ne tornava da solo alle stalle. Rubin scopr che era rozzo
ma di eccellente qualit e subito legarono molto. Come Rubin
ebbe modo di dire in seguito nel corso di un'intervista alla BBC,
 un amico. Proviene da un passato di maltrattamenti. 
un'estensione di me stesso. L'essere stato rilasciato dal carcere e
poi avere trovato questo animale che mi rispecchiava ha dato a
me [e a lui] un'opportunit di riadattarci alla societ.
Terry o Gus accompagnavano Rubin e loro montavano un
Appaloosa maculato, al quale era stato dato il fantasioso nome
di Apples [Mele] e la cui apparente testardaggine nascondeva
uno spirito coraggioso e una natura indipendente. Nel giro di
pochi mesi comprarono entrambi i cavalli. I proprietari furono
felici di vederli finire nelle mani di persone che li apprezzavano.
La prima cosa che fecero Rubin e i canadesi fu di cambiare
loro nome. Mighty Mite divenne Red Cloud [Nuvola Rossa],
in onore del grande guerriero Sioux, e Apples divenne
Lakota, che significa il popolo, il nome che i Sioux preferiscono
per riferirsi a se stessi.
Mentre Rubin si trovava a New York per lavorare al proprio
caso, che era ancora pendente presso il tribunale di terzo grado,
ricevette una telefonata da sua cugina Harriet, dal Jersey meridionale.
Gli disse che molti uomini bianchi erano andati da lei,
dicendo di essere amici suoi e che lo stavano cercando. Harriet
si insospett subito, poich la chiamarono per nome e non con
il nomignolo che Rubin usava con lei. Insistette affinch le mostrassero
i tesserini di riconoscimento. Allora dovettero ammettere
di essere investigatori dell'ufficio del procuratore della
Contea di Passaic. Le chiesero se quella era la residenza di
Rubin Carter. Lei lo conferm e disse loro di andarsene, a meno
che non avessero un mandato. Se ne andarono ma tornarono
alcuni giorni dopo. Questa volta parlarono con molti vicini di
Rubin. Un uomo anziano fu torchiato per sapere degli spostamenti
di Rubin. Il figlio quindicenne di Harriet fu seguito, poi
fermato e interrogato. A un'altra vicina chiesero se sapeva di
avere per vicino Rubin Carter, un triplice assassino. Questa rispose:
Ma l'hanno prosciolto da quell'accusa!
Certo, l'ha fatto un giudice solo fu la replica. Ventiquattro
giurati l'hanno dichiarato colpevole!
Rubin, che a questo punto faceva di tutto per mantenere
una posizione cauta e badare ai propri affari senza fare troppo
clamore, fu fortunato ad avere avuto la residenza in una comunit
nella quale le persone avevano capito che cosa aveva dovuto
attraversare. Se cos non fosse stato, il veleno dell'accusa
avrebbe potuto rendergli impossibile vivere l quando non era
a New York per lavorare al suo caso.
Nell'estate del 1986, Bob Dylan venne a New York per tenere
una serie di concerti al Madison Square Garden. Da quando era
stato liberato, Rubin non aveva ancora avuto la possibilit di
vedere Dylan. L'artista fece s che Rubin avesse i biglietti, insieme
a dei pass speciali per accedere al backstage dopo lo spettacolo,
in modo da poter parlare.
Al concerto del 17 luglio, Dylan, dal palco, diede un caldo
benvenuto al mio buon amico, Rubin Hurricane Carter, che 
l da qualche parte questa sera. Dopo lo show, Rubin e i canadesi
andarono nel backstage, dove si trovavano anche Andy Warhol,
il chitarrista dei Rolling Stones Ron Wood e Tom Petty.
Rubin fu accompagnato per un lungo corridoio, affollato e
rumoroso, fino a una stanzetta nella quale era seduto Dylan che
stava parlando tranquillamente con alcuni amici. All'entrata si
trovava un cane enorme, solo di poco pi piccolo del cavallo
di Rubin. Il ragazzo che aveva accompagnato Rubin si avvicin
a Dylan e gli sussurr qualcosa. Rubin si trovava sulla porta
e accarezzava il cane. Bob sollev lo sguardo su Rubin e scosse
la testa. No, non  lui disse. Poi Bob guard meglio e lentamente
cominci ad alzarsi. Rubin apr le braccia e disse: Vieni
qui, fratello, e abbracciami!
Sei tu Rubin! Sei proprio tu! Non ti avevo riconosciuto,
fratello! esclam Dylan, mentre si abbracciavano con gioia.
Dylan prese Rubin per un braccio, lo fece entrare e lo present
a Jacques Levy, che aveva scritto con Dylan il testo di
Hurricane. Dylan fece notare la coincidenza e cio che Rubin e
Jacques erano venuti entrambi la stessa sera. Tutti i presenti
sentirono il potere dell'energia che scorreva tra Rubin e Bob.
Si misero d'accordo per incontrarsi il giorno successivo e
continuare a parlare. Bob chiese a Rubin di unirsi al suo tour.
Ma Rubin gli disse che non poteva; stava ancora lottando, lavorava
al suo caso; l'accusa gli stava ancora dietro. Dylan si limit
a scuotere la testa.
Molte volte, nel corso degli anni, Lesra aveva chiesto ai suoi
genitori di andare a trovarlo in Canada. Ma c'era sempre qualcosa
che sembrava impedire il viaggio. Una volta erano persino
arrivati all'aeroporto, ma improvvisamente Earl si era sentito
male e non poterono partire.
Il compleanno della madre di Lesra si stava avvicinando e lui
si organizz per fare in modo di avere i suoi genitori a Toronto
per una vacanza. Lesra e Rubin si dettero da fare per assicurarsi
che niente si frapponesse. Come Rubin disse a Lesra: Se siamo
riusciti a tirare me fuori di prigione, riusciremo a tirare i tuoi
fuori da Brooklyn.
Cos, un giorno d'estate, una lunga limousine apparve fuori
dall'entrata dell'abitazione dei Martin a Brooklyn. Rubin ne
usc e sal al loro appartamento, prese le valige di Earl e Alma e
sal con loro sulla limousine che attendeva. Come aveva chiesto
Rubin, l'autista in uniforme si era posizionato elegantemente
vicino al portone e salut formalmente il signore e la signora
Martin per nome, poi si occup dei loro bagagli e li aiut a
prendere posto. Attraverso i vetri oscurati, Alma ed Earl videro
che tutti nella strada erano ipnotizzati dall'evento; a ogni finestra
c'erano almeno un paio di occhi che osservavano la scena.
Mentre l'auto lentamente si avviava, Alma si volt verso Rubin
e disse:  stato fantastico, Rubin. Mai stata in una limousine
prima. Ma con tutti che guardavano, ci sono entrata come se
l'avessi fatto per tutta la vita! E risero.
Rubin li accompagn alla sala imbarchi dell'Air Canada
dell'aeroporto La Guardia e se ne and solo dopo il decollo del
volo. Lesra e Pauline li aspettavano al Pearson International.
Earl e Alma si fermarono a Toronto per vari giorni e si divertirono
moltissimo. Lesra organizz una grande festa di compleanno
a sorpresa per Alma. Oltre ai regali per lei, c'era anche
qualcosa per Earl. Dopo mesi di ricerca, Lesra aveva trovato un
vecchio 45 giri dei Del Viking che cantavano Come Go With
Me. Gli occhi di Earl si riempirono di lacrime mentre le familiari
melodie riempivano la stanza.
Nell'autunno del 1986, Rubin e i canadesi avevano capito che
l'appello poteva trascinarsi per anni. I canadesi decisero che
avrebbero cercato un posto da affittare in campagna. Ebbero la
fortuna di trovare una casa con una piccola stalla per cavalli e
un pascolo nella Contea di Westchester, a soli tre quarti d'ora
da Manhattan. Era un posto perfetto per loro e per i cavalli.
Rubin, grato di essere fuori di prigione e in grado di contraccambiare
i favori di suo cugino Ed, lo invit a Westchester,
con la speranza che la pace, la calma e l'aria pulita della campagna
potessero essere d'aiuto. Avevano infatti appena diagnosticato
a Ed un tumore. Ed rimase per un paio di settimane, in
tranquillit, prima che Rubin lo accompagnasse allo Slogane-
Kettering Hospital di Manhattan per vedere uno dei massimi
specialisti, che stava conducendo un programma sperimentale
per pazienti terminali. Ma era troppo tardi per Ed. Mor alcune
settimane dopo. Rubin accus molto la perdita, rimpiangendo
gli anni persi a causa della sua permanenza in carcere.
Il 12 novembre 1987, l'accusa present la sua petizione per
la revisione degli atti del processo per giungere in appello alla
Corte Suprema degli Stati Uniti. Carter & Soci furono di nuovo
chiamati alla sbarra sui fatti e il professor Friedman scrisse le
parti legali della loro memoria che presentarono alla Corte Suprema
degli Stati Uniti il 14 dicembre. Questa memoria, che
doveva avere la copertina arancione, fu chiamata la spremuta
d'arancio.
Ci fu un altro Natale passato nell'incertezza del futuro per
Rubin. Ma arrivarono tutti da Toronto - inclusi Lesra, Marty
e i loro amici - per essere con Rubin, poich lui non poteva
andare da loro. Anche molti dei vecchi amici di Rubin si riunirono
a Westchester, e tra loro c'erano Fred Hogan (che aveva
ottenuto le ritrattazioni di Bello e di Bradley) con la sua
famiglia, Dave Anderson, Marvelous Marvin Hagler e la famiglia di
Ed Carter. Il Natale di Rubin fu meraviglioso, circondato
come era dalle persone che lo amavano.
Il regalo che tutti speravano giunse l'11 gennaio 1988. La
Corte Suprema degli Stati Uniti rifiut di ascoltare l'appello
dello Stato. Questo significava che la pi alta corte statunitense
aveva deciso che la delibera del giudice Sarokin era corretta e
definitiva. Carter 15; Stato 0.
Ma l'accusa aveva ancora l'opzione di mettere in piedi un
terzo processo nella Contea di Passaic e, sorprendentemente,
ventidue anni dopo, Marmo era impaziente di ricominciare.
Alla fine intervenne l'ufficio del procuratore generale e persuase
la Contea di Passaic che ormai bastava cos. Il 26 febbraio
1988 un giudice della Contea di Passaic firm un ordine che
respingeva l'incriminazione. La saga durata ventidue anni era
finalmente giunta a una conclusione.
Non ci sarebbero stati risarcimenti per Rubin o per John. Nessuna
commissione d'inchiesta per indagare su cosa era andato
storto. Niente che somigliasse a delle scuse. Nessuno che abbia
avuto la decenza di ammettere che avevano commesso un errore.
Quel fine settimana, Myron Beldock e sua moglie, Karen,
tennero una festa per Rubin nel loro loft nel Greenwich Village.
Quarantadue persone, inclusi i canadesi e un buon numero
dei molti avvocati, investigatori, paralegali e personale di supporto
che, nel corso degli anni, avevano dedicato tempo ed
energie al caso di Rubin, intervennero per cenare insieme e celebrare
il successo del caso forse pi conteso nella storia penale
degli Stati Uniti d'America. I mezzi impiegati per riparare a
questo torto sono da capogiro. Solo lo studio di Beldock aveva
totalizzato oltre 11000 ore e aveva investito 100000 dollari in
spese dirette. Le parcelle di tutti gli avvocati sarebbero ammontate
a un totale tra i 4 e i 5 milioni di dollari.
Tutti i presenti erano sgomenti di fronte alla portata e alla
bellezza della vittoria, increduli nel constatare i risultati che era
possibile ottenere quando le persone lavorano insieme disinteressatamente.
Nessuno di coloro che fu coinvolto rimase indifferente
all'esperienza. Anche il giudice Sarokin prov questa
sensazione. Ha pubblicamente sostenuto in molte occasioni
che liberare Rubin Carter  stata l'azione pi importante e
gratificante della sua intera carriera di giudice: Non c' niente di
pi nobilitante per un giudice che liberare una persona che 
stata ingiustamente imprigionata. (Ha anche detto che le memorie
Carter erano le migliori che avesse mai visto nella sua
carriera legale.)
Finalmente, Rubin Carter fu libero di parlare in pubblico.
Si tenne una conferenza stampa, in un significativo 29 febbraio.
Come descrisse Selwyn Raab il giorno dopo sul New
York Times:
Ieri una registrazione della ballata Hurricane di Bob Dylan,
composta in onore di Rubin Carter,  stata diffusa
dall'impianto sonoro, al momento dell'arrivo del signor
Carter, che  stato applaudito da amici e sostenitori nella
Baroque Room dell'Hotel Plaza.
L'ambiente era in netto contrasto con le interviste che
il signor Carter aveva concesso negli anni Settanta, nella
cupa atmosfera dell'ex braccio della morte della prigione
di Trenton, con i suoi muri grigi, il pavimento di cemento
e le sedie di metallo.
La Baroque Room, sulle tinte del rosa, affacciata su Central
Park, era immersa nella luce dei lampadari di cristallo. I
camerieri servivano croissant, dolcetti vari, caff e t... il signor
Carter indossava una giacca di camoscio marrone chiaro,
una camicia bianca, cravatta scura e pantaloni blu scuro.
Oltre ai sostenitori di Rubin, c'erano moltissimi giornalisti e fotografi
presenti. Dopo che gli avvocati - Myron, Lew, Leon e Ed
- ebbero pronunciato alcune parole, Rubin si rivolse al pubblico:
Signore e signori della stampa:
il 16 giugno 1966, ventidue anni fa, uscii da casa mia, a Paterson,
New Jersey, per incontrare il mio manager e discutere
di un incontro. Ma non sapevo che gli eventi di quella notte
avrebbero segnato la fine della mia carriera di pugile professionista
e l'inizio di un tipo diverso di combattimento, nel quale
il premio era la vita stessa - e la libert.
Bene, abbiamo appena vinto quel combattimento. Il sedicesimo
round  finalmente terminato!  finita! S.
Lo Stato del New Jersey ha deciso che era opportuno respingere
le accuse e l'incriminazione - la stessa che hanno usato
ventidue anni fa per cercare di togliermi la vita con la richiesta
della pena di morte. Ma sono felice di poter dire che non sono
riusciti a ottenerla. Mi hanno invece condannato a un'esistenza
di morte in vita - e non c' altro modo per descrivere la natura
del carcere. Distrugge tutto ci che ha un valore per l'essere
umano. Distrugge le famiglie - ha distrutto la mia! Distrugge la
dignit e il rispetto personale in cos tanti modi che sarebbe
troppo lungo citarli qui - l'ha fatto con me e io sapevo di essere
innocente! Lo fa con tutti.
Ho visto persone morire in carcere - inutilmente - per mancanza
di cure mediche o pura e semplice negligenza. A questo
riguardo, mi sono sempre ritenuto molto fortunato poich tutto
ci per cui ho sofferto  stata la perdita di un occhio, mentre
John Artis, appena adolescente, che io quasi non conoscevo nel
1966, che non sarebbe finito in carcere se non avesse chiesto un
passaggio a casa quella notte fatale di giugno, non  stato altrettanto
fortunato. In carcere ha contratto una malattia circolatoria
incurabile. A tutt'oggi, gli sono state amputate varie dita delle
mani e dei piedi e in futuro potr solo peggiorare. Tutto questo
 orribile! Voglio dire, per cosa? Per avere semplicemente chiesto
un passaggio per tornare a casa.  incredibile!
Ma sapete, quello che mi ha colpito di pi  che per vent'anni
sono stato considerato un pericolo per la societ. Sono stato rinchiuso
in una gabbia di ferro, condannato non a uno, ma a tre
ergastoli. Ero un prigioniero, un numero, una cosa da controllare
con il massimo della sicurezza e con il minimo della compassione.
Non una persona. Non un essere umano. Ma un corpo,
contato quindici o venti volte al giorno. Anche quando mi hanno
condotto alla corte del distretto federale per essere rilasciato
(e credo che molti di voi fossero l quel giorno) mi avete visto in
catene, ai ferri, ammanettato. Mi hanno dovuto scortare tre auto
piene di guardie pesantemente armate. Ragazzi! Mi facevo paura
da solo, sembravo davvero pericoloso!
Ma solo un momento dopo, grazie al tratto di penna di un
giudice, sono libero! Completamente e totalmente libero - con
tutti i diritti e le garanzie che chiunque qui d per scontati.
D'un tratto, posso uscire dalla porta - come se i fatti degli
ultimi vent'anni non fossero mai accaduti. Come se la societ mi
stesse dicendo: Non importa! Un momento sono il difensore
del titolo che detengo. L'attimo dopo - e per vent'anni di seguito
- sono insultato e accusato di essere un triplice omicida.
Poi, un momento dopo ancora, sono un uomo innocente che
 stato incarcerato ingiustamente. Ora cercate voi di trovare una
logica in quello che  accaduto, perch accidenti io non ci riesco!
 veramente troppo!
Credo che ci siano alcune conclusioni che si possono trarre
sul sistema giudiziario dalle mie esperienze. Innanzitutto: la
pena di morte. Non sono certo stato il primo, e non sar l'ultimo
innocente che lo Stato cerca di mandare a morte.  gi
accaduto e succeder di nuovo. E se  successo a me, pu succedere
anche a voi! Pu succedere a chiunque! E se sei nero e
povero e non hai gli avvocati in gamba che ho avuto io, ci sono
molte probabilit che lo Stato riesca nel suo intento. E la pena
di morte  irrevocabile. Definitiva!
In secondo luogo, e molti di voi forse non vorranno sentire
quello che sto per dire, le carceri non sono country
club. Non sono luoghi di villeggiatura. Posso ben dirlo - ci
ho appena passato vent'anni della mia vita. E i criminali non
vengono coccolati. Dove sta la prova di tutto questo? Andate
a circa un centinaio di chilometri a sud di dove ci troviamo
ora, in un posto chiamato Trenton, nel New Jersey,
e troverete quella che viene definita l'Unit di Riabilitazione
Vroom. Sfido qualunque reporter a entrare in quell'edificio,
vedere la devastazione, tornare indietro e farlo sapere
alla gente e vi garantisco che quell'edificio verrebbe abbattuto,
mattone su mattone, prima che quello stesso giorno
cali il sole. Ci che dobbiamo comprendere  che una pena
brutale in un ambiente completamente ostile non fa nulla
per ridurre i reati. Assolutamente niente. Se questa societ
intende seriamente eliminare il crimine, e non mi sembra
che sia cos, allora dovrebbe concentrare le proprie energie
nello sradicarne le cause, le radici - le droghe, la povert,
l'analfabetismo, la disoccupazione e il razzismo. Un approccio
riduttivo del tipo in gattabuia e butta via la chiave assicura
solo che coloro che sono gi stati condannati a una
vita di violenza e disperazione siano ulteriormente puniti
per quello. Se dobbiamo avere compassione per le vittime
del crimine - e dobbiamo averla! - allora occorre includere
tutte le vittime, perch la pace ha il sopravvento solo dove la
ragione guida la mente.
In terzo luogo, l'accusa locale ha fin troppo potere e poca, se
non nessuna, responsabilit. L'accusa della Contea di Passaic,
che purtroppo non fa eccezione, ha potuto perseguire John
Artis e me per ventidue anni utilizzando le enormi risorse dello
Stato e non  stata frenata da nessuno. Non  stata frenata dalla
verit, dai fatti, neppure dalla giustizia. I suoi componenti anche
ora sono legalmente immuni dalle conseguenze delle loro
azioni. Questo io lo definirei irregolare e squilibrato.
In quarto luogo, la revisione federale dei procedimenti della
corte penale di Stato, nota anche come habeas corpus,  assolutamente
vitale e necessaria. Troppo spesso le corti di Stato
sono sottomesse alle considerazioni politiche e alle pressioni locali
che non hanno nulla a che spartire con la giustizia. Nel nostro
caso, ci sono voluti diciannove anni prima che potessimo
uscire dal sistema delle corti di Stato e richiedere la revisione
federale - diciannove anni! Ma una volta che l'abbiamo fatto,
 stata solo una questione di mesi prima che la corte federale
scoprisse che le condanne della corte di Stato, e cito, fossero
basate su appelli al razzismo piuttosto che alla ragione, e occultamento
invece di rivelazione. La corte distrettuale, nel
concludere che senza quelle gravi violazioni costituzionali la
giuria mi avrebbe dichiarato innocente, ha ordinato il mio immediato
rilascio. E tutte le corti federali, inclusa la Corte Suprema
degli Stati Uniti, sono state concordi...
Ma anche la revisione federale non  una vera garanzia di giustizia.
Perch il nemico pi potente della giustizia  l'inerzia, che
mantiene lo status quo, che non irrita nessuno. Ed  per questo
che qui, oggi, voglio rendere omaggio e celebrare le lodi del giudice
distrettuale della corte federale H. Lee Sarokin: la sua chiarezza,
la sua saggezza e la sua profondit di comprensione sono
ineguagliabili, in quanto solo lui ha avuto il coraggio di affrontare
onestamente una questione che per diciannove anni le corti di
Stato avevano eluso - e il veleno del razzismo ha permeato l'intero
caso da parte dello Stato. Non respingere quelle condanne,
ha scritto il giudice Sarokin, significherebbe commettere un
crimine tanto efferato quanto quelli per i quali siamo stati ingiustamente
condannati. Non  stata una sentenza giusta?
La domanda che sorge costantemente e che continuer a essermi
posta : Rubin, sei amareggiato?
E in risposta dico: dopo tutto quello che  accaduto - il fatto
che gli anni pi produttivi della mia vita, tra i ventinove e i cinquanta,
mi siano stati rubati; il fatto che sono stato privato della
possibilit di vedere crescere i miei figli - non pensereste che
avrei il diritto di essere amareggiato? Chiunque in queste circostanze
non avrebbe il diritto di esserlo? In realt, sarebbe facile essere
amareggiati. Ma non  mai stata la mia natura, o il mio destino,
fare le cose nel modo semplice. Se ho imparato qualcosa
nella vita,  che l'amarezza corrode chi la nutre. E per quel che
mi riguarda, lasciare che l'amarezza controlli o infetti la mia vita
in qualsiasi modo significherebbe permettere a quelli che mi
hanno incarcerato di prendersi ancora pi dei ventidue anni che
si sono gi presi. Mi renderei complice del loro crimine - e se
qualcuno crede che cadr nella loro trappola... non ha ancora
imparato nulla dalla vita, quindi campa cavallo che l'erba cresce!
Grazie.
Fu un discorso elettrizzante ed emozionante e dopo l'applauso
la sala era in assoluto silenzio. Per alcuni lunghi momenti nessuno
si mosse.
Sar felice di rispondere alle vostre domande ora disse Rubin.
Nessuno apr bocca. La stampa era stata cos affascinata, talmente
catturata da ci che aveva detto, che tutti dimenticarono
per un attimo che erano venuti per porgli delle domande. Anche
Rubin era sbalordito, mentre cercava invano tra la folla una
mano alzata. Ridacchi e disse: Nessuna domanda? Fantastico!
e finse di andarsene. Allora irruppero le risa a infrangere l'incantesimo
e iniziarono le domande. Alla fine della conferenza stampa,
a Rubin fu riservata una vera acclamazione.
Dopo avere incontrato la stampa nel suo insieme, Rubin concesse
la sua prima intervista fccia a faccia a Carol Martin, una
conduttrice della televisione WCBS di Manhattan. Il giorno seguente,
fu intervistato da Charlie Gibson durante il programma
Good Moming America della ABC. Poi Rubin, Sam e Terry
salirono sulla vecchia e affidabile Mercedes e si diressero a nord.

EPILOGO.

Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
Lesra, dopo avere conseguito una laurea all'universit di Toronto,
sta studiando per un master in antropologia alla Dalhousie
University di Halifax, in Nuova Scozia. Nel momento in
cui questo libro viene scritto, sta pensando di iscriversi a giurisprudenza.
John Artis vive ora in Virginia e fa consulenza a giovani
delinquenti. Bruce Curtis, dopo che gli  stato permesso
nel 1988 di tornare in Canada dal New Jersey per scontare il
resto della sua pena,  ora in libert vigilata e frequenta la
Quenn's University. Sam Leslie, The Rose,  stato liberato
nel 1990. La sua condanna  stata cancellata in seguito alla memoria
che Rubin Carter e i suoi collaboratori canadesi avevano
scritto sette anni prima.
Il giudice Bruno Leopizzi continua a sedere alla corte superiore
della Contea di Passaic. L'ex procuratore Burrell Ives
Humphreys occupa ancora la posizione di giudice nella Contea
di Hudson. L'ex vice procuratore Ronald Marmo  ora il giudice
Marmo della corte superiore della Contea di Passaic. John
Goceljak, tuttora parte dell'ufficio del procuratore della Contea
di Passaic,  ora capo della divisione narcotici. Alfred Bello vive
ad Albuquerque, in New Mexico, sotto falsa identit.
Gli assassini delle tre persone morte nel bar Lafayette a Paterson
il 17 giugno 1966 non sono stati catturati, n sono stati
ricercati.

FINE.
 
APPENDICE A.

Hurricane.
Parole di Bob Dylan e Jacques Levy
1. Colpi di pistola risuonano nel bar di notte
Patty Valentine entra dalla stanza al piano di sopra
Vede il barista in una pozza di sangue
Grida: Mio Dio, li hanno uccisi tutti!
Ecco la storia di Hurricane
L'uomo che le autorit sono giunte a incolpare
Per qualcosa che non ha fatto
Messo nella cella di una prigione, ma una volta avrebbe potuto
essere
Il campione del mondo
2. Patty vede tre corpi che giacciono a terra
E un altro uomo di nome Bello si aggira
l intorno misteriosamente
Non sono stato io dice lui, e alza le mani
Stavo solo rubando dalla cassa, spero che tu capisca,
li ho visti uscire dice e si ferma
 meglio che qualcuno chiami la polizia
E cos Patty chiama la polizia
E loro arrivano sulla scena con le luci rosse
lampeggianti
Nella calda notte del New Jersey
3. Nel frattempo, lontano in un'altra parte della citt
Rubin Carter e un paio di amici
Fanno un giro in macchina
Il contendente numero uno per la corona dei pesi medi
Non aveva idea della merda che stava per cadrgli
addosso
Quando un poliziotto lo fa accostare al bordo
della strada
Proprio come la volta prima e quella prima ancora
Le cose vanno cos a Paterson
Se sei nero faresti meglio a non farti vedere per strada
A meno che tu non voglia avere dei problemi
4. Alfred Bello aveva un complice e qualcosa da spifferare
ai poliziotti
Lui e Arthur Dexter Bradley stavano solo vagando nei
dintorni
Disse: Ho visto due uomini che fuggivano, sembravano
due pesi medi
Sono saltati su una macchina bianca con la targa di un altro
Stato
E la signorina Patty Valentine annu
Il poliziotto disse: Aspettate un attimo ragazzi, questo non
 morto
Cos lo portarono all'ospedale
E sebbene quest'uomo non ci vedesse quasi
Gli dissero che poteva identificare i colpevoli
5. Sono le quattro del mattino e loro trascinano l Rubin
Lo portano all'ospedale lo portano di sopra
L'uomo ferito a morte guarda con un occhio
Dice: Perch lo portate qui? Non  lui!
Ecco la storia di Hurricane
L'uomo che le autorit sono giunte a incolpare
Per qualcosa che non ha fatto
Messo nella cella di una prigione, ma una volta avrebbe potuto
essere
il campione del mondo
6. Quattro mesi dopo, i ghetti sono in fiamme
Rubin  in Sud America, a combattere per il titolo
Mentre Arthur Dexter Bradley  ancora nel giro delle
rapine
E i poliziotti lo spremono per bene, in cerca di qualcuno
da incolpare
Ricordi l'omicidio che  successo in quel bar?
Ricordi che hai detto di avere visto l'auto che fuggiva?
Pensi che ti piacerebbe collaborare con la legge?
Pensi che potrebbe essere stato quel pugile che hai visto
scappare quella notte?
Non dimenticare che sei bianco
7. Arthur Dexter Bradley disse: Non sono sicuro
I poliziotti dissero: A un povero ragazzo come te farebbe
comodo una pausa
Ti troviamo un lavoro in un hotel e parliamo col tuo amico
Bello
Allora se tu non vuoi tornare in prigione, fai il bravo
Farai un favore alla societ
Quel figlio di puttana fa il gradasso e lo fa sempre di pi
Vogliamo metterlo col culo al fresco
Vogliamo affibbiargli il triplice omicidio
Non  mica un signore
8. Rubin poteva mettere KO un uomo con un solo pugno
Ma non gli  mai piaciuto parlarne molto
 il mio lavoro, diceva, e lo faccio per i soldi
E quando sar tutto finito me ne andr per la mia strada
Verso un qualche paradiso
Dove nuotano le trote nei ruscelli e l'aria  pulita
E dove monto un cavallo lungo un sentiero
Ma poi lo portarono in prigione
Dove cercarono di trasformare un uomo in un topo
9. Tutte le carte di Rubin furono segnate in anticipo
Il processo  stata una farsa, non ha mai avuto una possibilit
Il giudice ha fatto diventare i testimoni di Rubin degli
ubriaconi dei bassifondi
Per i bianchi che guardavano lui era un poco di buono
rivoluzionario
E per la gente nera era solo un folle negro
Nessuno dubit che avesse premuto il grilletto
E sebbene non abbiano mai trovato la pistola
Il procuratore distrettuale disse che era lui il colpevole
E la giuria di soli bianchi fu d'accordo
10. Rubin Carter fu processato nel falso
Il crimine era omicidio di primo grado, indovinate chi ha
deposto?
Bello e Bradley e hanno entrambi mentito spudoratamente
E i giornali seguirono tutti a ruota
Come pu la vita di un uomo simile
Essere tenuta in pugno da un folle?
A vederlo chiaramente incastrato
Non potei impedirmi di provare vergogna di vivere in un
Paese
Dove la giustizia  un gioco
11. Ora tutti i criminali in giacca e cravatta
Sono liberi di bere Martini e vedere sorgere il sole
Mentre Rubin siede come Buddha in una cella di tre metri,
un uomo innocente che vive all'inferno
Questa  la storia di Hurricane
Ma non sar finita fino a quando non lo discolperanno
E gli renderanno il tempo che ha scontato
Sbattuto in una cella di prigione, ma una volta avrebbe potuto
essere
Il campione del mondo
 
APPENDICE B.

Il Caso Carter: la Cronologia di 22 anni
17 giugno 1966 - Due uomini e una donna vengono colpiti
a morte al bar Lafayette di Paterson, nel New Jersey. Rubin
Carter e John Artis vengono interrogati dalla polizia, non vengono
identificati dai sopravvissuti, superano le prove con la
macchina della verit e vengono rilasciati. La polizia dichiara
che Carter e Artis non sono mai stati sospettati.
29 giugno 1966 - Carter e Artis depongono volontariamente
di fronte al Grand Jury della Contea di Passaic e vengono prosciolti.
Non sono accusati neppure nel corso delle sedute del
Gran Jury in agosto, in settembre e in ottobre.
14 ottobre 1966 - Alfred Bello, noto criminale locale e sospettato
del fatto, consegna alla polizia una testimonianza firmata nella quale
sostiene di avere visto Carter e Artis sulla scena del delitto. Carter
e Artis vengono arrestati e incriminati per triplice omicidio.
27 maggio 1967 - Una giuria composta da soli bianchi condanna
Carter e Artis. Il procuratore chiede la pena capitale, ma
la giuria propone la grazia. Carter e Artis vengono condannati
a tre ergastoli.
Luglio 1974 - Carter fa causa allo Stato per averlo illegalmente
trasferito dalla prigione di Rahway all'Unit di Riabilitazione
Vroom (URV) presso l'ospedale psichiatrico criminale di Trenton.
Dopo un'udienza, il giudice distrettuale degli Stati Uniti
Clarkson S. Fisher ordina l'immediato rilascio dalla detenzione
presso l'URV.
Settembre 1974 - Il libro di Carter, The Sixteenth Round, viene
pubblicato dalla casa editrice Viking Press. Bello e Arthur
Bradley, gli unici testimoni a sostenere che Carter e Artis erano
sulla scena del delitto, separatamente ritrattano e sostengono di
essere stati oggetto della pressione degli investigatori di Paterson
affinch fornissero una falsa testimonianza; come incentivo
furono offerti loro 10000 dollari di compenso e la promessa di
un trattamento clemente rispetto alle accuse penali pendenti
contro di loro.
8 dicembre 1975 - Bob Dylan tiene un concerto di beneficenza
al Madison Square Garden Night of th Hurricane [La
notte di Hurricane].
17 marzo 1976 - La Corte Suprema del New Jersey unanimemente
cancella le condanne, deliberando che l'accusa non
ha reso pubbliche delle prove utili alla difesa e ordina un nuovo
processo. Carter e Artis vengono rilasciati su cauzione.
22 dicembre 1976 - Dopo un secondo processo nel quale
all'accusa viene permesso di argomentare per la prima volta che
gli omicidi erano motivati da vendetta razziale, Carter e Artis
vengono condannati nuovamente; vengono imposte le stesse
sentenze e vengono rinviati al carcere.
22 dicembre 1981 - Artis viene rilasciato sulla parola, dopo
avere scontato quindici anni.
17 agosto 1982 - La Corte Suprema del New Jersey, con
una maggioranza di 4 a 3, respinge un appello per un nuovo
processo.
17 febbraio 1983 - Carter vince la causa contro lo Stato per la
detenzione illegale del 1974 nell'Unit di Riabilitazione Vroom.
Il giudice distrettuale federale R. Debevoise emana una decisione
in base alla quale Carter ottiene il riconoscimento dei danni.
7 novembre 1985 - Il giudice H. Lee Sarokin della corte distrettuale
degli Stati Uniti di Newark capovolge le condanne
del secondo processo dopo avere scoperto che l'accusa aveva
commesso gravi violazioni costituzionali: le condanne erano
basate sul razzismo piuttosto che sulla ragione, sull'occultamento
piuttosto che sulla rivelazione. Il giudice Sarokin sconsiglia
allo Stato, nell'interesse della giustizia e della compassione,
di intraprendere un terzo processo.
8 novembre 1985 - Nella corte distrettuale, l'accusa sostiene
che Carter  pericoloso e che dovrebbe restare in carcere in attesa
del ricorso in appello da parte dello Stato. Non rilevando
istanze di pericolosit, il giudice Sarokin ordina che Carter sia
scarcerato senza cauzione: Un senso di civilt impone il suo
immediato rilascio. Carter ha scontato diciannove anni.
19 dicembre 1985 - L'accusa sostiene presso la Corte d'Appello
della Terza Circoscrizione che Carter  un pericolo per la comunit
e dovrebbe essere incarcerato in attesa dell'appello.
17 gennaio 1986 - La Corte d'Appello degli Stati Uniti respinge
gli argomenti dello Stato e Carter rimane in libert.
21 agosto 1987 - La Corte d'Appello degli Stati Uniti sostiene
la decisione del giudice Sarokin rigettando le condanne.
11 gennaio 1988 - La Corte Suprema degli Stati Uniti nega l'appello
allo Stato, confermando cos le decisioni del giudice Sarokin.
19 febbraio 1988 - L'ufficio del procuratore della Contea di
Passaic annuncia che non verr intentato un terzo processo e
presenta una mozione per archiviare le incriminazioni del 1966
contro Carter e Artis.
26 febbraio 1988 - Un giudice della Contea di Passaic rigetta formalmente
le incriminazioni. La saga durata ventidue anni  finita.
 
RINGRAZIAMENTI.

Questo libro non avrebbe mai visto la luce senza il concorso
di tutte le persone che negli ultimi anni hanno contribuito
alla liberazione di Rubin Carter.
Per la loro amicizia e la loro inestimabile consulenza legale,
i maggiori ringraziamenti vanno a Leon Friedman, che ha dedicato
a questo libro tempo ed entusiasmo, a Myron Beldock e
Lewis Steel - tutti avvocati indefessi, tenaci e generosi.
Agli altri legali che hanno prestato la loro assistenza: Edward
Graves, Larry Levine, Elliott Hoffman, Richard Bellman, Ronald
Busch, Louis Raveson, Jeff Fogel, Harold Cassidy, William
Perkins, Robert Utsey, James Myerson, Benjamin Hooks,
Charles Carter, Grover Hankins, Nancy Baxter, Kathleen
Wresien, Cynthia Rollings, Elliott Sagor, Karen Dippold,
Evan Steinberg, David Korzenik, Stanley Van Ness, John
Noonan, Michael Blacker, John Flynn, Jack Doran, Raymond
Brown, Arnold Stein, William Kunsder, Ron Kuby, Florence
Kennedy, Russell Grayson, Seymour Wishman, Alfred Slocum,
Irene Hill-Smith, il governatore William Cahill, Donald
Belsole, il procuratore generale del New Jersey Carey Edwards,
John Conyers, Cedric Hendricks, Edward Bennet Williams.
Agli investigatori: l'indispensabile Fred Hogan, Herb Bell,
Mims Hackett, Brenda Wilkes. A coloro che hanno contribuito
alle indagini: Ed Carter, Shahid Ah, Henry Wimberly,
Norman Lush Brown, Rudy Davis, Glenn Carlos, Barbara
Samad, Cephas Phillips, Luther Wallace, Violet Fells, Rebecca
Roach, Alvin Moses, il reverendo William Sloan CofEn, padre
Luis Gigante, il reverendo Neil Connally, Archie McCabe,
Linda Pitney, Combread Givens, Reginald Poe, Chris
Norwood, Tony Liccione, Thom Kidrin.
Alla squadra di collaboratori legali di Beldock, Levine &
Hoffinan: Amanda George, Stephanie Jacobs, Sandi Gonski,
Jill Levy, Ancilla Black, Diego Caldron.
Un grazie a Bob Dylan, Muhammad AH, Joe Frazier, Angelo
Dundee, Charmaine Carter, Dave Anderson, Selwyn Raab,
Dr. K. Chen e Michael Mumaghan per la loro disponibilit.
Sono inoltre grato a tutta la famiglia Martin di New York e
alla famiglia Carter del New Jersey.
Uno speciale ringraziamento va a John Artis.
Voglio inoltre rivolgere un pensiero a tutti coloro che hanno
atteso e ancora attendono in New Jersey: Jimmy Blake, A.J.
Hawk, Glen Tumer, Johnny D'Amico, Watasi, Louie Van
Dyne, Tommy Trantino, Amette Thomas (Tayu), Rockfish,
Ray Cieslak, Smalls, Mobutu, Nicola Chalet, Nick il Greco,
Brother Franklin, Jap Wilder, New York, Smurf e Li'l Bit,
Fred Bugsy Siegle, Chuck Carter, Hey Baby, Jomo, Big
Muhammad, Honky Tonk Bud, John Hall, Omar Mathis,
Sugar Earl Best, Rick Rowe, Quadi, The Rose e Rosemary,
Zig e Sheila, Isabell Carter, Saifuddin e Marion, Lenny
Hinson, Sweet Al, Gamu, Misra, Top Choice, Luis Diaz,
Swamp Man Smitty, Tony Baby Bull Ayala, Fox, Country,
Money, Sam Jennings, Vickie e Snookie, Dawson, Shaky
Brown, Tariq Darby e Belinda, Billy Red Smith e Loretta,
Mr e Mrs Jimmy Landano, Brother Dozier, Captain Dick e
tutta la sua famiglia, compreso Jahad, Tyrone Parker, Ricky e
Anne Roots, Malone, Jim-Jim Rainey, Homeboy, Charhe
Chandler, Goldie e Marie, Tony D'Amato, The Undertaker,
Wolf, Brother Kamau, Danny e Sheila, Malik, Brownie e
Connie, Trish e Greg, Steve e Donna, Dave e Brianne Collins,
Greg e Belinda, Dagu Abdul Wasi, Gerald Stewart, Carole,
Joyce, Bill e Pat, Earl Doyle, Werton, Brother Lilly, Mr Richter, Joe Amez, Brother Battle, Joe Wright, John Redding,
Carson Edwards, Larry Ianuzzi, Dwight Mason, Sam Clark,
Willy Ham, Alfonse Leake, Todd McCuaig, Samad, Robert
Holmes, Esther Eves, Zeke e Rena, Thomas e Sis, Patty e Ricky
Nelson, Jeanette e Zeke, Barbara e Lonnie, Dave e Doris,
Brown, Diane e Rocky, Rajan, Hillard Phillips, Tommy Tyson,
Jose Velez, Butterfly, Melvin, Jimmy Mack, Bob Jolley,
Omar Shabazz, George Jacques, Bob Parrish, Jamil, Brother
Middleton, Brother Ah, Royster, Frederick, Nate, Richard,
Frank, Julio, Jack, Barry, Walter, David, Oscar, Sekou, Hassan,
Basir, Stokes, Joseph, Royal, Tony Puchalski, Jeffrey, William
Gebhardt, Leroy Duke Snyder, Robert Woodley, Wannamaker,
Charles, Donald, James Watdington, Giles Williams,
Lawrence, Clarence, Clemmins, Kareem, Larry Pease, Sam
Vanderhorst, Cooper, Mareno, Bobby Martin, Jerry Lucas,
John Rafferty, Johnson, John Julian, e altri ancora che seppur
non menzionati, non saranno mai dimenticati.
E, naturalmente, senza Lazarus e Hurricane non ci sarebbe
stata alcuna storia da raccontare.
...
.
...
FINE.